La sugar tax fa bene
alla salute,
Renzi sbaglia bersaglio

Per Matteo Renzi la “sugar-tax”, la tassa sulle bevande zuccherate preannunciata dal governo giallorosso, è più o meno il demonio, il simbolo palese di uno Stato “tartassatore” che pure di fare cassa inventa di continuo nuove imposte e balzelli anche sui beni di più largo consumo.

Minacce dalla Leopolda

Lui e il suo nuovo partito Italia Viva, l’ha ripetuto chiudendo la kermesse della Leopolda, faranno del no a questa tassa “odiosa” uno dei loro cavalli di battaglia: o viene tolta di mezzo dalla manovra di bilancio, oppure potrebbero addirittura sfiduciare il governo Conte-bis. sugar_tax_bevande_zuccherate
Ora, è bene lasciare da parte il tema generale di una pressione fiscale che in Italia è indiscutibilmente molto, troppo alta (per chi le tasse le paga). Ma le tasse in sé non sono né belle né brutte: servono a finanziare i servizi pubblici resi ai cittadini e servono anche, in più di un caso, a orientare produzione e consumi verso l’interesse generale.

Disincentivi

Per dire, sul prezzo di un pacchetto di sigarette il fisco pesa, tra accise e Iva, per oltre il 75%: un carico ingente, che non solo porta parecchi quattrini nelle casse dello Stato ma rappresenta un disincentivo al fumo attivo e passivo la cui rilevante pericolosità sociale è un dato acquisito.

Un altro esempio di tassa finalizzata a disincentivare comportamenti economici dannosi per la collettività è la “carbon tax”, di cui si discute da tempo ma che ancora è di là da venire: un’imposta che rendendo più costoso l’uso di energia di origine fossile, aiuterebbe la transizione rapida verso un modello energetico interamente fondato sulle fonti rinnovabili e dunque consentirebbe di scongiurare l’irreversibile approfondirsi della crisi climatica.

Ridurre gli zuccheri

In questo senso, la legittima battaglia politica contro l’eccesso di tassazione meriterebbe bersagli più sostanziosi della “sugar-tax”.

Non è ancora stabilito quale sarà la misura della nuova imposta, probabilmente alcuni centesimi di euro per litro, ma di sicuro si tratta di un intervento che risponde a un’esigenza di indiscussa utilità sociale: ridurre il consumo di zuccheri aggiunti da parte, soprattutto, dei più giovani.

Evidenze scientifiche

Su questo obiettivo insiste, da tempo, l’Organizzazione mondiale della sanità, per la quale l’eccessivo consumo di bevande con zuccheri aggiunti è associato al rischio di obesità, diabete e malattie correlate. Posizioni analoghe hanno espresso più volte numerose società scientifiche italiane, dalla Società italiana di diabetologia alla Federazione dei medici pediatri. sugar_tax_obesità

L’evidenza scientifica di un nesso diretto tra una dieta troppo ricca di zuccheri aggiunti e gravi fattori di rischio sanitario, ha indotto molti Paesi in tutto il mondo a introdurre la “sugar-tax”: esiste nel Regno Unito (0,20 euro/litro), in Francia (0,045 euro/litro per bevande con massimo il 4% di zuccheri, 0,135 euro/litro per bevande con oltre il 4% di zuccheri), in Norvegia (0,49 euro/litro), e poi ancora in Irlanda, Portogallo, Belgio, Sudafrica, Messico, Cile, Ungheria.

L’esempio degli altri

Quasi sempre l’introduzione della tassa ha favorito una progressiva riduzione dei consumi di bevande con zuccheri aggiunti, sempre ha contribuito a porre con forza nel dibattito pubblico il tema di una corretta, equilibrata, sana alimentazione e l’urgenza di politiche pubbliche che combattano il flagello dell’obesità e in particolare dell’obesità infantile.
Naturalmente ogni volta che si prospetta di introdurre anche in Italia una “sugar-tax”, i produttori di bevande zuccherate alzano barricate. Nulla di scandaloso, fanno il loro mestiere.

Decisamente più sorprendente, e ad avviso di chi scrive indecente, è che ad offrirgli sponda politica arrivi un leader di partito come Renzi che si vorrebbe alfiere di un nuovo, moderno progressismo.

Senza i voti dei parlamentari renziani, la “sugar-tax” è destinata a morire in culla. Quanto a Renzi e a Italia Viva, se la loro credibilità riformista è rappresentata dai primi cavalli di battaglia che hanno scelto per presentarsi agli italiani – no alla “sugar-tax”, no ad abbassare la soglia di utilizzo del denaro contante -, allora il cammino per vedere in campo una forza “liberaldemocratica” (l’autodefinizione è dello stesso Renzi) affidabile e pienamente contemporanea è ancora lungo.