La strage a distanza
della scimmia nuda

Dato che, con lo sviluppo culturale di armi artificiali letali, noi siamo diventati una razza potenzialmente pericolosissima, non fa meraviglia che disponiamo di una gamma straordinariamente vasta di segnali pacificatori. Con gli altri primati abbiamo in comune le fondamentali reazioni di sottomissione, del rannicchiamento e delle grida. Lo stesso atto del rannicchiarsi si è esteso in quello di gettarsi a terra e di prostrarsi.

Il giusto scopo dell’aggressione intra-specifica a livello biologico consiste nel sottomettere il nemico, non nell’ucciderlo. Le fasi finali dell’uccisione vengono evitate in quanto il nemico fugge oppure si sottomette. Quando invece l’attacco viene effettuato da una distanza che non consente che i segnali di pacificazione del perdente vengano decifrati dal vincitore, l’aggressione continua a infuriare violentemente. Nelle moderne aggressioni a distanza, il risultato consiste in uno sterminio di entità sconosciuta in qualunque altra specie.

Ben sappiamo che se il numero della popolazione continuerà ad aumentare con la stessa spaventosa rapidità odierna, l’aggressività si svilupperà in maniera incontrollabile e drammatica. Questo fatto è stato dimostrato in modo conclusivo con esperimenti di laboratorio. Il sovraffollamento eccessivo determinerà uno stress e una tensione sociale che distruggeranno l’organizzazione della nostra comunità, molto prima di farci morire di fame, operando direttamente contro il miglioramento del controllo intellettivo e aumentando paurosamente le probabilità di un’esplosione emotiva.
L’unico modo di risolvere il problema in maniera biologicamente sana consiste in un massiccio spopolamento o in una rapida diffusione della nostra razza su altri pianeti.
(Desmond Morris, “La scimmia nuda”, 1967)