Il doppio passo
della stampa
su Conte e Draghi

Leggere i quotidiani è un esercizio importante per scoprire che aria si respira nel paese. O almeno così dovrebbe essere. In Italia, però, negli ultimi mesi, è accaduto il fenomeno opposto: bastava sfogliare un giornale di grande tiratura per imbattersi in molte opinioni contrarie alla sensibilità della maggioranza dei cittadini. Nonostante l’alto tasso di popolarità espresso dall’ex Presidente del Consiglio, infatti, sui principali quotidiani nazionali non c’è stato giorno in cui non ci fossero accuse, critiche, manifestazioni di contrasto politico nei confronti di Giuseppe Conte, cui hanno fatto prontamente seguito degli articoli di pieno sostegno verso il suo successore. Il professore Mario Draghi, considerato l’italiano più famoso in Europa, è stato accolto come un “Salvatore della patria” dai più importanti opinionisti politici italiani, ancor prima di prestare giuramento. Non aveva iniziato a lavorare ed era già il titolare del “governo dei migliori”. Quelli di prima, invece, sarebbero i semi-incompetenti cui ci si è casualmente affidati durante il periodo più duro degli ultimi tempi. Per carità, ognuno deve sempre essere libero di esprimere ciò che meglio crede, ma è quantomeno curioso che l’opposizione più aspra sia arrivata dagli organi di stampa che si considerano di area riformista-progressista.

No, Conte non era impopolare

I costanti articoli contro il Conte II, che nascondono un evidente astio verso il possibile consolidamento dell’asse Pd-M5S, hanno dato un contributo rilevante alla crisi di governo. Renzi ne è stato il detonatore con i riflettori perennemente puntati addosso, ma non possiamo dire che i mezzi d’informazione non abbiano fatto la loro parte. Per esempio, il 18 dicembre, su “la Repubblica”, il costituzionalista Michele Ainis illustrava le istituzioni come “sospese tra prepotenze e reciproche incompetenze”. Sullo stesso giornale, il 17 gennaio, il giorno prima del decisivo voto di fiducia alla Camera, Stefano Folli scriveva di un “governo sempre più deludente e sempre meno popolare”, nonostante i sondaggi dicessero l’esatto opposto (Ipsos dava Conte al 58% dei consensi). Il 27 gennaio, in piene consultazioni, sempre Folli scriveva che “le forze politiche hanno l’opportunità di archiviare tre anni di Conte rimettendo l’Italia al centro dell’Europa”, evidentemente auspicando una rapida soluzione della crisi in senso uguale e contrario al sentimento registrato dai sondaggi.

Su “la Stampa”, il 24 gennaio, il direttore Giannini sosteneva che “Giuseppi è l’allegoria della crisi di sistema”, che non è propriamente un complimento. Anche il “Corriere della Sera” non ha nascosto le sue preferenze. Angelo Panebianco scriveva, il 28 gennaio, che “sarebbe il caso di un governo della non sfiducia, guidato da un politico esperto con tecnici di alto livello”, quasi a voler suggerire direttamente la via Draghi al Presidente della Repubblica. Così come Massimo Franco, che auspicava che il governo “cambi molto, moltissimo: nella scelta dei ministri, nell’approccio alla crisi e nella gestione dei fondi europei” (Corriere, 30 gennaio). Esattamente in linea con ciò che diceva il capo di Italia Viva.

Più Ibrahimovic o Ronaldo?

L’importante consenso accumulato da Conte, che ha rappresentato una sintesi politica nello schieramento di centro-sinistra, non ha impedito una campagna contro la sua estromissione. Anzi, al contrario, il suo sostituto è stato esaltato fin dal primo istante. A Mario Draghi, secondo Giannini, basterà una parola per ricostruire l’Italia: “semplicemente” (La Stampa, 18 febbraio). Per Curzio Maltese cambierà le coscienze degli eletti e degli elettori, perché “a sinistra come a destra le persone saranno diverse” (Repubblica, 4 febbraio). Per Ezio Mauro comincia un “Big Bang politico” (Repubblica, 4 febbraio) e per Massimo Franco è “l’antidoto più potente che il Capo dello Stato potesse scegliere” (Corriere della Sera, 3 febbraio). Ci sono anche dei pezzi che lo paragonano a Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo.

Serve correttezza verso il Conte II

Forse bisognerebbe adottare più correttezza verso l’esecutivo precedente e più attenzione verso il nuovo, per il quale tutto il paese (giustamente) fa il tifo. La Stampa del 19 febbraio ci spiega che il governo Draghi funzionerà perché compirà velocemente delle scelte, come se la velocità non fosse appartenuta a quelli di prima; che le scelte verranno prese da gente che sa cosa fare, come se il governo precedente non avesse avuto ministri competenti (Draghi ne ha riconfermati otto); e che avrà una visione lunga, perché immaginerà l’Italia 2026, 2030, 2050, come se l’esecutivo di Conte non stesse già approntando dei piani di simile gittata, a cominciare da quello sul Sud, elaborato dal ministro Provenzano.

Insomma, si dovrebbe lasciare lavorare il premier senza giudicarlo a priori. L’establishment italiano si innamora in fretta dei grandi nomi, ma anche loro possono essere soggetti ad errori. Il sano dualismo tra esercizio del potere e verifica costante da parte di tutti gli attori, non solo quelli puramente politici, è sempre essenziale. Le facili esaltazioni non sono mai utili, a maggior ragione in momenti come questo, dove ci sono maggioranze talmente vaste da relegare pochi soggetti al ruolo dell’opposizione. Serve un alto livello di attenzione. Un controllo utile anche per preparare lucidamente il terreno verso la costruzione di un campo progressista nuovo e alternativo, che recuperi quanto di buono è stato fatto fino adesso con un occhio alle prossime competizioni elettorali. Non dimentichiamoci che, passate le larghissime intese e terminata la fase dei tecnici, torneremo a dare lo scettro al vero principe: il popolo.