“La specie meticcia” di Calzolaio, perché serve una teoria delle migrazioni

È un libro ambizioso, quello che ci propone Valerio Calzolaio con La specie meticcia (People editore, 2019, 220, euro 18,00). Le tesi ambiziose sono almeno tre ed è facile rilevarle già dal titolo, dal sottotitolo e dalla quarta di copertina. Ma sono tre tesi distribuite in un gradiente di ambizione.

Ciascuna tesi e altre ancora sono esposte, con efficacia retorica notevole, in forma di domanda. Ma leggendo il testo troviamo anche le risposte. O, almeno, siamo decisamente aiutati a trovare le risposte.

La prima tesi è che noi Homo sapiens siamo una specie meticcia. Sia in senso strettamente biologico, sia in senso culturale. Siamo nati in Africa, come tutte le specie del genere Homo e siamo migrati (ci siamo diffusi, come amano dire molti antropologici) in tutti gli altri continenti. Come prima di noi avevano fatto molte specie di Homo. Malgrado questo enorme areale di diffusione non ci siamo divisi in razze. Per due motivi, essenzialmente: perché il tempo trascorso dalle prime migrazioni a oggi è stato tutto sommato breve, ma anche perché i vari gruppi umani hanno mantenuto – alla scala dei millenni – i rapporti, si sono incrociati. Di più: i sapiens si sono incrociati e hanno avuto progenie fertile con altre specie del genere Homo. Tant’è, per esempio, che noi in Europa abbiamo una quota parte piccola, ma non trascurabili, di geni dei Neanderthal (all’incirca il 4%) e i sapiens che oggi abitano in Asia hanno una quota parte di geni dei Denisoviani.

Il meticciato biologico è ormai incontestabile. Ed è stato continuamente rinnovato da incroci che sono avvenuti non solo in un passato remoto, ma anche in un passato recente e che avvengono nel presente.

A questo punto occorre una precisazione: in molti dizionari troverete che per “meticcio” si intende una persona nata da genitori di razza diversa (per esempio, uno di razza bianca e l’altro di razza nera). È una definizione profondamente sbagliata, perché le razze umane non esistono. Non c’è una razza bianca o nera o gialla. C’è – come diceva Albert Einstein – una sola razza, quella umana. E questa razza, ha ragione Valerio Calzolaio, è intrinsecamente meticcia.

Molti sostengono che, tuttavia, si può dividere l’umanità in gruppi culturali distinti. Valerio Calzolaio propende per la tesi, del tutto condivisibile, che la specie umana è intrinsecamente meticcia anche da un punto di vista culturale. Non fosse altro perché le idee migrano anche più velocemente delle persone che le elaborano. Un esempio? Intorno a 40.000 anni fa in tutto il mondo connesso (Europa, Asia e Africa) nasce e si sviluppa una medesima forma d’arte – l’arte rupestre – che utilizza i medesimi stilemi. Si può spiegare questo fatto singolare – questa idea che ha coinvolto l’intera umanità – in un solo modo: la diffusione a larghissima scala di un’idea originale (probabilmente africana).

Risultato: la tesi della specie intrinsecamente meticcia è largamente dimostrata. Con le conoscenze scientifiche che abbiamo – e che Valerio Calzolaio domina con naturalezza – la dimostrazione è relativamente facile.

La seconda tesi è molto più impegnativa. Allarga il discorso a tutto il vivente e sfida la stessa comunità scientifica: abbiamo bisogno di una teoria, scientifica appunto, del migrare.

La logica ci dice che il migrare è una caratteristica intrinseca di tutto il vivente. In effetti la stessa scienza – come aveva intuito Charles Darwin – ha un antenato comune. Discendiamo tutti – uomini, altri animali, piante, funghi, batteri e archea – da un medesimo antenato comune. I biologi chiamano LUCA (Last universal common ancestor) l’ultimo antenato universale comune a tutti gli organismi che vivono sul pianeta Terra, vissuto alcuni miliardi di anni fa. Si trattava di un organismo monocellulare. Questo essere vivente così fortunato da aver conferito l’impronta della vita – a sua volta un’organizzazione della materia meticcia – ha dato luogo a un processo di migrazioni che dura da centinaia di milioni di anni. Quell’unico organismo viveva, giocoforza, in un luogo preciso e la sua discendenza è diffusa su tutto il pianeta: in uno spazio che va da almeno diecimila metri sotto la superficie terrestre fin nell’atmosfera più alta. Queste migrazioni sono parte importante sia del processo con cui le specie viventi si adattano all’ambiente che cambia sia della creazione di nuove specie. La biodiversità – la straordinaria diversità della vita sulla Terra – è frutto delle migrazioni delle specie.

Fu lo stesso Charles Darwin a dimostrare che anche le piante e non solo gli animali migrano. Eppure, sottolinea giustamente Valerio Calzolaio, non abbiamo una teoria scientifica soddisfacente delle migrazioni. Il che significa – ecco la sfida culturale ambiziosa e niente affatto scontata che lancia Calzolaio – che non abbiamo ancora una teoria scientifica completa della vita sul pianeta Terra. Ha ragione, occorre costruirla. Nel solco della teoria dell’evoluzione biologica per selezione naturale del più adatto di Darwin, ovviamente. All’interno della quale il ruolo delle migrazioni deve essere inserito e ben evidenziato. Perché non c’è vita senza capacità di migrare.

Risalendo lungo il gradiente di ambizione, ecco la terza tesi di Valerio Calzolaio: la straordinaria evoluzione culturale dell’Homo sapiens, le sue capacità cognitive così sviluppate sono dovute alla sua particolare attitudine a migrare. È questa attitudine che gli ha consentito – e gli consente – di sfuggire ai cambiamenti ambientali più disastrosi e di adattarsi a nuovi ambienti, anche molto diversi rispetto alla originaria savana africana. La migrazione lo ha obbligato ad aguzzare il cervello, essenzialmente per due motivi: la necessità, appunto, di escogitare metodi per sopravvivere nel nuovo ambiente e l’opportunità che viene data dalla contaminazione delle idee. I sapiens giunti in Medio Oriente e poi in Europa non si sono solo scambiati geni con i Neanderthal, ma anche e forse soprattutto idee.

Calzolaio prefigura la necessità di elaborare una teoria culturale delle migrazioni. Impegno ambizioso, ma ineludibile.

Di più. Valerio Calzolaio manifesta la necessità di elaborare una mappa storica e geografica delle migrazioni umane. Una mappa che non esiste. Che è stata appena abbozzata nella ricostruzione solo di alcuni flussi migratori. Ricordiamo il progetto pionieristico intrinseco contenuto in Geni, popoli e lingue, il libro seminale del genetista Luigi Luca Cavalli Sforza. L’”atlante storico-geografico globale delle migrazioni”, un’altra proposta ambiziosissima di Valerio Calzolaio, si inserirebbe proprio in quel solco.

L’autore de La specie meticcia non è solo uno studioso delle migrazioni. È anche un politico – una persona che ha un pensiero politico robusto –, che si pone il problema delle migrazioni umane di oggi e di domani. Allora c’è una quarta tesi, che scaturisce in maniera per così dire naturale dalle precedenti e che può essere esplicitata richiamando un altro libro che Valerio Calzolaio ha scritto con Telmo Pievani: Libertà di migrare.

La tesi, ridotta all’osso, è questa: l’ambiente cambia a ogni scala anche oggi (soprattutto oggi). E le migrazioni sono una risposta con cui gli uomini, anche oggi, reagiscono ai cambiamenti indesiderati dell’ambiente. Facciamo un esempio: il lago Ciad, nel cuore dell’Africa, rischia di scomparire a causa dei cambiamenti climatici. È normale che le popolazioni che vivevano intorno al lago reagiscano andando via. A cambiare non è solo l’ambiente naturale, ma anche l’ambiente umano. Le guerre o le persecuzioni politiche, religiose, etniche sono mutamenti dell’ambiente umano. Anche in questo caso una reazione, spesso l’unica possibile, è la migrazione.

Tra i diritti inalienabili dell’uomo c’è, dunque, quello di migrare. Che comprende, in primo luogo, la libertà di restare. Ovvero la rimozione di tutte le cause che obbligano a migrare. La migrazione deve, per quanto possibile, essere libera. Libera e ordinata. Per questo Valerio Calzolaio saluta il Global Compact delle Nazioni Unite, che per la prima volta nella storia cerca di regolare e di rendere, appunto, ordinate le migrazioni umane. Global Compact cui l’Italia non ha ancora aderito. Consigliamo a chi di dovere di leggere e di trarne le dovute conseguenze.