La sfida di Vittorio Barbanotti, sulla bici
per i diritti umani e contro la violenza

Cosa spinge un cardiopatico di 67 anni a inforcare una bici, per attraversare in lungo e in largo la Penisola, da Milano alla volta di Palermo? “Il diritto non è altro che un aspetto del dovere”, ovvero sentire il dovere dell’impegno per l’affermazione dei diritti. Lo dice con profonda convinzione Vittorio Barbanotti, presidente del Comitato Diritti Umani di Milano, che, ormai da qualche anno in pensione, continua a sfidare la sua malattia, per testimoniare contro la violenza di genere e in difesa di chiunque subisca soprusi.

Chilometri e incontri

Ha attraversato 38 città italiane, svizzere, francesi; ha incontrato amministratori e semplici cittadini; è entrato nelle scuole a parlare con i giovani e i bambini; ha stimolato momenti di riflessione e dibattito; ha portato sempre con sé una bandiera della pace, su cui chiunque abbia voluto ha potuto apporre la propria firma. Vittorio è instancabile e, nonostante gli sia stata impiantata una valvola meccanica aortica, il suo cuore rimane rosso e vivo di passione civile.

Lo abbiamo conosciuto nel corso di una sua marcialonga.  Era seduto al tavolo di un bar, per una tappa imprevista causata da un malore improvviso. “Mi fermo anche qui volentieri, se mi organizzate un incontro”, aveva detto. Tra conoscenze già esistenti e nuove amicizie, Vittorio ha portato così la sua testimonianza in luoghi inaspettati. “Gli attivisti si riconoscono a pelle, basta scambiare due parole e ci si capisce al volo”, e, in effetti, la sua giovialità, la sua genuinità, gli rendono ogni cosa più semplice. La sua ferma volontà viaggia su due ruote e arriva col bianco dei suoi baffi dritta al desiderio di emulazione di chi la sa coglierla.

Lo sport e i valori

“Ho sempre creduto che lo sport, se vissuto con amore e passione, – afferma – possa essere un mezzo straordinario per trasmettere valori fondamentali, non solo per il nostro presente e futuro, ma anche per un’analisi di quello che è stato il passato di ognuno di noi”. Un concetto importante, questo: non dobbiamo esimerci dal leggere il presente, progettare il futuro senza avere una chiara consapevolezza di ciò che siamo stati e da dove veniamo. Un presente e un futuro senza fondamenta stabili sono costruzioni fragili e non possiamo aspettarci che reggano, se quotidianamente non provvediamo a rafforzarne la base, alimentandone il bene.

In marcia per i diritti umani

Barbanotti è stato il promotore e il protagonista di ben tre marcelonghe per i diritti umani. Quella del 2018 lo ha condotto fino a Strasburgo, dove ha incontrato la Diplomazia italiana al Consiglio d’Europa. Il suo intento è, come si diceva, sensibilizzare le diverse amministrazioni a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado momenti di incontro sulla Dichiarazione universale del 1948. “In queste mie pedalate ho conosciuto persone straordinarie: associazioni, sindaci, cittadini comuni, sportivi che spesso mi hanno accompagnato per qualche chilometro”, racconta.
Tanta solidarietà, in particolare nel sud Italia, particolare che, a sua detta, ne compensa la carenza infrastrutturale. In effetti, andare in giro per le strade statali o provinciali della Penisola dà la possibilità di verificare il divario che su questo piano intercorre tra le due aree. “A Palermo chi mi ha ospitato ha lavato persino i miei vestiti a sue spese. E lo stesso Giovanni Impastato, che ho conosciuto a Cinisi, si è intrattenuto a parlare con me, benchè il nostro incontro non fosse stato programmato”, afferma Vittorio.

I meridionali, intende dire, meritano maggiore attenzione dal governo centrale e da quello periferico e, nello stesso tempo, devono imparare ad amarsi di più, a profondere verso se stessi la stessa attenzione e cura che riversano sugli altri. 
Un uomo semplice, Vittorio, che sa dare grandi lezioni di comprensione della realtà.

Impegno diretto

Un uomo saggio, il cui impegno diretto nasce lontano, ai tempi del referendum sulla Legge 194; faceva parte, infatti, del servizio di sicurezza durante le manifestazioni che si svolsero in tutta Italia o sul treno che portò gli attivisti a quella nazionale di Roma. E’ stato anche membro del coordinamento nazionale che diede vita alle iniziative a sostegno di Silvia Baraldini. I diritti umani, quindi, sono da sempre il suo pallino. Ne parla, ne scrive sui social, con la fiducia che le cose cambieranno in meglio, prima o poi.
A lui non importa spendere una quantità notevole della pensione per la sua attività. Solo in minima parte lo aiutano i volontari con le loro sottoscrizioni.

Il nostro Ambasciatore dei Diritti umani, nonostante i problemi di salute, non ha ancora nessuna intenzione di fermarsi. Non potrà più fare migliaia chilometri con la sua bicicletta, sfidando intemperie e salite; potrà però continuare la sua opera di sensibilizzazione con altri mezzi. Le tante firme sulla sua bandiera della pace testimoniano quanta gente abbia finora incrociato e quanta strada dovrà ancora percorrere prima di poterla riabbracciare tutta.