La sfida del lavoro parte dal Sud: da Reggio avviso al governo

Ci sono voluti 47 anni da quando i treni per Reggio Calabria portarono nella città simbolo dell’assedio dei boia chi molla lavoratori da tutta Italia. Arrivarono per protestare contro la violenza fascista che insanguinava Reggio e l’Italia e chiedere lavoro e sviluppo per il Sud. Sabato 22 giugno i sindacati hanno finalmente fatto ritorno a casa, nella casa del sud maltrattato e umiliato. E hanno fatto capire con chiarezza al governo che la sfida del lavoro parte dal Sud.

sfida del lavoro parte dal sudCon la valigia in mano

Non si mobilitano per caso decine di migliaia di persone in un sabato di fine giugno, torrido come non mai. Un fiume di bandiere come ai vecchi tempi. Solo che stavolta non ci sono più le bombe fasciste e ‘ndranghetistiche, ma una drammatica questione meridionale. Ancora d’attualità. Anzi, sempre di più. Oggi come allora, forse più di allora, al Sud c’è infatti fame di lavoro, crisi di speranze e di prospettive.

Mancano i servizi, le infrastrutture. E resta la valigia in mano per giovani e meno giovani.

E la situazione potrebbe solo peggiorare con la secessione dei ricchi che i governatori del Nord pretendono e che Matteo Salvini sembra pronto a garantire. Anche a costo di una crisi, per ora finta per imprigionare i 5 Stelle sempre proni al diktat del loro alleato a palazzo Chigi.

Per questo i sindacati sabato sono tornati uniti a Reggio Calabria con delegazioni da tutto il Paese. La parte del leone l’hanno ovviamente fatta proprio i lavoratori del Sud, della Calabria. Ma sfilare per le vie della città calabrese dello Stretto ci sono state anche delegazioni piemontesi e del nord est. Il messaggio è stato unico: nessuno si salva da solo, l’Italia riparte solo se riparte il Sud. «Ci piacerebbe dire: è sbagliato questo o quel provvedimento ma la verità è che non ce n’è neanche uno dedicato a rilanciare gli investimenti nel Mezzogiorno. Per questo diciamo con forza che vogliamo unire il Paese», ha urlato dal palco il segretario Cgil Maurizio Landini, mentre la piazza applaudiva.

 

sindacati reggio calabriaIl messaggio di Landini

“Questo governo – ha spiegato Landini– non va da nessuna parte e ci porta semplicemente a sbattere un’altra volta. Lo abbiamo detto più volte in passato e lo ripetiamo, perché quando le cose sono complesse, così come accade adesso, si deve avere l’umiltà di capire che da soli non ce la si può fare. Un Paese come il nostro non lo cambi perchè arrivano i fenomeni di turno che pensano di essere Goldrake o Superman. In ogni caso: questo Paese non si cambia contro il mondo del lavoro e senza il mondo del lavoro. Non consentiremo loro di portarci fuori dall’Europa».

Sbagliati sono i metodi, perché «non si risolvono i problemi schierandosi contro il mondo del lavoro. Sbagliate le ricette “perché flat tax e condoni non risolvono nessuna delle questioni importanti che abbiamo davanti”. Non è vero che non ci sono soldi per gli investimenti, dice Landini, lo ha detto la Banca d’Italia qualche settimana fa. “La ricchezza patrimoniale nel nostro Paese è quattro volte e mezzo il debito pubblico e il 50% di questa ricchezza è in mano al 10% degli italiani. E allora se tu vuoi fare gli investimenti al Sud, i soldi li devi andare a prendere dove ci sono. Il problema è che le ricchezze sono in mano a pochi, è che si fanno i condoni, è che non c’è la volontà politica di lavorare per solidarietà e giustizia sociale».

 

Altro che mini-bot, serve lavoro

Le ricette che ha in mente il governo non servono e non funzionano. «Nel nostro Paese non bisogna dire che le tasse sono troppo alte – avverte il leader della Cgil – ma che sono troppo alte per chi le paga. Bisogna abbassare le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ma colpire duro chi non le versa». Inutile, anzi controproducente la modifica del codice degli appalti pensata per sbloccare i cantieri. «In un Paese diviso come il nostro, con grandi diseguaglianze, se ci pensate l’unico elemento che unisce davvero è la presenza criminale al Nord come al Sud». E spalancare varchi normativi, rischia solo di peggiorare la situazione.

«Altro che mini bot: qui ci vuole più legalità e più lavoro. Invece si aumenta il debito pubblico e nulla si fa per rimettere in moto il Paese, a crescita zero – aggiunge la segretaria Cisl, Annamaria Furlan – Questo è un governo fantasma, non indica soluzioni e si appiglia a questioni del momento, mentre le condizioni di vita delle persone peggiorano sia al Sud che nel Nord del Paese, con la stagnazione dell’economia, con gli oltre 160 punti di crisi al vaglio del ministero del Lavoro.

sindacati reggio calabriaNel Sud aumentano la dispersione scolastica, l’illegalità diffusa, i caporalati, i morti sul lavoro. Questo è il triste primato di una grande parte del Paese ed è su questo che bisogna impegnare seriamente il governo per conoscere progetti di sviluppo del Mezzogiorno.

Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil , ha ricordato che nel 72 era “qui con gli operai e gli edili e oggi sono qui per la più grande manifestazione sindacale che la storia recente ricordi Noi continueremo a lottare. Se pensano di fermarci, e lo hanno pensato nel ’72 con le bombe, non ci riusciranno. I sindacati devono restare uniti. Devono guardare avanti e dire al Paese che sono queste le forze sane dell’Italia».

E se dovesse servire si farà anche uno sciopero generale: nessuno lo ha escluso sabato a Reggio.

Una prova di forza riuscita quella dei sindacati. Il segno di un legame che c’è ancora e che le politiche antimeridionali del governo aiutano a cementare. In più un segnale politico che i partiti della sinistra presenti sabato in piazza con i loro segretari nazionali sembrano avere recepito: senza politiche chiare e dirette sul mondo del lavoro non si va da nessuna parte. Anche le politiche delle alleanze non potranno che ripartire da Reggio Calabria. Dopo 47 anni.