La scuola?
L’ultimo dei pensieri
per chi ci governa

Come inizierà il prossimo anno scolastico?», chiede una maestra all’ultimo collegio docenti on line.

«Lo scopriremo solo vivendo», sorride la preside allargando le braccia.

Intanto è stato approvato il decreto scuola che disciplina gli imminenti esami di Stato, ma dice ben poco sul ritorno a scuola a settembre. Durante la discussione in aula, la ministra dell’Istruzione ha messo di nuovo la maggioranza in imbarazzo: sui social propone barriere di plexiglas tra i banchi.

Ci sarebbe da sorridere, ma purtroppo Lucia Azzolina è anche la rappresentazione plastica di un ministero dell’Istruzione e di un governo che da mesi, sulla scuola, procedono per tentativi, annunci e controannunci, da dilettanti allo sbaraglio, con solo un’idea fissa: risparmiare sulla pelle dei più giovani anche quando si parla di sicurezza.

Per sdoppiare le classi e mettere ogni studente in sicurezza sarebbero necessari 200 mila docenti e 5 miliardi e mezzo in più. Ma ancora una volta le priorità sono altre. E questo nonostante scuola e università, direttamente o indirettamente, nel nostro Paese riguardino tantissime famiglie, complessivamente circa 40 milioni di persone: la maggioranza.

Toppe che non funzionano

Piuttosto di dividere le classi pollaio, ci si inventa i divisori in plexiglas. Piuttosto che costruire o espropriare edifici per una scuola in sicurezza, si pensa di cavarsela con le entrate differenziate. Piuttosto che assumere nuovo personale, si continuerà ad andare avanti con un quarto di docenti precari: certamente più ricattabili.

E gli studenti disabili?

Se vogliono, possono recuperare l’anno perso: in fondo, per un disabile, un anno in più o in meno, che differenza fa?

E giornali e tv e social media ripetono e amplificano in modo qualunquista e indifferente ogni notizia che arriva dal ministero dell’Istruzione. Sempre pronti a delegittimare insegnanti e professori e negare loro un contratto e una retribuzione da Paese civile.

Cattedre senza titolare

A settembre tutti i nodi verranno al pettine: ci saranno 200 mila cattedre prive di un titolare, vorrà dire nomine di supplenti per settimane, a scuola iniziata. Ma questa volta con l’impossibilità di smistare gli studenti senza insegnante nelle altre classi, perché così facendo mancherebbe la garanzia del distanziamento sociale necessario. E’ prevedibile il caos.

Eh, sì, sarà un’estate calda!

In cui vigilare.

Come sempre.

Perché chi tenta di rubare agli italiani la Scuola della Costituzione ci prova sempre in estate, quando gli istituti sono chiusi e nessuno vede e sente.

Certo, i presidi e le amministrazioni locali, già spolpate, faranno il possibile. Qui in Emilia e nelle regioni del nord anche più del possibile. Ma il rischio è che affidino un’altra parte cospicua della scuola a cooperative sociali con educatori sottopagati e, di fatto, continuando a esternalizzare, che si imbocchi anche prima di altre regioni la strada verso una scuola sempre meno pubblica e sempre più locale, regionale, autonoma, privata, a pagamento.