La scienza raccontata
al femminile

La storia delle donne scienziate, così oscurata in secoli di silenzio e quasi del tutto assente nei libri di scuola, ricompare da protagonista in molti libri per ragazzi. Sono soprattutto storie di vita di donne pioniere quelle che l’editoria per ragazzi, con alterne fortune, racconta. Ultimo libro in ordine di pubblicazione è Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza, di Gabriella Greison (Salani). Ma ci sono anche le vite raccontate nella collana di Editoriale Scienza “Donne nella scienza” che ha fatto da apripista a questo filone, quasi quindici anni fa. Ultimo titolo, quello di Chiara Carminati, La signora degli abissi, vita della oceanografa Sylvia Earle che si aggiunge ai racconti biografici su Temple Grandin, chiusa in un universo autistico da cui esce grazie all’amore per gli animali e di cui diventa una grande studiosa, o su Margherita Hack, la nostra astronoma più famosa, o su Marie e Irene Curie, tra i pochi nomi noti a tutti o su Barbara McClintock, prima donna a vincere il Nobel per la medicina senza doverlo dividere con un uomo, per citare solo alcune delle biografie di questa collana. Infine, anche se non dedicato esclusivamente alle donne scienziate, vi è il super gettonato Storie della buona notte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie di Cavallo e Favilli (Mondadori).


Non entro nel merito del valore delle singole pubblicazioni, alcune funzionano più di altre. Il punto di partenza è però unico ed è quello che interessa. Raccontare la vita delle donne scienziate. Ci sono molti buoni motivi per farlo.
Innanzitutto è dovere anche della letteratura per ragazzi far conoscere il contributo femminile alla scienza, sino ad ora oscurato, e far emergere il dato storicamente determinato, non biologico, della esclusione delle donne dai settori della scienza. Una biografia serve anche a mostrare, in tempi in cui si parla molto del bisogno di avvicinare le ragazze a percorsi scientifici, che la scienza non è una materia arida.

Al contrario, servono passione, fantasia uno sguardo “obliquo”, non convenzionale sul mondo e molta tenacia. Ed è qui un terzo elemento che emerge dalle vite delle donne della scienza che hanno fatto da apripista in molti settori, spesso prime e uniche donne ad affrontare una data disciplina in un universo esclusivamente maschile. Questo elemento si chiama tenacia, dedizione, che premia più ancora del “genio”.
Perché leggere questi libri? Perché oltre a storie avvincenti, offrono dei modelli di riferimento, insegnano a “darsi valore”, proprio quello che alle ragazze spesso manca. Certo, conta avere delle figure di riferimento che incoraggiano o accompagnano lungo il percorso di formazione; un genitore, un amico, un insegnante, un fratello o una sorella che fa accendere la scintilla della passione per la sfida scientifica. Servono i libri che aprono a universi sconosciuti, anche quelli biografici. Per scoprire, magari, che le vite delle donne pioniere nella scienza, sono tutte uniche e diverse ma hanno in comune molti elementi; una famiglia che incoraggia, la curiosità, un personaggio guida, una passione che spesso nasce nell’infanzia e non viene soffocata.
Il racconto che Maryam Mirzakhani, grande matematica iraniana, prima donna a vincere la Field Medal (una sorta di Nobel del settore), scomparsa prematuramente, fece in un’ intervista al quotidiano The Guardian sintetizza bene gli elementi chiave di un percorso “tipo” di formazione.
Racconta che da piccola le sarebbe piaciuto diventare una scrittrice, le piaceva scrivere poesie. Sino all’ultimo anno delle superiori non aveva mai pensato di diventare una matematica. I suoi genitori volevano che lei e i suoi fratelli avessero una vita professionale soddisfacente ma non si sono mai occupati dei risultati o del successo. E’ il fratello più grande di Maryam a far nascere in lei la curiosità per la matematica, le raccontava cosa studiava a scuola e cosa leggeva nelle riviste di “scienza popolare”. Finita la guerra con l’Iraq, Maryam Mirzakhani ha potuto frequentare le scuole superiori a Teheran. Altri due elementi, dice, sono stati importanti in quella fase: una preside di scuola donna forte e motivata, decisa a dare alle ragazze le stesse opportunità dei ragazzi e il fatto che nella vicinanza della scuola ci fosse una grandissima libreria dove faceva incetta di libri, anche se un po’ a casaccio. Tornano, dunque, anche nella vita di questa grande matematica degli elementi ricorrenti nei percorsi di molte.
Se però una delle spinte forti di questi racconti è quello di spezzare gli stereotipi femminili e quelli della figura dello scienziato, serve non crearne di altri. Uno stereotipo non si demolisce con un altro, magari opposto. Alla scienza non servono donne extra ma donne normali.