La rivoluzione è difficile
proviamo con il cambiamento

Almanacco 2018. Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti e utopie

A cura di Ermanno Cavazzoni

Quodlibet Compagnia Extra

pag. 208 – 16,00 euro 

 

 

Il governo del cambiamento, il contratto per il cambiamento, tutto cambia perché tutto resti uguale?  E da qui si potrebbe proseguire gattopardianamente a proposito dei sempre uguali mali che attanagliano la penisola, tutto uguale, tutto cambia.

 

Eppure anche il cambiamento a forza di lasciare le cose tutte uguali qualcosa, qualche virgola, qualche sfumatura l’ha cambiata. È il come che ancora sfugge, per non parlare del motivo che ormai si è perso nella memoria frantumato nei rivoli vari di occasioni perse, situazioni improvvisate e imprevedibili colpi di coda.

 

Arriva così in aiuto agli occasionali perdigiorno rivoluzionari l’annuale Almanacco di Compagnia Extra, la collana narrativa di Quodlibet, tra le più belle e autorevoli oggi in Italia. E come ogni anno anche questa volta l’Almanacco non manca di stupire cogliendo in occasione dei cinquant’anni dal 1968 il tema dell’utopia, della rivoluzione e del cambiamento, ma ribaltandolo secondo logiche proprie e tenerezze imprevedibili.

 

Rivoluzioni, cambiamenti e utopie è il titolo dell’Almanacco 2018 curato da Ermanno Cavazzoni che segnala per l’appunto nella bellissima premessa come la rivoluzione sia decaduta per difficoltà di realizzazione in nome di un cambiamento promiscuo e però poco reale.

 

Suddiviso in quattro sezioni (Rivoluzioni, Ribellioni, Cambiamenti, Utopie) l’Almanacco declina al plurale gli spazi possibili di palingenesi partendo dal più reale, ma improbabile – la Rivoluzione – per giungere all’Utopia unico vero strumento possibile per attivare ogni minimo movimento, fosse anche esclusivamente immaginario. Gli autori selezionati da Ermanno Cavazzoni definiscono un flusso armonico e narrativo che fa di questo Almanacco un oggetto capace di dire molto della narrativa italiana contemporanea, ma sopratutto di dirne bene e lo fa senza eccedere nei soliti noti (e bravissimi) come Ugo Cornia alle prese con alcune tesi rivoluzionarie o Daniele Benati che per l’occasione rispolvera le ultime dalle vicende di Leardo Pignagnoli.

 

Forse la parte più riuscita per compattezza ed efficacia è proprio Utopia, con i pezzi di Jean Talon e Paolo Albani ad incorniciare tra gli altri l’esordio autisticamente romantico di Elena Contenta Patacchini e la sua ossessione per una perfezione perfettamente mal riuscita. L’Almanacco 2018 di Compagnia Extra è il vero e proprio manuale del rivoluzionario contemporaneo i cui sogni prendono finalmente la forma di una trasognata realtà come quello di una narrativa italiana capace di ritrovare una propria personalissima impronta ed efficacia.