La rivolta dei tifosi della Lazio:
“Laziale fascista? Non in mio nome”

In questi giorni qualcuno si è arbitrariamente arrogato il diritto di parlare a nome di tutto un popolo, quello dei tifosi della Lazio. E facendolo ha per di più, ancora una volta, avallato un’impropria equazione, l’equazione laziale=fascista; che a furia di essere sbandierata ha finito per attecchire nella mente dei più, travalicando i confini e divenendo un assioma incontrovertibile. Laziale=fascista.

Lo si è fatto rilasciando affermazioni apodittiche e temerarie, che hanno ancora una volta violato l’ordinamento giuridico italiano e la nostra Costituzione, secondo quanto previsto dall’art. 4 della legge Scelba; quell’apologia di fascismo che ha di recente costretto la Procura di Torino ad aprire un fascicolo nei confronti del fondatore della casa editrice Altaforte, Francesco Polacchi, e che tanta enfasi ha avuto alla vigilia dell’inaugurazione del Salone del Libro. Affermazioni temerarie – dicevamo – che hanno persino avuto l’ardire di agitare lo spettro del terrorismo degli anni ’70.

Tutto ciò è accaduto a pochi giorni dall’esposizione del famigerato striscione che il 24 aprile, nei pressi di Piazzale Loreto, ha sfregiato la memoria della Festa della Liberazione, omaggiando la memoria di Benito Mussolini. Anch’esso firmato dalla sigla del gruppo di ultras, a nome del quale il rappresentante di questa tifoseria organizzata ha parlato. Facendolo, però (e qui sta il problema maggiore, per noi), ha finito per coinvolgere tutti gli altri tifosi laziali, che quelle idee non solo non le condividono ma molto spesso le avversano.

Lo stadio, per chi non se ne rendesse conto, altro non è che uno spaccato della società civile, in tutte le sue divaricazioni e le sue complessità. Nelle decine di migliaia di persone che si raccolgono ogni settimana per seguire una squadra di calcio ci sono tutte le anime della società, sono rappresentate tutte le sensibilità politiche: quelle di sinistra, di destra, di centro e quelli a cui della politica (come se dice a Roma) “non je ne può frega’ de meno”.
Ecco perché noi riteniamo intollerabile che ci sia chi (media compresi) continua pervicacemente ad assimilare tutta la tifoseria laziale a queste frange estremistiche politicizzate, compiendo così una riduzione abusiva e una vera e propria falsificazione della verità.

La Società Sportiva LAZIO venne fondata al principio del secolo scorso sugli ideali sportivi di lealtà e di rispetto dei giochi olimpici, tanto che il motto scelto dai 9 soci fondatori è stato questo: “Concordia parvae res crescunt”, estrapolato dalla frase latina: “Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur” (letteralmente: nell’armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi svaniscono). Una società che, prima che la sua immagine venisse infangata da simboli e slogan per sempre squalificati dalla storia, ha avuto l’onore di avere avuto tra i suoi tesserati Ivo Bitetti, il pallanuotista che catturò il Duce in fuga; e Tommaso Maestrelli l’allenatore più amato di sempre, che da giovane fu partigiano.
Ecco, noi siamo stanchi di sentirci dare del “fascista” ogni volta che manifestiamo la nostra fede sportiva, arcistufi di doverci sempre giustificare nell’attimo esatto in cui affermiamo la passione per i nostri colori. Ecco perché, dopo quest’ennesima violazione del codice penale, oltre che della veridicità della Storia, i firmatari di quest’appello sentono la necessità non più differibile di far giungere forte e chiara una ferma voce di dissenso.

Ci rivolgiamo dunque a questi signori che condividono l’amore per la nostra squadra, pregandoli una volta per tutte di non coinvolgerci mai più in azioni e manifestazioni di pensiero che non hanno nulla a che vedere col gioco del calcio.

Svolgano pure le loro attività politiche, se le loro coscienze e le regole della democrazia glielo consentono. Lascino però in pace i tifosi della Lazio, che sono e vogliono restare soltanto tifosi della Lazio.

 

Laziale e antifascista
Tifosi laziali di Sinistra