La rivolta dei grillini tarantini
che si sentono traditi

«Tradimento». Non c’è parola migliore per descrivere il senso di frustrazione del mondo ambientalista di Taranto e provincia che il 4 marzo scorso aveva creduto alla promessa grillina di chiudere l’Ilva. L’accordo di Luigi Di Maio e dei sindacati che apre le porte dell’acciaieria più grande d’Europa a Arcelor Mittal, non lascia più speranze. Sit-in di protesta, anche di notte, tessere elettorali stracciate in piazza, parlamentari grillini del territorio insultati sui social e, per la senatrice Rosalba De Giorgi, la necessità di farsi scortare dalla polizia per evitare le contestazioni dei più facinorosi. Il capitale elettorale pentastellato, insomma, rischia di bruciare sul fuoco della mancata credibilità. 

I parlamentari pentastellati tarantini non osano sfidare nessun confronto pubblico. Allora è toccato alla capogruppo in Consiglio regionale della Puglia, Antonella Laricchia, assumere l’arduo compito di chi deve recuperare qualcosa di perduto avendo poche carte da giocare. Ma ecco l’idea, per niente originale a dire il vero, ma evidentemente l’unica possibile: far credere che niente è perduto e che se qualcosa è andato storto è per colpa di chi ha governato prima. 

Con chi prendersela allora se non con i cattivi del Pd che avevano preparato la festa agli indiani di Mittal? «L’avvio di questo processo – dichiara la poco convincente Laricchia -, è stato solo rallentato e complicato a causa del “delitto perfetto” del precedente governo Pd che aveva messo in piedi una gara che, per quanto illegittima, non si poteva annullare e che in ogni caso il 15 avrebbe fatto passare la proprietà di Ilva ad Arcelor Mittal». La linea è chiara: girare la frittata e battere ancora sul cuore verde dei tarantini che potrebbero ancora crederci. Hai visto mai!   

E via con gli slogan «Oggi è il giorno zero», tuona la capogruppo grillina. Che dispensa speranze a piene mani: «finalmente – dice – il governo M5S ha le mani libere per invertire la rotta nella direzione della riconversione economica e della chiusura delle fonti inquinanti». E la ri-promessa è bella e servita. 

La portavoce del movimento in Puglia si fa poi portavoce dei pugliesi a Roma ergendosi a paladina capace, all’occorrenza, di fustigare i suoi di Roma se dovessero meritarlo. «Noi del Movimento 5 Stelle Puglia, aiuteremo, vigileremo e all’occorrenza, incalzeremo il governo, perché tali processi si realizzino nel minor tempo possibile e siamo lieti che il ministro Di Maio non abbia perso tempo annunciando già da subito una legge speciale per la riconversione economica di Taranto».

La chiusura del suo intervento è da comizio elettorale con il dito puntato sulla solita «speculazione, fatta sulla pelle dei tarantini, dei soliti politicanti del Pd e degli altri vecchi partiti che da anni stanno massacrando l’Italia e Taranto con le loro politiche e oggi cercano di far credere che il Movimento 5 Stelle in 3 mesi possa risolvere tutti i loro disastri». 

Convincente? Dalle reazioni sui social non si direbbe proprio. Pur sempre punti di vista, naturalmente, di quella Taranto dal cuore verde il cui sogno è durato giusto quanto una campagna elettorale.