La ricerca dev’essere
la priorità nella spesa
dei fondi europei

In questi giorni di polemiche, spesso strumentali e abbastanza confuse, sui fondi europei bisognerebbe tenere qualche punto fermo. Uno è il fatto che l’Italia spende troppo poco per la ricerca e che quindi nell’impiego dei soldi che arriveranno da Bruxelles è questo comparto che dovrebbe venir privilegiato.

Sere fa, intervenendo nella trasmissione tv “Che tempo che fa” il professor Alberto Mantovani, immunologo e patologo di chiara fama e direttore scientifico della fondazione Humanitas, ha fatto un’analisi semplice e chiara (ma drammatica) dello stato della ricerca in Italia in relazione alle possibilità offerte dal Next Generation EU. I dati che ha citato parlano da soli: la Germania spende per la ricerca l’equivalente di circa 400 euro l’anno per cittadino, la Francia 260, l’Italia 140 e la Spagna 130. Roma e Madrid figurano, insomma, al penultimo e all’ultimo posto.

Ma, a differenza di quanto avviene da noi, la Spagna ha deciso che dei fondi a sua disposizione del NGEU, un po’ più di 100 miliardi, investirà in servizi sanitari, istruzione e ricerca il 35%. L’Italia, che pure potrà disporre di fondi che sono circa il doppio di quelli spagnoli, nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) attribuisce espressamente alla sanità 9 miliardi e andando a rastrellare nelle altre voci anche le spese indirette non si superano i 19 miliardi.

Il professor Mantovani

Conclude Mantovani che, solo per restare sulla media della Spagna (circa 35 miliardi su un po’ più di 100), noi dovremmo dedicare in investimenti per ricerca e sanità almeno 70 miliardi.

Quanto si risparmia col MES

Ora ammettiamo che di quei teorici 70 miliardi ne impiegassimo davvero solo la metà, cioè 35 come la Spagna. Non dovrebbe sfuggire agli osservatori che si tratterebbe quasi esattamente della cifra (36 o 37 miliardi) di cui potremmo disporre aderendo al cosiddetto MES sanitario. Per confutare l’argomento della utilità del ricorso al MES, nella stessa trasmissione Luigi Di Maio si è fatto forte di una affermazione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri secondo la quale i risparmi sugli interessi che si realizzerebbero ricorrendo al MES invece che ai tassi di mercato ammonterebbero “solo” a 300 milioni. Per un esponente politico che ha fatto il diavolo a quattro per il taglio dei parlamentari perché permetteva di risparmiarne 80, di milioni, è un argomento davvero scivoloso.

Ma ammettiamo pure che il MES, in fatto di interessi a medio termine, consentisse di risparmiare poco, diciamo pure nulla, non resterebbe il fatto che se il PNRR lasciasse davvero solo 9 miliardi alle spese dirette per la sanità sarebbe comunque conveniente prenderci subito i miliardi del MES liberando risorse per finanziare un “Piano di Rinascita della Ricerca”, come suggerisce ragionevolmente il professor Mantovani?

Il problema, forse, è che nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza manca ancora una chiara individuazione delle priorità e il mercato delle vacche che gli si sta creando intorno non è certo d’aiuto a definirle.