La pulizia “etnica”
degli anziani,
una regressione

Premetto che non intendo assecondare la diffusa – e mai abbastanza deplorata – consuetudine di suddividere il mondo in due emisferi contrapposti, o se si preferisce a schierarsi in favore o contro qualcuno o qualcosa, come se il vertice a cui possa arrivare un ragionamento consista nel dar ragione a questo o a quello. E dunque mi astengo dal partecipare alla non entusiasmante disputa suscitata originariamente da un articolo di Giorgio Agamben sull’argomento. Preferisco tentare di avviare una riflessione quanto più possibile pacata e rigorosa intorno a un problema per lo più trascurato, nel clima esagitato di queste ultime settimane, riguardante il trattamento riservato agli anziani.anziani

I dati che stanno faticosamente emergendo sono a dir poco sconvolgenti. Migliaia di persone sacrificate per il sovraffollamento delle terapie intensive, cadaveri sottratti a qualunque rito di commiato, intere case di riposo trasformate in agghiaccianti laboratori di riproduzione del virus, una miriade di vecchi spesso disabili costretti alla solitudine e all’abbandono, o affidati alle iniziative di sparuti gruppi di volontari.

Nell’insieme, una vera e propria pulizia etnica, compiuta con fredda imperturbabilità, trincerandosi dietro una motivazione – la maggiore “fragilità” di questi soggetti – che avrebbe dovuto dettare un comportamento esattamente opposto. Ma ciò che maggiormente atterrisce, perfino più della concretezza della strage che si sta consumando, è costituito dai taciti presupposti di ordine teorico che sono alla base di scelte e comportamenti letteralmente disumani. Per comprendere di cosa si tratta, basta riferirsi al provvedimento attualmente in discussione presso i vari comitati di esperti, in forza del quale dalla riapertura prevista per il 4 maggio sarebbero esclusi gli ultrasettantenni. Già non facilmente giustificabili – o giustificabili soltanto nel quadro di uno “stato di eccezione” – gli arresti domiciliari verrebbero prorogati a data imprecisata per tutti gli anziani, indipendentemente dalle specifiche condizioni di salute e dalla accertata vulnerabilità dei singoli individui.

Non si può restare indifferenti

Si potrebbe osservare che, se approvata, una misura di questo genere colliderebbe frontalmente col principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione. Ma non si tratterebbe certamente dell’unica, né della più grave, manomissione istituzionale realizzata da due mesi a questa parte, nel silenzio e nell’acquiescenza generali. Non si può viceversa restare indifferenti di fronte all’impostazione in senso lato “culturale” soggiacente a questo provvedimento, con la rimonta prepotente del primato dell’economia sull’etica e sulla politica, oltre che sul comune buon senso. Mentre soggetti giovani o maturi, in quanto forza lavoro necessaria per le attività economiche, non solo possono, ma devono essere coinvolti nella riapertura, quale che sia il rischio che ciò potrà comportare, gli anziani possono essere lasciati languire in solitudine, visto l’apporto scarso o nullo da essi fornito alla produzione della ricchezza. Una cosa che dovrebbe far allibire. Una regressione, sul piano della civiltà, che sarebbe stata impensabile ancora poche settimane fa.