Economica e politica
la posta in gioco
del vaccino che verrà

La proprietà intellettuale e i guadagni sul vaccino contro il Covid-19 sono forse la maggiore partita economica e politica in corso nel mondo. Fin dal 1995, il WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, supervisiona gli accordi contrattuali di cento e sessantaquattro Stati membri. Tutti devono attenersi ai TRIPS, i diritti di commercio frutto della proprietà intellettuale. Un ombrello legale e finanziario applicabile anche ai nuovi metodi diagnostici, ai vaccini, ai farmaci e alle forniture mediche.
Il mese scorso l’India e il Sud Africa hanno chiesto che il consiglio del WTO consideri di fare una deroga o rinuncia che potrebbe cambiare molto i rapporti tra grandi compagnie farmaceutiche, mercati e gestione della salute globale.

La revoca richiesta dai due Paesi consiste nell’immediata sospensione di ogni diritto di proprietà intellettuale su ogni prodotto necessario per controllare il Covid-19. Il 15 ottobre quaranta Paesi membri del WTO hanno discusso la richiesta. La maggior parte dei Paesi sviluppati, incluso il Canada, si sono opposti.
Qual è la posta in gioco che divide i Paesi? Tutti hanno aderito a un trattato che armonizza gli affari dei grandi gruppi. Dal 1° gennaio 1995 il WTO non ha mai dato la possibilità di commerciare liberamente a soggetti che non fossero multinazionali, come dimostra lo studio dell’università Manchester 1824 condotto da Brian Heaphy, capo della Scuola di Scienze sociali dell’ateneo.

I privilegi dei colossi della farmaceutica

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Quando si tratta di dare un prezzo, vendere e acquistare beni per la salute globale il sistema degli incentivi garantisce specifiche protezioni ai colossi del settore. Tra questi privilegi anche un monopolio, limitato nel tempo, sui prodotti messi sotto lo scudo dei diritti di proprietà.

I sostenitori di questo periodo di esclusiva hanno sempre detto di aver bisogno di un ristoro dopo gli investimenti fatti in ricerca e sviluppo per poter continuare a stimolare l’innovazione. Vi sono ancora molte controversie pendenti davanti ai comitati di arbitrato del WTO su quanto debba durare il periodo di monopolio.
Per non restare all’angolo e tagliare il traguardo della licenza alcune compagnie hanno deciso di rinunciare a queste protezioni, certamente col rischio di generare altre zone di confusione, nodi che verranno al pettine nelle fasi della distribuzione e della vendita.

Moderna, uno dei front-runner del vaccino anti Covid-19,  che ha ieri annunciato di avere un vaccino efficace al 94.5%, ha fatto anche sapere che non aumenterà i prezzi delle proprie licenze, che saranno comunque messe in linea con quelli di altri produttori di vaccini.

Prezzo di costo per AstraZeneca e Lilly

Foto di Alfonso Cerezo da Pixabay

Segnali distensivi per la salute pubblica anche da AstraZeneca che renderà disponibile il vaccino fatto dalla ricerca di Oxford a prezzo di costo, finché non sarà terminata la pandemia. AstraZeneca, tuttavia, non dovrà necessariamente divulgare segreti industriali o specifici accordi.

AstraZeneca ha specificato che stima la fine della pandemia e, con essa, anche il termine dei vincoli che si è posta, per il 31 luglio del 2021, il tempo necessario a creare una buona immunità di gregge.
La Lilly, in accordo con la Fondazione Bill e Melinda Gates, rinuncerà ai diritti di proprietà sui vaccini destinati a Paesi a basso o medio reddito.
Una seconda deroga che il WTO potrebbe concedere potrebbe essere consentire ai Paesi senza la necessaria capacità manifatturiera di importare dall’estero il vaccino come farmaco generico. Non è una strada facile fare il contrario, cioè un’importazione parallela che richiederebbe altri contratti e supervisione, con il prodotto confezionato in singole scatole, accompagnate da una particolare approvazione limitata nel tempo e nella quantità.

Sviluppatori e test su umani

Il fronte di venditori, distributori e la rete vaccinale resta, al momento, frammentato. Già a marzo scorso Francia, Germania, Ungheria e Canada avevano approvato leggi che danno maggiori poteri ai pubblici ufficiali per conferire immediate licenze obbligatorie per i farmaci legati al Covid-19. Un compenso per il detentore della patente verrà concordato solo a consegna avvenuta.

Lo stesso hanno fatto Cile ed Ecuador. Il Regno Unito e gli Stati Uniti non avranno bisogno di “precettare” le aziende farmaceutiche poiché hanno già il potere legislativo di utilizzare qualunque invenzione in caso di emergenza o se si trattasse di un prodotto anche minimamente finanziato pubblicamente. È anche il caso di Moderna, una compagnia biotecnologica con base negli Stati Uniti, che lavora per l’Istituto nazionale della salute.
Vi è poi un certo numero di sviluppatori che fanno in contemporanea anche tutti i test su umani, e sono molti i lavoratori impegnati in Cina. Janssen, società farmaceutica che fa capo alla multinazionale della chimica Johnson&Johnson è il terzo arrivato a questo passaggio dopo il prototipo messo a punto dall’Università di Oxford assieme all’AstraZeneca con la collaborazione dell’italiana Irbm di Pomezia (primo in assoluto in Occidente a entrare nella fase 3) e quello di Novavax.

Come tutelare i diritti dei cittadini?

vaccino Covid-19
Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay

Dove sono e in che modo si onorano i diritti delle nazioni e dei loro cittadini? Nella nuova corsa all’oro, un complicato slalom tra vincoli e procedure spesso assai diverse da Paese a Paese, tutti vorremmo un vaccino. Non abbiamo mai smesso di sperare che, alla fine, la vita possa tornare a quella che crediamo di ricordare come normalità.

La direzione che prenderà la parte commerciale, scientifica e di diffusione determinerà forti cambiamenti nella ricerca e nella distribuzione. Anche una tregua con chiare regole che proteggano tutti andrà costruita pensando a quanto impegno è stato messo per distribuire ogni singola dose.