La poesia di Minardi svela i giochi
nascosti dietro ai luoghi comuni

Il rider è l’immagine del nostro tempo. Durante il confinamento, è stata la figura che ha permesso alle persone di conservare, almeno in parte, alcuni rituali di piacere. Per non parlare dei corrieri, che hanno approvvigionato le città di beni di prima necessità. In realtà, erano ben presenti già da prima: la diffusione capillare della pratica dell’e-commerce ha reso queste figure familiari, simboli della continua connessione tra il nostro quotidiano e le pratiche di consumo. Roberto Minardi, nel suo Concerto per l’inizio del secolo, fornisce un’immagine significativa di questo personaggio:

Parte della catena

Non esiste più questo mestiere consegna a domicilio
le bottiglie di latte biologico in determinati quartieri
con il furgoncino stilizzato degli anni che furono
finito va a fare una puntata al centro delle scommesse
scruta le poste in gioco massaggia la chierica
i soldi chi li ha li tiene stretti ci si arrabatta
fosse al governo la cosa non girerebbe così
tolta la maglietta il sole bacia le costole ride
così sdraiato potrebbe assonnarsi e anche morire.

La poesia di Minardi è un meccanismo di luoghi comuni: le banalità formano catene di montaggio ed entrano in legame tra di loro come se seguissero una logica stringente, quasi come se fossero un dato di natura che deve necessariamente andare così. Il primo verso è significativo: colui che “consegna a domicilio” sembra trarre la sua ragione d’essere dalla scomparsa degli altri mestieri. Questa ‘estinzione di massa professionale’ porta il rider a proliferare, scatenando la serie di tòpos contemporanei di cui la poesia è composta. Il prodotto biologico è il segno di un acquirente d’élite, che vive in “determinati quartieri” e pretende un’immagine all’antica, “degli anni che furono”, come simbolo di una saggezza ancestrale che non sfiorisce. Alla ricercatezza del compratore si contrappone il fare da Mandrake, il mitico personaggio di Gigi Proietti in Febbre da cavallo, del lavoratore: l’etica aristocratica del bio si scontra con la popolare arte dell’arrangiarsi del corriere.
Tutto si intreccia in un meccanismo poetico che gira velocemente: gli enjambements rapiscono l’occhio e lo trascinano al verso successivo, in un’ansia di concatenazione che spinge il lettore fino all’ultimo verso, in cui Minardi fa esplodere tutta la tragicità del suo quadro: il rider, il protagonista di questa poesia, potrebbe anche morire, come se la macchinadel sistema esistesse indipendentemente dagli uomini che la fanno girare. E d’altronde nella poesia manca ogni pronome, il soggetto è solo evocato dai verbi alla terza persona: colui che “consegna a domicilio” è solo una valenza del verbo. In un altro articolo avevo già sottolineato come la sfida dei nostri giorni sia quella di nominare gli sfruttati: anche qui il lavoratore soffre l’assenza del proprio nome.
In Minardi è l’azione a contare: il soggetto c’è, ma è come risucchiato, impiegato dal e non padrone del proprio gesto:

La stagione legittima

I pesci sono sparati dalla pancia di un velivolo
piovono a valanga sul lago lo ingrassano
il pescatore sederà col giubbotto smanicato
attenderà che la trota sbavi per il lombrico
il pomeriggio riporterà tutto dai cognati
mostrerà il video dei guizzi dentro il secchio
loderà la quantità di pace da non immaginare.

Qui Minardi svela il gioco dietro la sua concatenazione di luoghi comuni. Le banalità elencate, il pescatore che si vanta dei frutti del proprio hobby, sono possibili solo grazie a un gesto artificiale, che rovescia la logica naturale: l’acqua non è più fonte di vita, ma recipiente da colmare. Se le azioni del velivolo sono espresse al presente, quelle del pescatore sono al futuro: negli atti espressi al presente risiedono già in potenza gli atti al futuro. Anche se in questa poesia il soggetto c’è, esso non è che una funzione voluta da qualcos’altro che cala dall’alto. Così, il pescare non è una scelta propria, ma un desiderio indotto. “La quantità di pace da non immaginare”: non ce n’è bisogno, la pace è già lì, confezionata dal velivolo. Il pescatore non deve immaginare il suo paradiso, ma semplicemente inserirsi nel meccanismo costruito per lui.
La poesia di Minardi è feroce, perché va alla ricerca della logica dietro alle innumerevoli connessioni in cui è immersa la vita odierna: l’individuo, anziché essere il ragno tessitore, si rivela essere la mosca invischiata nella rete. Ma è una condizione dissimulata: la trappola dondola come se fosse una riposante amaca.

Roberto Minardi, Concerto per l’inizio del secolo, Osimo, Arcipelago Itaca, 2020.