La Perla, licenziamenti sospesi. Ma i lavoratori non si arrendono

Un piccolo passo avanti, piccolo ma importante. È questo il risultato del tavolo che lunedì si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico sulla vicenda La Perla. A fine giugno la proprietà aveva aperto una procedura di licenziamento per 126 addetti. Da allora si è scatenata la protesta, rumorosa, colorata, decisa a fermare l’azienda, a farla tornare sui suoi passi, a trovare una soluzione di quelle buone, che profumano di piani industriali, programmazione, valorizzazione delle professionalità – e lì ce n’è davvero tanta e di qualità –.

Una boccata d’ossigeno per i lavoratori

Non sappiamo, adesso, se ci riusciranno davvero, ma la decisione, ieri, di sospenderla per un mese, questa maledetta procedura di licenziamento collettivo, è stata una boccata d’ossigeno per tutti. 30 giorni per incontrare i vertici a più riprese, cercare di spiegargli, senza il ticchettio assordante delle lancette che segnano il tempo che passa, dove e perché stanno sbagliando.

“Dire La Perla a Bologna è come nominare i tortellini”. Il paragone sembra ardito, se non uscisse in perfetta cadenza locale dalla bocca di una rsu Filctem Cgil, Gianluigi Degli Esposti, che non trova di meglio – e non poteva effettivamente trovar di meglio – per spiegarci quanto questo prestigioso marchio di biancheria intima racconti la storia della città e quanto le maestranze, la stragrande maggioranza donne, non la vivano come un semplice impiego, ma si sentano, fino in fondo, parte di una leggenda.

Una bella favola che scivola in un finale thrilling. Non soltanto perché i 126 esuberi rappresentano un quarto della forza lavoro, e quando si lasciano a casa 25 persone su 100 il futuro sembra sempre compromesso. Ma anche perché quel quarto, proprio quello, è il quarto decisivo, quello che pompa il sangue nel processo creativo, dando seguito e realtà ai disegni degli stilisti e traducendo il fascino e la sensualità dei modelli su carta in prodotto finito. Se accosti l’orecchio ai muri del capannone puoi sentire l’ago penetrare nei tessuti di prestigio, avvertire il fruscio dei pizzi e delle sete, in questa fabbrica di sogni che ha vestito modelle e attori e con la sua produzione è diventata un faro del settore nel mondo.

La mobilitazione non si ferma

Lunedì le lavoratrici hanno assediato pacificamente il ministero, manifestando il proprio dissenso e la propria pressione, pressione che ha sortito, evidentemente, l’effetto sperato. La mobilitazione, con la trattativa in corso, si ferma, ma resta aperto lo stato di agitazione. Insomma, le bandiere sindacali non torneranno nei bauli, resteranno a portata di mano, e l’azienda dovrà confermare e dare concretezza a questo stop alla procedura per certi versi inaspettato.

“La lotta ha pagato – ci ha detto la funzionaria della Filctem Cgil che segue la vertenza, Maria Teresa Ruffo –. L’azienda è stata evidentemente sorpresa dall’intensità della mobilitazione messa in campo dalle lavoratrici. Adesso, di fronte al numero degli esuberi che sembra comunque spropositato, anche rispetto ai problemi economici di questa realtà, noi chiederemo che il gruppo riveda il piano industriale, soprattutto per quel che riguarda Bologna e la parte strategica e di campionario. E sicuramente chiederemo, per avere altro tempo, anche un ammortizzatore sociale”.

“Una simile unione di intenti e una tale creatività, persino nelle forme di lotta, non l’avevo mai vista in tanti anni che sono rappresentante sindacale, circa una ventina – ci dice Gianluigi Degli Esposti –. Lavoro qui dal 1983, nel magazzino materie prime. Ordino e consegno i tessuti che, seguendo il disegno dello stilista, passano dalle modelliste alle sviluppatrici, alle lavoratrici che stabiliscono tempi e metodi e infine alla produzione. Parlo di filati pregiati, dalle sete alla lycra per i costumi da bagno. Fino a pochi anni fa maneggiavamo anche filati in oro, li tenevamo in cassaforte”.

L’oro di La Perla, adesso, è l’esperienza e la capacità delle sue dipendenti. E i sindacati stanno cercando in tutti i modi di metterlo al sicuro.

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1
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