La paura della paura e l’indignazione dalla memoria corta

La crisi di Governo ufficialmente aperta cala il sipario su una modalità di fare politica nuova, di cambiamento certo, ma non di un cambiamento migliore. E basterebbe la difficile situazione economica del nostro Paese o la concreta possibilità dell’aumento dell’Iva a sancire il fallimento dell’esperienza appena conclusasi, ma se possibile è quanto accaduto tra le maglie della nostra quotidianità a rendere ancora più delicata questa fase.
Perché questa contrazione costante e continuata ci ha resi innanzitutto più disumani e più soli, pronti a difendere ad ogni costo i nostri piccoli spazi dagli eventuali nemici, reali o immaginari. La paura della paura ha governato anche i nostri gesti più semplici, abbiamo guardato con sospetto ogni persona diversa da noi, abbiamo etichettato come “nemico” chiunque pensasse in maniera diversa. Questo clima ha portato un Partito alle soglie del 40 %, il prezzo di questo risultato di consenso è forse il vero grande tema carsico, sotterraneo, dei prossimi giorni.

Mimmo Lucano e il padre morente

In questi giorni si è parlato e giustamente della vicenda di Mimmo Lucano impossibilitato a raggiungere il padre morente. Può accadere in un Paese civile ? Ma al tempo stesso può accadere in un Paese civile che degli esseri umani (esseri umani, come noi) vengano abbandonati in mare per giorni e addirittura settimane, quale che sia il motivo per chi queste persone si ritrovino tra le onde ?
Le politiche sui flussi migratori, le soluzioni per il contrasto alla criminalità che sfrutta questi disperati, le politiche comunitarie per l’accoglienza non possono da nessun Governo che si dica umano essere usate come mezzo di scambio elettorale, come mezzo di consenso.
Ci siamo abituati a una indignazione che dura lo spazio di qualche secondo, lo scriveva molto bene alcuni giorni fa Salvatore Scibona su Repubblica, e la memoria come in molti passaggi della nostra storia recente è corta. Qualcuno forse si ricorda dopo poche settimane di Josi Gerardo della Ragione, sindaco 32enne di Bacoli, città balneare in Provincia di Napoli impegnato nel contrasto all’illegalità e minacciato di “fare la fine di Don Peppe Diana ?”. Per non parlare di Giampiero Delli Bovi, collaboratore del sindaco di Montecorvino Rovella in Provincia di Salerno, che un anno fa ha perso l’uso delle mani per l’esplosione di un pacco bomba. E la situazione è endemica, 14 atti intimidatori nella sola provincia di Salerno nel 2018, 93 in tutta la Regione Campania. Ma la situazione troppe volte, se non in ambito locale, è passata sotto silenzio.

Per un governo di “umanità nazionale”

Come possiamo pensare di rendere questo paese differente se non restiamo vicini a chi ha bisogno, se non usciamo dal cinismo e dall’utilitarismo che ci pervade ? Se le azioni di qualche Ministro sono orientate solo alle tournée elettorali, solo e cinicamente al consenso e mai orientate verso chi, citando Enrico Liverani, “ha un diritto in meno” ?
L’unica soluzione nei prossimi giorni potrà essere un Governo di “Umanità” nazionale, un Governo che rispetti la dignità umana. Questa base di partenza espressa anche dall’ordine del giorno della Direzione Nazionale del Partito Democratico è forse l’ultimo punto di un possibile incontro, l’ultimo salvagente al quale attaccarci per venire anche noi sommersi in questa enorme tempesta che il nostro paese, non certo da qualche giorno, sta affrontando. E’ questo innanzitutto un passaggio culturale, ed è un passaggio che deve essere portato avanti anche da chi si occupa di cultura, dagli scrittori, dagli artisti. Ognuno deve fare la propria piccola parte, ognuno come riterrà.

Ma l’umanità di molti può davvero essere l’unico contrasto a una disumanità complessiva alla quale continuare ad opporsi.