La parabola di Eugenio Scalfari
e le “gambe di spago” di Schiavio

Noi non sappiamo se il nostro amico Eugenio Scalfari (il cui giornale, la Repubblica, leggiamo sempre con grande interesse) sia un automobilista esperto, a differenza di noi che siamo delle schiappe. Se anche Scalfari è, sempre come pilota, uno scartino, speriamo che gli sia almeno capitato, come a noi, di viaggiare con qualche guidatore eccellente o addirittura con un campione del volante. Si sarà accorto che più il pilota è bravo, meno si ha la sensazione di andare a scavezzacollo.

A momenti, anzi, ci si domanda segretamente se non si potrebbe correre di più, e soltanto alla fine ci si accorge che, senza strappi mozza respiro, senza brusche frenate, senza accelerazioni precipitose, ma soltanto in virtù di una media ponderata, ininterrotta e sicura, si è arrivati in testa o addirittura primi.

Questo (che l’on. Piccoli chiamerebbe un pensiero) ci è venuto in mente ieri quando in una lucida nota editoriale sulla situazione abbiamo letto, tra le altre, queste parole: “…è evidente che anche per il Pci è venuto il momento di uscire da quel tanto di ambiguità che in questi giorni ha rallentato la sua azione”. Temiamo che Eugenio Scalfari commetta, certo involontariamente, l’errore di chiamare “ambiguità” quella che è invece responsabilità e consapevolezza e non consideri il fatto che c’è macchina e macchina.

Ognuna va guidata secondo le sue caratteristiche, e fa specie che il direttore della Repubblica, il quale sarà magari un pessimo pilota ma è sicuramente un preparatissimo politico, non si sia ancora accorto che i comunisti non praticano della “ambiguità”, ma attuano delle “medie”. I loro dirigenti, che sono piloti di ininterrotte vittorie, sanno di poter contare su un acceleratore sensibilissimo. Non ha mai visto Scalfari come i comunisti, dopo essersi accertati che strada e traffico lo consentano, eseguono i sorpassi?

A Bologna, molti anni fa, era l’idolo dello stadio di calcio un grande atleta, Schiavio. Ogni tanto certi suoi amici maligni (amici maligni se ne hanno sempre) gli sgridavano quando non correva a perdifiato: “Schiavio et el gamb ed laza?”, Schiavio hai le gambe di spago? Ma lui non si scomponeva: correva quando era il caso ed era raro che non facesse gol. I comunisti non hanno mai avuto “el gamb ed laza” e quando si è trattato di lanciarsi lo hanno sempre fatto con un fiato che altri si è forse pentito di non averne conservato abbastanza per il momento giusto.

(da l’Unità dell’8 aprile 1976)