La palude mefitica
delle fake news
in tinta gialloverde

Ce n’est que le debut. Forse è davvero solo l’inizio ma la decisione presa, domenica scorsa, dai vertici di Facebook è rilevante perché può influenzare il movimento che, già da qualche tempo, si batte per emarginare dalla Rete i costruttori di bufale. Le 23 pagine chiuse sono una goccia nel grande mare delle menzogne che sono profuse, a larghe mani, dai costruttori di bufale via internet. E si comprende meglio perché le forze che governano in Italia si siano schierate con nettezza contro le recenti direttive di Strasburgo. Sono provvedimenti che cercano di mettere ordine nel caos di un mondo dominato dalla volontà dei grandi gruppi capitalistici proprietari delle piattaforme e dalle manipolazioni propagandistiche.


Intanto sono state chiuse 23 pagine di notizie false: la stragrande maggioranza di queste indossa la maglietta gialloverde, la stessa del governo. Dopo che segnalazioni erano arrivate all’azienda di Zuckerberg, spedite da Avaaz, l’Ong che si occupa di campagne ambientaliste e di diritti umani. Altre ne arriveranno si avranno altre sorprese. Dandoci il buongiorno, proprio Strisciarossa avvertiva, una settimana fa, che “circa metà degli Europei potrebbe essere stati esposti alla disinformazione promossa da account di social media legati alla Russia in vista delle elezioni europee”. Merita ricordare, inoltre, che un documento segreto, datato aprile 2017, svelava che si sarebbe svolta una “ intensa attività di promozione degli interessi russi in Europa”, attraverso un massiccio uso delle piattaforme social e della Rete, per orientare i voti verso certi partiti (in Italia, Lega e 5 Stelle). Altre chiusure potrebbero arrivare nei prossimi giorni poiché lo stesso rapporto di Avaaz documenta una palude più estesa: altre 14 sottoreti coordinate avrebbero violato le regole (la policy) del social. Sarebbero coinvolte 104 pagine divise in sei gruppi con un totale di oltre 18 milioni di seguaci.
Le pagine estromesse dal gioco democratico della Rete contavano su 2 milioni e mezzo di seguaci (follower) e ne raggiungevano molti, molti di più grazie ai loro contenuti virali. Quasi tutte rilanciavano le ben note teorie del complotto e spargevano a larghe mani notizie false e condividendo messaggi divisivi contro i migranti, contro i vaccini e antisemiti. Fingendo, ad esempio, di avere un argomento generico condividevano in modo sistematico i contenuti di siti di estrema destra: la pagina “I valori della vita” condivideva, ad esempio, i contenuti del sito di estrema destra “leggilo.org”.
Metà delle pagine chiuse sostenevano la Lega e l’altra metà il Movimento 5 Stelle. La pagina alla quale va la palma d’oro della menzogna ha un titolo che è tutto un programma: “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo”. Va detto che non è una pagina ufficiale, anche se è certamente schierata. Ha (aveva) 130mila seguaci e raggiungeva la bellezza di 700mila interazioni. Molte le bufale che sono riprese, oggi, dai giornali che si sono occupati del caso. Roberto Saviano è uno degli obiettivi prescelti per promuovere campagne d’odio. E per farlo odiare gli si mettevano in bocca frase frasi antipatriottiche: “Salvare i rifugiati e i fratelli clandestini piuttosto che aiutare qualche terremotato italiano piagnucolone e viziato”.


Un posto d’onore in questa classifica del “degrado- social “ lo merita una delle pagine che è dimostrata più facinorosa nel sostenere la Lega, “Lega Salvini Premier Santa Teresa di Riva”. Tantissimi follower (16mila) e un numero altissimo d’interazioni (283mila). Tanti seguaci e poco onore, cioè tante alterazioni della verità. Come in quel video nel quale si vedono alcuni migranti mentre distruggono una macchina dei carabinieri. Scena scioccante: quasi i 10 milioni, i visitatori. Scena capace di colpire nel segno anche perché nessuna avvertenza segnalava che quella era, in realtà, una scena tratta da un film. Un trucco trito e abusato, da mestieranti delle tre carte. In questo clima di caccia all’emigrante, ha ancora funzionato da spauracchio.
I contenuti e le tecniche sono stati usati senza scrupoli, lontano dall’eticità che dovrebbe contraddistinguere l’agire delle organizzazioni politiche in democrazia. In quelle dannate pagine tutto diventa lecito pur di conquistare il consenso. Come riciclare i follower, tecnica usata da molte delle pagine chiuse. Qualche esempio. La pagina “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo” era in origine la pagina “Bombe sexy”; quella di “Noi siamo 5 Stelle” era in origine “Calcio passione”. E ancora: la pagina “Lega Salvini Sulmona” era in origine “Il peggio del Grande Fratello 2018”.
Non ci resta che aspettare le prossime puntate prodotte dalla grande macchina della propaganda gialloverde. Divisi nel gran duello televisivo, i due schieramenti sono, in realtà, uniti nel propagare la post verità. Puntando molto, se non tutto, sui social. La sola Lega spenderebbe, solo per Facebook, oltre 500mila euro l’anno. Una bocca di fuoco, quella del leader leghista, unica in Italia, capace di produrre 1,6 milioni di fan su Fb, 1,4 milioni su Instagram e 1,1 su Twitter. Dettare l’agenda, guidare il dibattito pubblico, costringere tutti i politici, giornalisti compresi, a misurarsi con i temi che lui, solo lui mette in agenda. Tutto bene finché i cittadini, stanchi di esser spettatori in questo tipo di gioco, non prendono le contromisure e iniziano loro, usando gli stessi mezzi, a rovesciare lo schema. Selfie su misura, follower che si rivoltano, striscioni che sventolano dalle finestre. Da attore, Lui, diventa comprimario. Da beffardo diventa beffato. Umberto Eco si sarebbe divertito un mondo ad assistere a questa nuova forma di “guerriglia semiologica”.