La natura diventa arte, in Abruzzo un esperimento di green new deal

Cosa significa per la montagna il “green new deal” di cui tanto si parla? Che efficacia possono avere vasti piani di emissione di “green bond” (in sostanza, titoli pubblici vincolati a progetti “verdi”) per piccolissimi centri a rischio spopolamento e invecchiamento dei residenti ormai da decenni?

Progetti sul territorio

Più che finanza e piani fiscali, servirebbero progetti “ritagliati” sul territorio, idee da supportare con conoscenze tecniche, spesso assenti nelle piccole amministrazioni. Un focus su queste aree, su natura, arte, cultura, ecologia, sarebbe un volano eccezionale, considerando che stiamo parlando di realtà presenti in tutte le Regioni del Paese, anche se isolate e lontane da strutture di servizio essenziali come gli ospedali (figuriamoci dalle grandi centrali finanziarie), o dalle grandi rotte di collegamento viario (autostrade e ferrovie), e purtroppo vittime di recente anche  della furia dei tagli (via le comunità montane, via le Province!).

La natura dà spettacolo

Gli esempi di sviluppo innovativo non mancano certo nella storia dell’Italia profonda. Ne arriva uno dall’Abruzzo, che merita una particolare attenzione. L’estate scorsa un gruppo di cittadini ha organizzato un festival internazionale di pittura naturalistica in un paesino a mille metri di altitudine, Villavallelonga (Aq). Ogni mattina sei pittori (Josè Arcas, Valeria Cademartori, Nick Derry, Federico Gemma, Elisabetta Mitrovic, Marco Preziosi) sono andati in esplorazione “armati” di matite e pennelli, a osservare gli animali e a fare schizzi, per completare il quadro poi la sera in paese, a volte con performance di gruppo a cui ha assistito la popolazione. Un’esperienza unica per i visitatori, se si considera l’ambiente naturale.

Villavallelonga, infatti, è circondata da vasti boschi di faggio, già protetti dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e oggi considerate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Gli alberi di questa valle, infatti, sono i più antichi d’Europa (alcuni esemplari hanno quasi sei secoli), e l’intero bosco rappresenta un esempio unico di foresta primordiale incontaminata.

L’altro elemento di grande interesse è il ruolo del faggio nella lotta ai cambiamenti climatici e la tutela dell’ambiente. Un faggio riesce a incamerare e “immagazzinare” quantità sorprendenti di CO2, che utilizza poi quando ne ha bisogno, per affrontare improvvise gelate e riuscire a mantenere gemme e foglie.

L’esperimento Villavallelonga

Così a Villavallelonga si è trovata la formula per unire arte, natura e cultura locale (impareggiabili le cene preparate dalle donne della pro loco). Da questo primo seme piantato, si vorrebbe far crescere la pianta di un progetto strutturato: una scuola di arte wildlife (con sezioni dedicate a tutte le arti figurative) e di scienze ambientali.  Un piccolo “green new deal” in formato locale che rinnova una vecchia tradizione abruzzese.

Erminio Sipari e Loreto Grande

In passato infatti fu un illuminato “signorotto” di campagna abruzzese, Erminio Sipari, grande proprietario di armenti nonché imparentato con Benedetto Croce, a “inventare” il parco nazionale d’Abruzzo, la prima area protetta del Paese.

Solo per un cosiddetto rispetto nei confronti della casa reale dovette accettare che il regio decreto della sua fondazione fosse di poco successivo a quello del parco del Gran Paradiso.

Negli stessi anni un famoso botanico, Loreto Grande, nato proprio a Villavallelonga, faceva le sue ricerche scoprendo numerose specie vegetali e avviando la protezione delle faggete.

Ora tutto questo rivive in forma nuova e creativa. E magari proprio grazie a questa nuova idea Villavallelonga recupererà un po’ dei suoi abitanti, scesi sotto il migliaio negli ultimi decenni.