La morte della politica produce Di Maio

Per far dimenticare il giorno dell’Assunta, la giovane con laurea triennale promossa senza tante storie capo della segreteria al ministero, il vice presidente del consiglio spara contro la “sinistra veramente miserabile” che, uscendo dal coro (ci sono state persino edizioni speciali del Tg3), ha osato criticare i gravi costi sociali delle scelte strategiche di Marchionne.
Il giochino del populista che evoca il “letto di ospedale” per infilzare una sinistra senza cuore è stucchevole. Non è però strano che il capo politico di un non-partito della microazienda difenda un manager potente della macroazienda. L’interesse, sebbene volgare, non mente mai. Un po’ più paradossale è che il leader del sovranismo benedica il manager della delocalizzazione. Ma il populismo, si sa, non ha logica.

Questo politico dalle profonde letture e raffinate citazioni (un suo tweet recita: “libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi”), per superare il globalismo apolide della sinistra si rinchiude nello strapaese grillino. E, forse stanco della retorica della rete e del giudizio on line su persone e problemi, arruola la segretaria, esperta nella gestione degli affari complessi, secondo la bella regola antica, quella del buon rapporto di vicinato. E’ un perfetto esempio di glocalismo, che dalla navigazione nella rete infinita si rifugia nel ristretto familismo campano che però, grazie alla trasvalutazione dei valori imposta dell’antipolitica imperante, è diventato un bel marchio morale.

Tutto il grillismo-regime è una contorsione illimitata. Con champagne (altro che il pauperismo, rinfacciato dal Cavaliere) e palloncini, i deputati grillini scendono in piazza Montecitorio per festeggiare il provvedimento voluto dal presidente della camera che taglia i vitalizi di 1300 deputati ottuagenari. L’ingiustizia è vendicata, la vecchia casta finalmente è punita, però con decorrenza 2021. E gli stipendi della nuova casta sono blindati in cassaforte.

Il gran vendicatore, in nome del popolo, è proprio “il presidente combattente” che, per svelare ai cittadini il senso totalizzante della sua lotta allo spreco e al privilegio, ama farsi riprendere dai media mentre prende un mezzo dell’Atac, con la scorta che non segue più il potente così alla mano, ma insegue il mezzo pubblico. E’ un bell’esempio di politico del tempo nuovissimo, che vive tra finzioni e esempi di probità a buon mercato. Tra i dimostranti in piazza compare anche il vice presidente del consiglio. Che usa toni epici per festeggiare la straordinaria misura stabilita dai gran capi dei deputati del popolo.

“Oggi è un giorno importantissimo per tutti i cittadini di questo Paese e, lasciatemelo dire con un po’ di orgoglio, anche per il MoVimento 5 Stelle. È un giorno di festa: finalmente vengono aboliti i vitalizi! Bye bye vitalizi! Invito tutti a fare una cosa semplice: postate sui social un video o una foto dove fate “ciao ciao” con la mano per salutare il privilegio che se ne va usando l’hashtag #ByeByeVitalizi. Prendiamoci questa piccola rivincita. La prima di tante che ci aspettano”.

Così parla il capo politico, il vice presidente del consiglio che, per sfuggire al tarlo dell’improvvisazione, denuncia manine, sventa complotti, chiede la rimozione di tecnici che fanno politica agitando numeri scomodi. Nel suo curriculum scriveva: «frequentavo l’università, ho avviato un progetto imprenditoriale di e-commerce, web marketing e social media marketing». La morte della politica e il culto della inesperienza produce Di Maio. Lo statista di nuovo conio che annuncia: “Finalmente è arrivato. Oggi è il giorno che gli italiani aspettavano da sessant’anni: quel momento fatidico che abbiamo regalato ai nostri cittadini in cento giorni di governo”. Parla come la Boschi e sarebbe un gran bene che conoscesse presto lo stesso celere oblio.