La migrazione dall’Africa
ha ”creato” l’Homo sapiens

Pochi se ne sono accorti. Ma negli ultimi mesi gli antropologi stanno riscrivendo la nostra storia. Che è la storia di una specie migrante. Nello scorso mese di giugno la rivista Nature ha pubblicato un articolo in cui si dimostra che noi sapiens non siamo emersi dal cespuglio di specie del genere Homo 200.000 anni fa nell’Africa orientale, ma molto prima. I sapiens erano presenti, infatti, nell’attuale Marocco già 315.000 anni fa. Il che dimostra non solo che la nostra specie è più antica di quanto si pensasse, ma anche che migrava da una parte all’altra dell’intera Africa inseguendo migliori condizioni di vita.

Passa un mese, ed ecco che a luglio un altro gruppo di antropologi, questa volta molecolari, porta le prove (forse non ancora conclusive) che nel DNA mitocondriale dei Neandertal europei sono presenti tracce di materiale genetico appartenente alla specie sapiens. Queste tracce risalgono ad almeno 270.000 anni fa. Il che non solo dimostra che le due specie umane si sono più volte incrociate, ma anche che la nostra specie ha iniziato a uscire dall’Africa molto prima – almeno 200.000 anni prima – di quanto si pensasse e subito dopo (il subito va commensurato ai tempi geologici) essere nata.

Non sappiamo come questa storia si sia sviluppata. Come e da dove i primi sapiens siano usciti dall’Africa. Sappiamo solo che la spinta a e la capacità di migrare sono coessenziali a Homo sapiens, a causa della sua capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

Molto più solida – per quanto questo aggettivo possa essere usato in una disciplina, la paleoantropologia, in continuo cambiamento – è la storia delle diverse migrazioni “out of Africa” avvenute a partire da 125.000 anni fa a partire dall’Etiopia e dalle aree circostanti. In questa prima (ma, ormai, dovremmo dire seconda) ondata migratoria i sapiens iniziano a spargersi per tutta l’Eurasia, dove incontrano almeno quattro diverse altre specie umane. E, tuttavia, non si stabilizzano. O, almeno, nei nostri geni non portiamo traccia di questo flusso migratorio. I nostri geni risalgono a un altro “out of Africa”, avvenuto all’incirca 75.000 anni fa lungo la rotta che dall’Etiopia porta allo Yemen. Questa volta i migranti consolidano la loro presenza, dapprima in Medio oriente e poi in Asia, in Australia (dove giungono 40.000 anni fa) e infine in Europa (dove giungono più o meno nel medesimo periodo). Ancora una volta incontrano altre specie umane e di nuovo c’è – come dire – un certa relazione. Noi moderni, tranne gli Africani, portiamo nel nostro DNA tracce di questi incontri: con i Neandertal in Europa, con i Denisoviani in Asia e con altri nelle isole australi.
In ogni caso intorno a 35.000 anni fa cinque sono i fatti che segnano la nostra storia. Il primo è che siamo emigrati e abbiamo colonizzato tutti i tre continenti connessi (con in più l’Australia): ci resta da raggiungere solo l’America (lo faremo intorno a 20.000 anni fa). Il secondo è che l’≤out of Africa≥ non è stato monodirezionale: alcuni tra i sapiens dopo essere usciti sono ritornati nel continente nero. Il terzo è che ovunque possibile, noi sapiens migranti abbiamo avuto incontri ravvicinati con gli altri umani: nessuno scontro significativo, ma contatto fisico e culturale. Il quarto fatto è che – salvo rare eccezioni, è il caso del piccolo Homo floresiensis sopravvissuto a Flores in Indonesia fino a 18.000 anni fa – tutte le altre specie si sono estinte e noi, per la prima volta negli ultimi 2 milioni di anni, siamo rimasti soli. Il quinto e ultimo fatto è che, intorno a 35.000 anni fa o giù di lì, in tutto il mondo in maniera pressoché contemporanea, oltre a un linguaggio orale sofisticato, è comparsa l’arte rupestre: segno non solo dell’acquisita capacità di elaborare un pensiero astratto e mostrare un gusto estetico, ma anche del fatto che insieme agli uomini hanno iniziato a migrare le idee, con gran beneficio di tutti.