La memoria distorta
non cancella l’antifascismo

C’è stata per molti anni, sul versante della cultura di sinistra, una sorta di impegno a non parlare delle Foibe, l’odiosa e barbara forma di esecuzione di fascisti, ex fascisti e prigionieri incolpevoli ad opera dei partigiani iugoslavi appena il fascismo è stato abbattuto e la loro terra liberata dopo una resistenza, a tedeschi e italiani occupanti, dura e sanguinosa come quella italiana, segnata dai peggiori misfatti degli occupanti nazifascisti.

Non si è fatto per rispetto alle vittime, sopratutto alle vittime estranee alla vendetta, coinvolte nel finale tragico di una guerra che nazisti e fascisti avevano già reso tragica molto al di la delle brutte vicende belliche. Di anno in anno – diciamo con tristezza, di “celebrazione in celebrazione” – abbiamo dovuto accorgersi che il fascismo si stava impossessando di un lutto grave (le foibe) che il fascismo aveva provocato con atti di immensa crudeltà, e che quella “celebrazione” (che avrebbe dovuto essere non una celebrazione ma la condivisione di un lutto ) è diventata una festa fascista. Ha autorizzato sindaci e consigli comunali a intitolare strade a personaggi del fascismo occupante, e a organizzare danze macabre (spesso alla presenza di qualche autorità di governo ) in onore degli anni spaventosi della occupazione nazista e fascista (in stretta collaborazione con il peggior fascismo locale ) che ha lasciato vittime e dolore mai dimenticati in quelle terre.

Tutto è accaduto a causa della approvazione da parte di Camera e Senato della legge che istituisce il giorno della Memoria della Shoah. L’opposizione di destra a quella legge, durata per anni, era motivata dalla persistente richiesta di elencare foibe e gulag in una stessa dichiarazione contro il male commesso prima e durante la seconda guerra mondiale, come se fossero tutte opera della stessa mano, e con le stesse intenzioni e ragioni.

Poichè, come qualcuno ricorderà, ero l’autore e il relatore della legge per l’istituzione del Giorno della Memoria della Shoah, ho subito resistito a ciò che ad altri, anche a sinistra, sembrava un ragionevole compromesso. Il mio argomento era non solo l’ovvia e tremenda unicità della grandiosa macchina per lo sterminio del popolo ebraico. Ma il fatto che il progetto di sterminio ha avuto due autori: Hitler e Mussolini. Ho potuto dire ai miei colleghi in Parlamento che ciascuno degli scranni dove adesso sedevamo, era stato il seggio di coloro che, nel 1938, al grido di “viva il duce” avevano votato all’unanimità la esclusione dei cittadini italiani ebrei da ogni diritto, protezione e garanzia, aprendo la strada a ogni forma di abuso, alla persecuzione, e poi alla deportazione.

il boicottaggio dei negozi ebraici
Il boicottaggio dei negozi ebraici

Era dunque inevitabile che si dovesse dire: la storia è piena di crimini. Ma le leggi dette “per la difesa della razza” sono un delitto italiano, votato ed eseguito in Italia. Spetta a noi italiani almeno il dovere del ricordo. Una parte del Parlamento ha poi voluto il suo compenso per avere accettato il Giorno della Memoria (27 gennaio, giorno della liberazione di Auschswitz) e ha votato un anno dopo che il 10 febbraio sarebbe stato il giorno dedicato alle foibe, deliberatamente vicinissimo al Giorno della Memoria in una sorta di gara di rivincita indecente.

Qui si confondono deliberatamente vittime ( italiane e iugoslave ) con carnefici, italiani, iugoslavi e tedeschi. Ma è stata la sequenza nel tempo delle “celebrazioni” che ha squilibrato del tutto un presunto ricordo di morti molto diversi tra loro (sempre più salutati come fascisti) e includendo dunque tra i fascisti anche gli italiani che sono state vittime innocenti, alterando le cifre. E cancellando dalla storia tutta l’estrema violenza e crudeltà della repressione contro la Resistenza (come accecare i partigiani e gli antifascisti prigionieri e mostrare la collezione di occhi sul tavolo dei gerarchi croati ).Questa, per gli ex iugoslavi, è la storia della occupazione italiana. Da noi, da questa parte della frontiera così cara al vecchio e nuovo fascismo, diventa “onore ai caduti” con il linguaggio originale dei tempi dello sterminio.

Voglio citare una lettera che ho ricevuto in questi giorni da Franca Gonizzi, di Parma. “Da quando il 10 febbraio è diventato il giorno del ricordo delle foibe, hanno ricevuto il riconoscimento della Repubblica veri e propri criminali fascisti. La storia viene completamente stravolta presentando i fascisti italiani come vittime e i partigiani iugoslavi come carnefici, senza parlare mai della aggressione italiana alla Jugoslavia dell’aprile del 1941. (…) E proprio da pochi giorni il Parlamento europeo ha offeso la memoria attraverso una gravissima forma di falsificazione della Storia: la maggioranza dei deputati ha equiparato chi ha compiuto indicibili efferatezze con chi le ha combattute”.

Penso che questa lettera stia dicendo ciò che viene detto e discusso troppo poco o mai: l’antifascismo ha cancellato il fascismo e non ne accetta il ritorno. L’antifascismo non esita a chiamare fascismo ciò che ci viene spesso presentato, anche dai media, come un punto di vista diverso ma rispettabile e non si adatta alla presunta buona educazione di una sorta di “par condicio” fra ex combattenti. Non è vero che è passato tanto tempo e dunque basta. E’ passato tanto tempo anche dal dibattito sulla schiavitù e dalla oppressione bianca del colonialismo. Ci sono ancora le conseguenze. Ma non si accetterebbe mai di dire che a questo punto possiamo dimenticare. Resistenza e liberazione non finiscono. Continuano nell’antifascismo.