La malaria non viaggia con i migranti

L’Istituto Superiore di Sanità sta per rendere noti i risultati delle analisi sul contagio da malaria che lo scorso 4 settembre ha ucciso una bambina di quattro anni ricoverata nell’ospedale di Trento. Pare proprio che il contagio sia avvenuto tra le mura dell’ospedale e per un errore umano. Prima di ogni conclusione, attendiamo che si concludano le indagini.

Un fatto è certo, però: al contrario di quanto affermato da svariati media, non c’è alcuna emergenza malaria dovuta ai cosiddetti migranti clandestini. Anzi, non c’è alcuna emergenza sanitaria dovuta alle persone che attraversano il Mediterraneo coi barconi e sbarcano sulle nostre coste. Come documentato da una serie di indagini indipendenti rese pubbliche di recente.

Il Ministero della Salute ha reso pubblici i risultati ufficiali delle visite mediche effettuate da USMAF (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera) e da SASN (Servizi di Assistenza Sanitaria ai Naviganti) su 171.605 migranti giunti in Italia con mezzi di fortuna nel 2016. Rilevanti sono stati solo i casi di scabbia o di infezione alla pelle dovute alle pessime condizioni cui sono stati costretti sui barconi: ne sono stati registrati 17.837, pari al 10,4% di tutti i migranti ispezionati. Va tenuto presente che queste patologie sono facilmente curabili e non comportano rischi per la popolazione italiana. In 1.348 (0,8% del totale) hanno avuto bisogno di un ricovero ospedaliero. Non si sono registrati casi di malattie infettive o di altre patologie in grado di minacciare la salute dei residenti in Italia. Come recita il documento del Ministero della Sanità: «I controlli sanitari all’arrivo hanno evidenziato anche: cardiopatie, diabete, affezioni neurologiche, esiti traumatici e psichiatrici, connessi a torture e violenze intenzionali, subite nel Paese di origine o nel percorso migratorio, oltre a condizioni fisiologiche (stato di gravidanza), di innegabile interesse per la salute del singolo, ma non per quella della collettività».

Esito analogo hanno avuto le indagini pubblicate di recente sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione da Giovanni Baglio, Raffaele Di Palma, Erica Eugeni, Antonio Fortino dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) di Roma. Su 8.132 immigrati in transito che si sono fatti visitare in una struttura sanitaria della capitale nell’anno 2015, la maggior parte – 4.912 pari al 60,4% del totale – aveva infezioni o lesioni alla pelle. Altro di rilevante non è stato registrato, se non per 1.040 migranti (il 12,8% del totale) che hanno accusato problemi alle vie respiratorie. In 108 avevano una malattia di tipo infettivo (1,3% del totale): in nessun caso si trattava di malattie esotiche pericolose. È dunque destituito di ogni fondamento il fatto che i migranti che giungono in Italia in maniera non ordinata siano sieropositivi o portatori di agenti patogeni tipici delle aree tropicali. È invece vero, rilevano altri ricerche pubblicate da Epidemiologia & Prevenzione che molti migranti, regolari e irregolari, contraggono malattie, anche di tipo psichico, una volta giunti in Italia a causa delle condizioni non propriamente adeguate in cui troppo spesso vengono a trovarsi.

Per quanto riguarda, poi, la malaria vale quanto riportato di recente da una giornalista scientifica di valore, Cristina Da Rold, sulla base di rapporti scientifici documentati. Tra il 2010 e il 2015 sono stati notificati in Italia 3.633 casi di malaria. Le morti registrate sono state 4.

I contagi autoctoni, cioè quelli avvenuti in Italia, sono stati 7. Tutti gli altri – ovvero 3.626 – sono stati contagi avvenuti all’estero. In particolare 2.349 (pari al 65% dei casi) erano stranieri residenti in Italia ma rientrati temporaneamente nel paese di origine, dove si sono contagiati, e poi rientrati regolarmente in Italia; 725 (pari al 20% del totale) erano italiani che sono stati in paesi a rischio per lavoro o per vacanza e lì si sono contagiati. E solo 377, pari al 10% del totale, erano migranti giunti in Italia su un barcone.

In definitiva, il ritorno di alcune malattie infettive è una delle caratteristiche dei nostri tempi. Ma, per una ragione o per l’altra, il loro veicolo di trasmissione passa più per gli aerei con cui si spostano per il mondo le classi medie e agiate, che non i barconi con cui si spostano nel Mediterraneo i migranti forzati.