La mafia uccide
anche in Olanda.
Un avvocato

Si terrà a porte chiuse per motivi di sicurezza il processo a Ridouan Taghi, latitante, il più pericoloso ricercato dei Paesi Bassi, re della cocaina e della“micro-mafia” di origine marocchina. Coimputato il suo braccio destro, Saïd Razzouki, anch’egli fuggitivo.

Il Paese è sotto shock dopo l’assassinio, ad Amsterdam, dell’avvocato Derk Wiersum, difensore di Nabil B., testimone della Corona, figura simile a quella del collaboratore di giustizia in Italia. Il fratello di Nabil, senza alcun precedente penale, era stato ucciso da un sicario come vendetta contro il testimone-chiave. Per uno scambio di persona era stato ucciso anche un amico di Nabil, Hakim Changachi.

La mafia uccide un avvocato difensore

mafia omicidioÈ la prima volta, con l’omicidio del difensore, che una persona dell’ordine giudiziario viene colpita dalle mafie attive nei Paesi Bassi. Wiersum, che lascia la moglie e due bambini, era anche giudice onorario nella regione Zelanda-Brabante Occidentale. Ora è sotto gli occhi di tutti che la mafia uccide anche gli uomini dello Stato.

Wiersum aveva già segnalato nel giugno del 2018 l’inadeguatezza della protezione offerta al testimone Nabil B.
Nei Paesi Bassi l’omicidio dell’avvocato di un testimone sotto la tutela della Corona era fino a pochi giorni fa impensabile. Da tempo la polizia aveva annunciato una ricompensa di centomila euro per chi avesse fornito informazioni utili ad arrestare Ridouan Taghi e il suo complice. Entrambi di nazionalità olandese e marocchina, i due sono i principali imputati del processo “Marengo” contro sedici persone accusate di traffico di cocaina, omicidi, violenza e altri reati.

I porti attirano droga e trafficanti

“Con il porto di Rotterdam e altri punti di distribuzione l’Olanda attira trafficanti di droga praticamente da tutte le principali mafie del mondo” spiega lo scrittore e giornalista di AD Koen Voskuil. “La polizia deve affrontare gruppi criminali olandesi, olandesi-marocchini, italiani, albanesi, russi, colombiani e messicani, solo per citarne alcuni. La cocaina – prosegue Voskuil – è un affare talmente redditizio che ciascun gruppo può coesistere accanto all’altro e collaborare”.

Gli olandesi-marocchini, spiega, hanno iniziato a diventare potenti all’inizio degli anni Duemila e nessuno sembrava notarlo. La polizia doveva combattere i criminali olandesi. Intanto i marocchini diventavano sempre più forti. Un po’ come è successo con la ‘Ndrangheta cresciuta all’ombra di Cosa Nostra negli anni Novanta.

L’Europa unita può battere la mafia

mafia omicidioPer Voskuil i problemi legati alla mafia sono troppo grandi per la sola polizia dei Paesi Bassi, un piccolo Paese che deve combattere un fenomeno internazionale. Per questo lo scrittore pensa che gli olandesi abbiano bisogno dell’Europa e che si debba creare una forza di polizia dell’UE per combattere i gruppi mafiosi. E indica la legge italiana sui collaboratori di giustizia nei processi ai mafiosi come un importante punto di riferimento.
Nella legislazione europea non esistono norme per creare una rete di protezione attorno a imputati che decidono di aiutare gli investigatori in cambio di uno sconto di pena o di altri benefici, in un quadro premiale. Quindi anche le famiglie, i consulenti, gli avvocati non hanno garanzie legiferate dall’Unione che, ad oggi, ha fatto solo blande raccomandazioni per unificare le linee guida.

Ogni Paese utilizza un concetto giuridico antico, la cooperazione da parte di un imputato con chi rappresenta gli interessi collettivi, in modo diverso. In Germania gli Staatszeugen, i testimoni dello Stato e le loro famiglie, in base alla legge del 2001, hanno adeguata protezione, con la possibilità di pene ridotte e, se necessario, un cambio di identità. In Austria il codice di procedura penale garantisce la sicurezza di chi dà informazioni che possano prevenire un crimine. In Belgio la legge prevede che si possa fornire a chi collabora e alla sua famiglia una ricollocazione, una nuova identità, uno speciale programma di reinserimento una volta scontata la pena residua e un assegno mensile di sostentamento per il tempo necessario.

Troppe diversità sui collaboratori di giustizia

Si chiamano “supergrasses” i collaboratori di giustizia in Irlanda, “arrependitos” in Spagna, dove la legge risale al 1995. La Lituania include in un’unica legge di protezione testimoni, vittime, accusati a piede libero, accusati già detenuti, esperti e avvocati della difesa: la norma è condivisa, in un accordo trilaterale, con Estonia e Lettonia.
Nei Paesi Bassi i testimoni della Corona, come Nabil B., hanno alcuni limitati benefici e un livello di protezione proporzionale al pericolo che corrono. Fino ad oggi nessuno pensava di dover garantire la vita anche ad avvocati e giuristi che lavorano al caso.
In un quadro di criminalità internazionale, la legge che protegge chi testimonia contro i propri complici, è in Europa un puzzle di norme nazionali impossibile da comporre. Le deposizioni e la sicurezza non sono gestite da un’unica autorità, molte informazioni si disperdono. In reati come il traffico di droga un’unica legge europea sui collaboratori di giustizia darebbe un enorme vantaggio agli investigatorie una protezione maggiore a tutte le persone a rischio.