Europa senza leggi contro la mafia

Compie 16 anni l’attività di Eurojust, che dal 2002 ha sede all’Aja. E’ l’ente di cooperazione giudiziaria dei Paesi dell’Unione Europea per combattere il crimine transnazionale. Iniziata nel 2001 sotto la presidenza di turno svedese, l’agenzia è certamente un esempio di soldi dei contribuenti europei spesi bene e in modo trasparente, con successi ma anche pesanti frustrazioni. Con il titolo “Lo Schema”, in questi stessi giorni, l’OCCRP, il Progetto di giornalismo sul crimine organizzato e la corruzione, il CCIJ, il Centro della repubblica Ceca per il giornalismo investigativo e il IRPI, Progetto di giornalismo investigativo italiano, stanno velocemente pubblicando le inchieste inedite di Ján Kuciak, 27 anni, assassinato a Bratislava assieme alla fidanzata Martina Kušnírová.

Kuciak aveva descritto un governo, quello del suo Paese, in buona parte pagato e orientato dagli interessi della ‘Ndrangheta. Il clan Vadala, originario di Bova Marina, in Calabria, forniva consulenze, tangenti, personale specializzato in vari settori. Le dimissioni di Robert Fico, il primo ministro, non hanno certo reso meno pericolosa la situazione per le voci indipendenti. I siti pubblicano “le ultime storie di Jan, per sempre incompiute, per onorare la sua memoria, mettere le cose in chiaro e minimizzare il rischio per i suoi colleghi”.

Intanto a Bruxelles è in atto l’ennesimo tentativo, stavolta da parte dei Verdi tedeschi, di far passare una chiara legge sul concorso in associazione mafiosa. Sono dieci anni che partiti di diversi Paesi, soprattutto del Nord Europa, ci provano. In Italia è un reato punibile dal 1982. La legge (416bis) fu approvata venti giorni dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie. L’Europol ha lanciato un appello alla politica nel suo rapporto su Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra : “ Essere un membro di un’organizzazione di tipo mafioso deve essere considerato un crimine di per sé…La legislazione antimafia deve essere armonizzata a livello europeo e le richieste di estradizione per i mafiosi in fuga devono avere assoluta priorità da parte delle autorità competenti”. Eppure non è stato fatto nessun concreto progresso in questa direzione.

Nel 2014, con la direttiva sul congelamento e la confisca dei beni provento di crimini, si continuò a litigare. Al testo furono messe limitazioni imposte dal Comitato europeo per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. In sintesi la fronda alla direttiva nasceva dal timore che la confisca preventiva potesse essere un rischio sproporzionato che avrebbe potuto ledere il diritto alla proprietà in caso di assoluzione. Da allora è in corso un lungo scontro tra diverse istituzioni europee. La Corte Europea per i diritti umani ha ribattuto che l’europarlamento sbaglia, la confisca non è una pena senza processo, ma una misura preventiva.

Intanto la mafia continua il suo shopping europeo su due piani: quello giuridico, con staff di esperti che affiancano politici e i comitati di grandi enti pubblici o privati e poi sul piano patrimoniale, entrando nell’economia legale. “Edilizia, servizi e smaltimento dei rifiuti”, secondo Eurojust sono i settori d’azione principali, affiancati da una penetrazione territoriale nei punti vendita legali e nella contraffazione dei prodotti. L’avvocato penalista Kai Bussmann, in uno studio per il governo federale tedesco, ha scritto che, secondo stime prudenti, in Germania 100 miliardi che arrivano dalla criminalità entrano nell’economia legale. I criminali o i loro prestanome acquistano ogni anno beni immobili per 20 miliardi, aggiunge Bussmann.

Ad oggi nessuna direttiva sembra efficace e il sogno di una Procura europea, almeno per i reati di mafia, resta un sogno ricorrente. Per l’Europol l’Unione Europa “non descrive in modo adeguato la natura complessa e flessibile delle reti moderne del crimine organizzato”. Dalle intercettazioni ai sequestri di beni ogni Paese mantiene le sue leggi e non c’è accordo sulla definizione di mafia come sistema dominante. Oggi la mafia con i suoi gruppi vale il 10% del PIL europeo. Non è detto che dispiaccia proprio a tutti coloro che esitano ad approvare leggi efficaci. Leonardo Sciascia non passa di moda e ne Il Giorno della Civetta scrive che la mafia era ed è un sistema che “contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”.