La lotta delle Reggiane, la più lunga
occupazione di una fabbrica

Nel 1950 alla Officine meccaniche italiane s.a. – meglio note come Officine meccaniche reggiane, o più semplicemente Reggiane – a fronte di un piano di 2.100 licenziamenti, inizia la più lunga occupazione di una fabbrica da parte degli operai della storia italiana. In linea con il Piano del lavoro della Cgil nazionale ed a dimostrazione della effettiva convertibilità della produzione da bellica a macchinari per l’agricoltura, nel corso dell’occupazione viene progettato e prodotto il trattore cingolato ‘R60’.

Nel novembre del 1950 Giuseppe Di Vittorio, nel consegnare alla Camera del lavoro di Reggio Emilia il secondo premio della gara di emulazione nazionale per la campagna di tesseramento, affermava: “La vostra condotta non suscita soltanto l’ammirazione dei lavoratori reggiani, ma anche di coloro che comprendono come, difendendo lo stabilimento, si conduce una battaglia per la vita e per la necessità che in Italia ognuno viva del proprio lavoro”.

E’ nato il trattore R60, titolerà nel dicembre 1950 «Lavoro»: “Il ‘fischione’ delle Reggiane – si legge sul rotocalco della Cgil – ha emesso il suo primo lamento, ed i passanti frettolosi si sono fermati d’incanto guardandosi tra loro, chi attonito e chi pensoso, mentre gli urli prolungati e intermittenti si susseguivano, fendendo l’aria gelida del mattino. Era il segnale preannunziato. Molti hanno affrettato il passo con la speranza di poter entrare nello stabilimento e di assistere alla singolare cerimonia della colata del metallo fuso e incandescente negli stampi che danno forma e corpo al famoso trattore R60. I celerini sbarravano le numerose porte di accesso alla fabbrica, però quella folla è entrata ugualmente. Tra questa folla vi era una milanese che andava ripetendo con un flemmatico sorriso ‘Chi ha ragione una via la trova sempre’”.

Nell’approssimarsi del Natale in numerosi negozi della città compaiono cartelli con scritto «Qui si fa credito alle maestranze delle Officine Reggiane»: tutta la popolazione si raccoglie intorno agli operai, che insieme ai tecnici e agli impiegati trascorreranno in fabbrica le tradizionali feste natalizie. “Il Natale di lotta dei lavoratori delle Reggiane – annoterà Sergio Iori, operaio ed ex partigiano nel proprio diario – è riuscito in pieno superando i pronostici fatti i giorni prima. Stamane lo ziffolo è suonato alle 8.05, il suo suono ha fatto sentire a tutta Reggio la lotta delle Reggiane. Verso le 10 gli operai si sono raccolti in città, questo ha fatto sentire ancor meglio la lotta a tutti i cittadini. Alla mezza i refettori offrivano una bellissima cornice, tavoli lunghi a non finire pieni di bottiglie messe in fila, pane, salame, una mela ed una sigaretta. Il locale era molto confortante, pavesato di bandierine le quali rendevano ancora più brillante la festa. Gli operai hanno mangiato e cantato, da parte dei 700 del corso sono state offerte in atto simbolico 4 torte e precisamente agli operai della Forgia, Fonderia, al Comitato di agitazione, alla Cgil. Questi atti hanno riscosso grandi applausi fra tutti i presenti. Con noi vi erano delegazioni varie: Breda, Delta Padano, Bassa Reggiana, ecc… inoltre i deputati e senatori democratici i quali hanno portato con brevi discorsi un grande entusiasmo fra tutti i lavoratori. Si sono poi iniziati gli spettacoli in programma e la distribuzione dei pacchi ai bambini. Infinite colonne di gente si sono portate oggi alle Reggiane, la manifestazione è riuscita in pieno, i nostri avversari sputino pure veleno, la classe operaia ha già scelto”.

Anche la Pasqua verrà trascorsa in fabbrica, con un visitatore d’eccezione: il segretario generale della Fiom, Giovanni Roveda. Del resto nel corso dei mesi a fianco dei lavoratori delle Reggiane si schiereranno artisti, politici, rappresentanti del mondo dell’arte e della cultura (Renato Guttuso, Carlo Levi, Nilde Iotti, Italo Calvino solo per citarne alcuni). Scrive nel giugno 1951 su «Lavoro» Vittorio Foa: “A Reggio i lavoratori, che sono sulla breccia da oltre otto mesi, continuano la loro lotta senza pari e meritano la solidarietà di tutti i lavoratori italiani. Ma non si tratta più soltanto di solidarietà: si tratta oggi di una effettiva convergenza di interessi e di obiettivi dei lavoratori”.

Il mese successivo il Comitato direttivo confederale saluta la delegazione delle Reggiane, venuta a Roma per consegnare a Di Vittorio un’opera artistica in metallo concepita, creata e fusa dai lavoratori stessi. Di Vittorio promette loro che la Cgil raddoppierà i suoi sforzi per estendere il vasto movimento di solidarietà già in atto nel Paese. “Perché la sottoscrizione non è soltanto una iniziativa di operante solidarietà operaia, ma è una vera e propria lotta nazionale per la difesa dell’industria e l’affermazione dell’unità della classe lavoratrice italiana”.
L’8 ottobre 1951, guidati da Giuseppe Di Vittorio con alla testa tre trattori R60, migliaia di operai usciranno dalle Officine Reggiane, decretando la fine dell’occupazione della fabbrica dopo 368 giorni (l’epilogo della vicenda sarà la liquidazione coatta dell’azienda e la riassunzione di soli 700 operai)”.

 

 

Luglio 1950: La manifestazione all’interno della fabbrica dove, sui trattori R60, gli artisti hanno parlato alle maestranze (didascalia su retro stampa). In prima fila sui cingoli del trattore Carlo Levi. (didascalia su retro stampa)

 

Nella fabbrica occupata l’onorevole Sacchetti, segretario della Camera del lavoro di Reggio Emilia, parla con Carlo Levi (didascalia su retro stampa)..

 

Nel corso dell’occupazione dell’officina un incontro fra operai e intellettuali, da sinistra si vedono Carlo Levi [pittore, scrittore], Nilde Iotti [Deputato Partito comunista italiano], Renato Guttuso [pittore] (didascalia su retro stampa)..

 

L’onorevole Di Vittorio saluta cordialmente il sindaco di Reggio Emilia Cesare Campioli, 28 luglio 1951

Di Vittorio è a Reggio Emilia per la commemorazione dei “nove martiri delle Reggiane caduti per la pace e per il lavoro il 28 luglio 1943”. Oggi noi combattiamo per lo stesso ideale per cui essi gloriosamente caddero: la Pace, titolerà l’edizione speciale de «Per la salvezza delle Reggiane» del 27 luglio 1951 (supplemento al n. 16 de «Il lavoratore dei campi»)

 

Luglio 1951: un operaio mostra a Di Vittorio il dono offerto dai lavoratori delle Reggiane alla Cgil.

(didascalia su retro stampa).

 

 

Comizio di Di Vittorio, 8 ottobre 1951

 

Disegno di Guttuso fatto durante la visita alle Reggiane (didascalia su retro stampa).

 

 

La visita di Roveda durante le festività pasquali (didascalia su retro stampa).

 

 

 

In parecchi negozi della città sono appesi cartelli con scritto ‘Qui si fa credito alle maestranze delle Officine Reggiane’. Infatti i crediti fatti ai lavoratori delle Reggiane in questi mesi assommano a circa un miliardo (didascalia su retro stampa).