La lontana sicurezza
dei nostri genitori

Cosa ci fa svegliare al mattino e ci riempie di domande, se non la nostra immagine allo specchio? Cos’è che ci fa sentire sicuri, nella costruzione di relazioni stabili e di una casa accogliente? L’idea stessa di sicurezza può essere messa in discussione, o siamo solo una generazione costantemente insoddisfatta, alla continua ricerca della pagliuzza nel fienile?
L’impressione comune, del resto, è che i nostri genitori abbiano avuto una vita più agiata, come se ogni tempo non nascondesse, in fin dei conti, le proprie insidie. Ma ciò di cui si discute e si dibatte, a proposito dei Millennials, è il loro essere avulsi da ogni tipo di sforzo fisico, lo stesso atto lavorativo sembra generare scompensi alla loro anima, che si sente chiamata a lasciare un segno nel mondo.

I Millennials, o Generazione Y, sono l’anello di congiunzione tra la Generazione X, di coloro nati tra gli anni ’60 e ’80, e la Generazione Z, figlia di Internet e della connessione “Social”. Tra la fine della guerra e i primi anni ’60, un’altra generazione, quella dei Baby Boomer, nata sotto il segno dell’espansione demografica che seguì la fine del conflitto, contribuì alla costruzione di un’economia florida e di successo per le generazioni a venire, indicando ai propri figli la via da seguire per un futuro sicuro. 

Tuttavia, né la Generazione X, né tantomeno i Millennials, sembrano aver ereditato quella sicurezza in se stessi e quella visione chiara del futuro che caratterizzavano invece la generazione precedente.

Dalla metà del secolo precedente l’umanità ha combattuto e protetto strenuamente una moltitudine di diritti sociali conquistati in favore dell’individuo, ma, alla caduta delle grandi ideologie del secolo scorso, sono seguite evidenti sconfitte in campo economico che hanno quasi del tutto affossato il ceto medio, favorendo una più radicale precarizzazione della forza-lavoro, in nome di un capitale sempre più globalizzato.

La lotta per una visione più liberista del mondo ha, infatti, comportato la svendita dei rapporti lavorativi, dei salari minimi, della merce come valore, per svalutare tutto e accentuare le pressioni sui governi, costretti a pratiche di welfare mal gestite, dinanzi a problematiche reiterate nel tempo che tuttora conservano il loro carattere emergenziale. I nostri genitori hanno accompagnato tali cambiamenti a passo d’uomo, lasciando che le conseguenze devastanti si scagliassero contro di noi, con forza omicida, ponendoci di fronte a complessi e difficili scenari, da interpretare e comprendere, che non fanno altro che confonderci.

Nell’odierna società liquida, così definita dal sociologo Zygmunt Bauman, uomini e donne sentono il bisogno di trovare uno scopo, un fine ultimo che irrimediabilmente sfugge. Il post-modernismo, che si scrolla di dosso le imposizioni sociali e morali da ultima Monarchia, lascia il posto a un mondo che non smette di cambiare forma. Le sicurezze che possedevano i nostri genitori, complici attivi della creazione di un’esistenza sì, solida e rassicurante, ma anche avviluppata su se stessa e pressoché immutabile, non trovano riscontro nella fluidità delle concezioni odierne. Siamo costretti così ad accettare un vissuto la cui razionalità è offuscata, in una società iper-consumistica che sottomette gli obiettivi del singolo a meri bisogni effimeri.

Cresciuti in un mondo dalle sembianze ostili, tanto da faticare ad accettarlo e viverlo, è quindi giusto dire che siamo più insicuri di coloro che ci hanno educato?