La Lombardia
dovrebbe essere
zona rossissima

fontana coronavirusPremessa: “I dati su cui il governo ha deciso che la Lombardia è in zona rossa sono vecchi di dieci giorni”. E quindi? “Ritirate la decisione”. Il presidente della giunta regionale Attilio Fontana ha un problema con la logica formale. Allora aiutiamolo: dieci giorni fa, come sanno tutti, la situazione dell’epidemia era grave, ma certo meno grave che in questi giorni. Se una conseguenza dovrebbe dedurne Fontana, perciò, è che le misure disposte per la Lombardia dovrebbero essere più pesanti, non certo più leggere. Altro che zona rossa: zona rossissima, dovrebbe essere, purpurea, scarlatta, tendente semmai al violetto.

Nessuno pretende che il presidente della giunta lombarda sia un seguace di Aristotele o di Guglielmo di Occam, però per evitare di dire pubbliche corbellerie basterebbe il buon senso che in genere si riconosce a tutti gli esseri umani a partire dall’età scolastica. Oppure un minimo di onestà. Non onestà intellettuale, ma onestà e basta.

In questi giorni alcuni di quelli che vengono chiamati (e si fanno chiamare) “governatori” stanno dando una miserrima prova sia di logica che di onestà. È un buon motivo, non l’unico, perché quando questo disastro sarà finito, ci si dedichi tutti quanti a una riflessione seria su quel che deve cambiare nell’assetto attuale dei rapporti tra lo Stato e le Regioni.

Il problema è che a infilare certe perle nella collana delle pubbliche scempiaggini da Coronavirus, non ci sono solo i sedicenti “governatori”. Il telegiornale, ieri sera, aveva appena raccolto il teorema di Fontana che è comparso Matteo Salvini per estenderlo a tutta l’Italia: prendete misure tanto gravi sulla base dei dati di dieci giorni fa ha contestato al governo. Poi si dice che bisogna dialogare e coinvolgere l’opposizione. Certo, ma sarebbe più facile e anche più utile se si obbedisse tutti alle stesse regole del pensiero razionale e dell’etica pubblica.