La leggera e musicale complessità
di Vanessa in un disco “diverso”

È straordinariamente naturale la maniera che questa cantante ha di porsi di fronte alla magmatica materia musicale e vocale alla quale si dedica da tempo; e lo fa con estrema applicazione, ma un’applicazione magicamente mediata da una sopraffina leggerezza. Vanessa Tagliabue Yorke (per chi non la conoscesse, lo spassionato consiglio di approfondire la materia) ha il dono raro di fare tutto quello che fa con naturalezza e senza quello sforzo penalizzante che a volte sembra trasparire da lavori di sue colleghe e colleghi.

Un disco diverso, lontano, incomprensibile

vanessa Tagliabue YorkeLei invece affronta con la sua congenita levità un progetto di evidente complessità fin dal titolo (bellissimo: “Diverso, Lontano, Incomprensibile“), una complessità confermata dalla presenza di brani cantanti in diverse lingue (dall’italiano all’arabo) e da sonorità cangianti su di un caleidoscopio che sembra alla fine far brillare di luce propria i suoni del mondo (grazie anche a musicisti di altissimo livello).
Vanessa è parte di un collettivo di eclettici artisti che fa capo, nel suo corpo centrale, al geniale trombonista (e non solo) Mauro Ottolini. Ma la cantante cura anche progetti suoi di indubbia originalità (questo non è il primo) e disvela all’ascolto una voce straordinaria che, mai come in questa occasione (produzione Artesuono del maestro Stefano Amerio) si rivela essere uno strumento musicale in grado di combinarsi con gli altri (fiati, archi, chitarre, piano e una geniale ritmica) in un’escursione senza confini attraverso i suoni di diverse culture.

Jazz, primo amore

Con alcuni brani delicati, toccanti ed evocativi, con altri sperimentali ed audaci, con altri ancora drammaticamente tesi. Per finire alle radici del jazz, da cui la sua personale esperienza è partita; quel jazz che viene dagli anni 20 e 30 e che deve essere stato il suo primo amore e la sua vera, basilare formazione. Ma, ripeto, tutto ciò non funzionerebbe alla perfezione se non ci fosse quell’approccio: naturale, spontaneo, appassionato, rispettoso verso le altre lingue, le altre culture, gli altri suoni, le altre storie.

Appunto: diverso, lontano e incomprensibile. Concetti apparentemente respingenti, non però per una mente aperta e pronta ad assorbire quanto di nuovo ai propone. Nostra patria è il mondo intero, sembra dirci questo prezioso disco. Che va ascoltato a mente ed animo aperti, per godere appieno delle piccole gemme che contiene e spingersi a guardare oltre confini troppo angusti entro i quali siamo spesso limitati nella potenziale esplorazione verso quanto di bello ci circonda.