La legge Bonafede che spazza lo stato di diritto non i corrotti

Non vorrei che il coraggioso atto di disobbedienza civile del sindaci che contestano il decreto anti-immigrati offuscasse la consapevolezza che altrettanto grave è la legge (mercanteggiata dal pentastellato Bonafede in cambio dell’infame editto del leghista Salvini) passata sotto il nome di “spazza corrotti”. Attenzione, ché in realtà questa legge spazza lo stato di diritto sotto almeno quattro profili, uno più importante dell’altro e con conseguenze di lungo, lunghissimo periodo se non interverrà la Consulta o una nuova maggioranza parlamentare, di sinistra. Vediamoli, questi vergognosi profili che rivelano come le esigenze di propaganda e di pericolosa democrazia cosiddetta diretta sono prevalse sul’interesse del Paese e della giustizia.

LO SCANDALO PRESCRIZIONE. Quel che ha più indignato è stata la arrogante protervia con cui il ministro della Giustizia in persona ha preteso e ottenuto che nel provvedimento fosse inserita una norma delicatissima che riguarda un istituto fondamentale del nostro sistema penalistico. Sulla prescrizione, ora sospesa per sempre, si gioca infatti il delicato equilibrio tra la pretesa punitiva dello Stato, che deve cercare di dare giustizia, e le garanzie dei cittadini, che hanno il diritto di non stare sotto processo per tutta la vita. La nuova norma che, oramai è noto, blocca i termini dopo la sentenza di primo grado (non più solo di condanna, ma anche di assoluzione) altera in modo irrimediabile e pericolosissimo questo equilibrio a favore dello Stato e rischia di mandare a processi eterni qualunque cittadino sottoposto alla pretesa punitiva di uno Stato nostro sistema penale e delle garanzie del nostro sistema costituzionale. Peraltro non siamo all’anno zero: Bonafede fa finta di non sapere che un’ampia riforma della prescrizione era stata già realizzata nella passata legislatura (la cosiddetta riforma Orlando, dal nome del predente guardasigilli) con l’obiettivo principale di limitare l’estinzione dei reati per prescrizione. Neanche c’era stato il tempo di verificare gli effetti di quella riforma e, zàcchete, ecco il pesante intervento contro riformatore. E val la pena di ricordare il parere che il Consiglio superiore della magistratura aveva espresso sulla riforma Orlando: “Nel prevedere due successive cause di sospensione della prescrizione dopo il deposito della sentenza di condanna di primo e secondo grado (sottolineo: di condanna, e non anche di assoluzione, come ha preteso Bonafede, ndr), e nell’agganciare i periodi massimi di sospensione della prescrizione alla durata media dei giudizi di impugnazione, aveva individuato un equilibrato contemperamento tra l’esigenza di evitare la dilatazione dei tempi di definizione dei giudizi e quella di conservare efficacia ad un istituto di stimolo alla loro sollecita definizione”. Tutto ora spazzato via.

Che si tratti di pura propaganda dimostra un particolare: il rinvio al gennaio 2020 dell’entrata in vigore della contoriforma, senza motivazioni. Se la norma fosse stata di per sé sensata e costituzionale, tanto varrebbe che se ne fosse disposta la immediata efficacia. E invece no: secondo quanto ammesso dallo stesso Bonafede, essa diverrebbe opportuna e costituzionale solo all’interno della sempre attesa riforma del processo penale. E il ministro sostiene che questa riforma sarà bell’e pronta al gennaio 2020. Motivo in più, allora per collocarla direttamente in quella sede…

PARTITI=CORRUZIONE. Le esigenze grilline di grossolana propaganda e di becero qualunquismo si colgono del resto subito, sin dal titolo della legge: “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione dei reati e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”. Messe in coda, le misure anti-partito in realtà poi nella legge le trovi subito, già all’articolo 1, ed occupano ben venti commi, dall’11° al 30° compreso, come a indicare che la corruzione si annida principalmente nei partiti. E’ un’idea inaccettabile e mortificante per la nostra democrazia e la nostra Costituzione che – è bene ricordarlo a chi vuole demolire la democrazia rappresentativa – riconosce il fondamento della politica nazionale nei partiti partecipati e aperti. Che poi anche oggi si contino fenomeni di mala gestione dei partiti è altro paio di maniche.

L’AUMENTO DELLE PENE. E’ previsto, per tutti i casi di corruzione, un sensibile aumento delle pene principali e di quelle accessorie. Ora l’esperienza insegna che, oltre un certo limite, l’aumento non sortisce gli effetti sperati di intimidazione, non ha più efficacia di freno. L’esperienza sul campo, proprio della già vigente legislazione anticorruzione, dimostra che l’aumento delle pene non ha portato ad una riduzione dell’area di illegalità nei reati contro la pubblica amministrazione. Lo riconosce la stessa relazione che illustrava il disegno di legge, salvo poi a smentire tutto con draconiani aumenti a pioggia di pene già alte ma inefficaci se non accompagnate da misure di prevenzione, da capacità d’indagine, da controlli a monte. E allora siamo alla grida manzoniane, niente di più.

L’AGENTE SOTTO COPERTURA. Qualcuno (per inciso: a sinistra tutti uniti contro questa legge come contro il decreto Salvini) l’ha chiamato piuttosto l’agente provocatore o, in altri casi, l’agente sotto scopertura.Mi spiego: nell’ambito di un accordo corruttivo tra privati, il terzo sarà sempre immediatamente riconoscibile e mai dunque un vero e proprio infiltrato. Questo tipo di attività è già prevista per i reati di droga e per il terrorismo, e funziona. Ma in un accordo corruttivo? Ecco perché si è paventato il rischio che l’agente sotto copertura si trasformi in un agente provocatore e vediamo perché. Nel codice penale è stato introdotto, col nuovo articolo 323-ter, un nuovo istituto rubricato come “clausola di non punibilità” per cui chi, nelle vesti di agente, commette un reato, gode di fatto della totale impunità a prescindere dalla volontà di collaborare con la giustizia. In altre parole il rischio concreto è che per esempio un privato provocatore, che agisce al solo fine di tendere delle trappole o animare complotti, si attivi per poi andare a denunciare i fatti da lui stesso istigati approfittando della famigerata clausola.

 

 

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