E ora vogliono
lottizzare
pure lo spazio

Il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Roberto Battiston, è stato rimosso con una decisione improvvisa ma non inattesa del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), il leghista Marco Bussetti.

La motivazione ufficiale è del tutto generica: «Una verifica formale relativa alle modalità in cui è avvenuta la nomina». La motivazione ufficiosa, ma apertamente dichiarata, è che Battiston è stato nominato, per la seconda, il 7 maggio scorso da un ministro, Valeria Fedeli, membro di un governo «che non godeva più della fiducia degli italiani».

Vale la pena ricordare che su questa rimozione ex abrupto ha preso le distanze anche il viceministro del MIUR, Lorenzo Fioravanti, del M5S. Lamentando di essere stato tenuto all’oscuro della decisione.

Ma la decisione è tutt’altro che inattesa. Già a luglio la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva insediato un Comitato interministeriale per la politica spaziale il cui coordinamento è stato affidato al sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti e da cui era stato escluso inopinatamente il presidente dell’ente che quella politica dovrebbe attuare, l’ASI appunto. Negli stessi giorni il ministro Bussetti ha evitato di rinnovare il Consiglio di Amministrazione dell’ente da lui vigilato, di fatto bloccando le attività dell’Agenzia Spaziale.

Vale anche la pena ricordare che Roberto Battiston è un fisico sperimentale di riconosciuto valore scientifico. Che la sua nomina, definita da Valeria Fedeli, è stata realizzata al termine di un lungo iter di valutazione delle candidature da una commissione scientifica che annoverava tra i suoi membri Fabiola Gianotti, che dirige il più grande laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra. Che Roberto Battiston aveva già dato prova di grandi capacità di gestire l’ASI nel corso del suo primo mandato, ricollocandolo tra i grandi protagonisti internazionali dello spazio dopo alcune controverse vicende che avevano caratterizzato la precedente gestione.

Insomma, il governo del cambiamento ha mandato a casa una persona di valore. Realizzando quello che lo stesso Roberto Battiston ha definito a caldo «il primo spoil system di un ente di ricerca».

Per quel che vale, il presidente rimosso ha tutta la nostra solidarietà. Ma la sua rimozione ha un valore che va oltre la sua persona. È un modo di essere ricorrente della destra arrogante di questo paese.  Disposta a fare quel che nessuna destra seria di un paese democratico normalmente fa: mettere la mordacchia alla scienza, considerando i suoi centri avamposti da conquistare.

Lo aveva fatto nel 2003 Letizia Moratti, ministro di un governo Berlusconi, cercando di mandare a casa il presidente legittimo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lucio Bianco. Non si aspettava il ministro che Lucio Bianco si sarebbe opposto a quell’atto arrogante, ottenendo soddisfazione in tribunale. Un attimo dopo il verdetto della magistratura, il presidente del CNR dalla schiena dritta si dimise spontaneamente. Un gesto di rara eleganza.

È poi successo, nel 2008, con il compianto Giovanni Fabrizio Bignami, anche lui presidente dell’ASI e anche lui rimosso d’imperio da un altro dei governi di Berlusconi.

Si tentò (inutilmente) anche con un altro presidente del CNR, Luciano Maiani, fisico teorico di fama mondiale, in odore di Nobel e già direttore generale del CERN, che si sentì offendere in parlamento da una signora che nulla sapeva di scienza e che lo apostrofò come scienziato di scarso valore.

Succede di nuovo, con puntuale regolarità, con il “governo del cambiamento” che non ha cambiato affatto stile rispetto agli altri governi di destra del passato.

L’azione nei confronti di Roberto Battiston, dunque, non sorprende. Verrebbe da chiedersi quali sono i motivi profondi di questa coazione a ripetere. Forse l’istintiva avversione della destra italiana per la scienza e, più in generale, per la cultura.

Un’avversione che ci dà la cifra di questa destra. Ma che, soprattutto, danneggia l’Italia. Perché lo sviluppo anche economico del paese dipende dalla ricerca scientifica. E la ricerca scientifica per essere creativa deve essere autonoma. Libera.

Le democrazie occidentali più mature e sane sanno che non si mandano a casa i bravi (quelli che la comunità scientifica internazionale e non un gruppo di attivisti di partito considera bravi). E non si mette alla testa di un ente importante di ricerca un cavallo, per quanto obbediente.