La guerra morale del popolo curdo

La guerra di popolo ha sostenitori e oppositori. Questi ultimi lo sono per ragioni politiche perché la ritengono uno strumento rivoluzionario, un’istituzione anarchica legalizzata pericolosa verso l’interno per l’ordine sociale. Nella generalità dei casi lo Stato che se ne servisse con intelligenza acquisterebbe una relativa superiorità su quelli che la disdegnano. Si potrebbe pensare che le forze che rappresentano il costo della guerra di popolo potrebbero essere usate con maggior successo con un altro impiego militare. In realtà non occorre un grande studio per convincersi che queste forze in gran parte non si possono usare a piacimento. Una loro parte essenziale infatti, i fattori morali, devono la loro esistenza proprio a questo tipo di impiego.

Non ci chiederemo dunque: quanto costa a questo popolo la resistenza fatta con le armi in pugno? Ma ci chiederemo: quale influenza può avere questa resistenza, quali sono le sue condizioni e quale ne è l’impiego corretto? Se non si vuole inseguire una chimera occorre pensare la guerra di popolo in collegamento con la guerra di un esercito permanente e unire entrambi in un piano che comprenda il tutto.

Le condizioni sotto le quali la guerra di popolo può essere efficace sono le seguenti: a) che la guerra sia condotta all’interno di un Paese; b) che non sia decisa da una singola catastrofe; c) che il teatro di guerra comprenda una superficie considerevole; d) che il carattere del popolo sia di sostegno alle misure di guerra; e) che il Paese sia accidentato e inaccessibile per la presenza di montagne, boschi e paludi.

Non è un fatto decisivo che la popolazione sia numerosa o scarsa; in questo tipo di imprese ciò che meno manca sono gli uomini. Non è neppure davvero decisivo che gli abitanti siano ricchi o poveri – o quantomeno non dovrebbe essere così. Non si può negare tuttavia che una popolazione abituata a fatiche e privazioni si comporta in modo più bellicoso e vigoroso.

Una caratteristica che favorisce enormemente l’azione della guerra di popolo è la dispersione delle abitazioni. Il Paese risulta così più discontinuo e ricco di nascondigli, le strade sono peggiori anche se più numerose, l’approvvigionamento delle truppe incontra innumerevoli difficoltà e soprattutto si riproduce in piccolo quello che accade per la guerra di popolo in grande: la resistenza si trova in ogni parte e in nessuna parte. Se invece gli abitanti vivono addensati in villaggi, i più irrequieti vengono occupati da truppe e addirittura saccheggiati, bruciati, ecc. per punizione.

La guerra di popolo non deve aggredire il nucleo centrale del nemico ma corroderlo solo alla superficie e ai margini. Deve provocare sollevazioni nelle province che sono lontane dal teatro di guerra e dove l’invasore non arriva con la sua potenza per sottrarle alla influenza degli insorti. Queste torreggianti nuvole temporalesche devono accompagnare l’invasore a mano a mano che avanza. Là dove non è ancora arrivato il nemico, non manca neppure il coraggio di armarsi e questo esempio poco alla volta viene seguito dalla massa degli abitanti delle regioni confinanti. Come un incendio nella brughiera il fuoco si espande e raggiunge alla fine il terreno dove il nemico ha le sue basi. Intacca le sue linee di collegamento e divora i tessuti vitali della sua esistenza.

(Carl von Clausewitz, “Della guerra”, 1832)