La grandezza di Lenin
la storia nel libro di Gentili

Per molti anni si è detto che l’Italia fosse il paese con il più grande partito comunista d’occidente per via dell’importanza e dei consensi che ebbe il Pci. A giudicare, però, dallo spazio riservato al centenario della Rivoluzione d’Ottobre dagli organi di informazione mainstream e da molti opinionisti, si dovrebbe correggere questa affermazione e precisare che in Italia c’è stato, e in buona parte c’è ancora, il più grande partito anticomunista d’occidente. Trasmissioni, articoli, libri usciti per l’anniversario hanno, infatti, ribadito tesi per lo più inserite in una narrazione ideologica con un Lenin golpista e con l’Ottobre visto come una sciagura che distrusse il «sogno democratico» della rivoluzione russa.

Ci sono state, tuttavia, anche iniziative pubbliche non iscritte a questo filone. Tra esse, una è rappresentata dal volume «Questo è un fatto e i fatti sono ostinati». Lenin e l’Ottobre ’17. Una lettura politica (pp. 224, Euro 18,00), da poche settimane in libreria per Bordeaux. L’autore è Sergio Gentili, in passato dirigente del Pci romano e già vicedirettore dell’Istituto Togliatti (quello di Frattocchie).

Gentili opta per uno stile divulgativo, utilizzando fonti essenziali e complete, e sceglie di partire da una ricognizione contestuale nella quale è ben delineato il dispotismo zarista e le sue caratteristiche economiche, politiche e sociali, come il divieto di riunirsi in partiti, lo sfruttamento dei soldati, le pesanti condizioni dei contadini, le intollerabili diseguaglianze. In seguito, dopo un richiamo agli avvenimenti del 1905 e alla Grande guerra, si passa al lungo 1917 che si apre con la rivoluzione di febbraio e la cacciata dello zar. La scelta di contestualizzare bene l’oggetto si rivela felice perché contribuisce a far capire meglio le cause della rivoluzione, presentandola quasi come un esito naturale.

Quando inizia la rivoluzione, Lenin, com’è noto, si trova esiliato dalla Russia. Fino a quel momento è stato assente dalla narrazione, ma man mano la sua figura entra nel vivo della storia, non solo per ragioni oggettive, ma anche per una scelta di Gentili che cambia l’obiettivo della sua inquadratura. Se prima aveva puntato su una panoramica, adesso restringe il campo e segue con attenzione tutti gli avvenimenti, sia per come accadono, sia per come vengono analizzati da Lenin, i cui scritti vengono utilizzati come fonti e confrontati con la realtà.

Emerge così vividamente il profilo di un grande leader, capace di interpretare la realtà, le varie fasi, le forze in campo e proporre linee d’azione di conseguenza. La situazione russa, dopo la rivoluzione di febbraio, era molto instabile e i governi che si succedevano non erano in grado di raccogliere il consenso del popolo. La scelta di continuare la guerra aveva inasprito ancor più una situazione già di per sé precaria tant’è che veniva caldeggiato da alcuni vertici un colpo di mano militare, quello di Kornilov, poi fallito.

In questa fase così instabile, Lenin muta spesso le sue proposte politiche, ma non per incoerenza o azzardo. Il mutamento di strategia è il segno evidente della coerenza del fine, in un senso molto alto del machiavellismo. Come, infatti, spiegava in un passo del Principe il Segretario fiorentino, un cattivo politico «se e tempi e le cose si mutano rovina perché non muta modo di procedere». Un errore che Lenin non compie, dimostrandosi, oltre che un genio rivoluzionario, un grande politico. È proprio per queste capacità politiche straordinarie che Lenin, come dichiara l’autore, riesce a orientare in senso socialista il processo rivoluzionario.
Le difficoltà per Lenin non finiscono con la presa del Palazzo d’Inverno. Ci furono l’episodio dell’assemblea costituente, mirato a non riconoscere il potere dei soviet, e l’inizio della guerra civile che spinsero lui e i bolscevichi alla difensiva e poi al contrattacco. Il libro di Gentili, tuttavia, non va oltre nella storia, fermandosi giustamente ai primi mesi successivi alla rivoluzione. Senza tesi preconfezionate, anzi lasciando qualche utile punto interrogativo.