La grande voglia
di non vedere

Ormai, tutto scivola via. Scivola se Savona, pezzo importante del governo, torna a parlare di una uscita dell’Italia dall’Euro come di una possibilità concreta. E non scoppia un incendio che coinvolge Palazzo Chigi. Scivola se poi Di Maio interviene a formale correzione giurando che il suo governo non sta lavorando all’uscita dalla moneta unica. Scivola se tutti o quasi raccolgono le parole di Di Maio come smentita alla rivelazione del suo collega ministro, leghista. Scegliendo la linea interpretativa più fessa e insieme rassicurante. Così niente brucia, non succede nulla.  Ma Di Maio non ha smentito proprio nulla: Savona non ha mai sostenuto che il suo governo stia lavorando a questa sortita. L’ha solo messa nel conto. E non è poco, anzi. E nemmeno il leader dei cinque stelle ha escluso che negli scenari attivi o passivi in cui questa esperienza grillino-leghista si colloca possa tornare a galla l’uscita dell’Italia dall’area monetaria unitaria. Entrambi affermano – il secondo dei due senza dirlo esplicitamente – che questa ipotesi resta a galla anche se, ovviamente, non sarà messa in navigazione per volontà di Roma. Certo, lasciano intendere con sufficiente chiarezza, dovessero romperci le balle in modo intollerabile, ci mettessero nelle condizioni di non operare adeguatamente in casa giusto per far bella figura… Come se, in altre parole, avessero tutti e due minacciato: se non ci date soldi e tempo, vi metteremo noi nella necessità di sbatterci fuori dalla porta: porteremo l’intero paese ad odiare questa Europa che ci impedisce di vivere felici. Nessuno, men che meno Di Maio e Savona, su quel fronte ha mai detto che si resterà sempre e comunque nell’euro e che ogni eventuale contrasto sarà consumato all’interno del patto. E che mai scenario contemplato terrà conto di una possibile uscita dell’Italia dalla moneta unica. Nemmeno dovessimo fare i conti con la rigidità di Bruxelles e tempi e finanze desiderati non si materializzassero mai. Niente, tutto scorre via come acqua. Siamo di fronte ad un muro anti-europeista che si rafforza ogni giorno di più. Ma già questa storia è roba dell’altro ieri, e tutto scivola. Bomba (politica) o non bomba. Voglia di non prendere atto di come stiano davvero le cose. Voglia di non vedere. Voglia di pensare con un pizzico di senso di colpa ai centurioni di Casaleggio come a dei compagni sequestrati dalla brutalità di Salvini. Ai quali il Pd, per volontà di Renzi, ha detto di no, favorendo la formazione di un governo eccezionalmente di destra estrema che invece si poteva evitare. Meglio pensare che i cinque stelle siano pecorelle smarrite e non mattoni organicamente raccordati con il leghismo salviniano, dalle fondamenta, così com’è senza dubbio. Perché se Salvini impone al quadro un’agenda, anche comportamentale, di destra classica, Casaleggio impone silenziosamente al Parlamento la sua riduzione a campo di gioco in cui sperimentare nuove relazioni di potere del tutto esterne al dettato costituzionale. Mentre la base on line cinque stelle si avventa con insulti di ogni tipo contro la collega Veronica Sardone, “colpevole” di aver fatto una intervista a Di Maio in cui si muovevano domande vere e non tappetini. Nuova destra estrema, sì, che si premura di allegare qualche provvedimento socialmente utile, magari attingendolo nel pozzo della sinistra, come tutte le destre estreme. Questa, in particolare, varata con l’obiettivo di azzerare la sinistra in Italia e di accaparrarsi la sua base. Molleranno gli ormeggi che ci tengono uniti all’Europa, di notte, mentre dormiamo, come ora e tutto scorre via come acqua.