La giornata mondiale del rifugiato:
non li vediamo, ma muoiono ovunque

Come ha scritto Pietro Greco la settimana scorsa su queste pagine (VEDI QUI)  il flusso di migranti nel Mediterraneo non è diminuito. I profughi (una piccola parte dei migranti) continuano a essere milioni, in tante parti del mondo, in crescita a causa di guerre e persecuzioni, molti passano inevitabilmente per le rotte mediterranee, perlopiù non sanno se e dove approderanno, cercano solo di salvarsi la vita. Giovedì prossimo, 20 giugno 2019, è appunto la giornata mondiale dei rifugiati, dei profughi, la si celebra in tutto il mondo: il fatto che il governo italiano abbia deciso di chiudere i porti ai migranti forzati che partono dal Nord dell’Africa non significa che i rifugiati siano diminuiti. Moriranno di più nel deserto, resteranno chiusi più a lungo nei lager libici, moriranno di più nel Mediterraneo, scompaiono dalla vita o alla nostra vista, ma continuano a essere tanti e in pericolo, all’interno dei confini del loro paese d’origine o lungo l’accidentato percorso internazionale della fuga. Come ogni anno, nel pomeriggio di mercoledì, la struttura Onu preposta alla tutela dei rifugiati cosiddetti politici (quelli discriminati per ragioni di razza, religione, identità sessuale, opinioni politiche, guerra civile) renderà noti i dati statistici relativi all’anno passato, il 2018. Rileggiamo quelli precedenti.

Nel 2017 circa 68,5 milioni costretti a migrare

Manifesto della giornata mondiale del rifugiato
Manifesto Unhcr della giornata mondiale del rifugiato (20 giugno 2019)

Il rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr «traccia» la situazione delle migrazioni forzate basandosi su dati forniti dai governi, dalle agenzie partner incluso l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), e dai rapporti dell’organizzazione stessa. Complessivamente nel 2017 c’erano nel mondo circa 68,5 milioni di persone forzate a migrare (rispetto ai 65,6 milioni del 2016, 65,3 del 2015 e ai 59,5 milioni del 2014). Il totale comprendeva 5,4 milioni di rifugiati palestinesi sotto il mandato Unwra (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), 19,9 milioni di refugees sotto il mandato appunto dell’apposita agenzia Onu Unhcr (erano 17,2 nel 2016, l’incremento maggiore), per due terzi provenienti da 5 paesi (Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar, Somalia), per l’85% ospitati nei paesi in via di sviluppo; 3,1 milioni di persone in attesa di decisione sulla richiesta d’asilo in paesi industrializzati (2, 8 a fine 2016, 3.2 milioni a fine 2015); 40 milioni di persone (nel 2015 40.8, nel 2016 40,3) costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all’interno dei confini del loro paese, gli internally displaced people, coloro che sono profughi all’interno del proprio Stato, anche per ragioni ambientali e climatiche (a seguito di disastri “naturali”).

 

Giovedì migliaia di manifestazioni in tutto il mondo

La Giornata internazionale del rifugiato fu indetta dalle Nazioni Unite nel 2000, questa è la ventesima, si celebra il 20 giugno per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell’Assemblea generale. Nel frattempo, la stessa Assemblea ha approvato a fine 2018 i due importanti Global Compact, quello per migrazioni ordinate, sicure e regolari è in vigore nonostante l’Italia non vi abbia aderito. Giovedì si svolgeranno migliaia e migliaia di manifestazioni in tutto il mondo, centinaia in Italia, grazie anche ai coerenti continui appelli del Papa. La situazione quantitativa non dovrebbe essere migliorata nel 2018, siamo intorno ai 70 milioni di profughi globali.

E c’è chi in Italia chiude i porti

Di fronte a tutto questo il governo Conte-Salvini-Di Maio sbraita e chiude i porti. Da mesi assistiamo a continui bracci di ferro fra le navi che raccolgono i disperati prima che affondino e gli imposti divieti di ingresso, transito, sosta. In queste ultime ore abbiamo seguito le immagini dell’arrivo al confine delle acque territoriali italiane della Sea Watch definita dal Ministro dell’interno “nave pirata” e bloccata di fronte a Lampedusa con 42 migranti a bordo (altri dieci sono potuti scendere per ragioni sanitarie grazie ai medici dell’isola). Eppure a dicembre l’Italia ha votato a favore del Global Compact on Refugees; eppure il comma 3 dell’articolo 10 della nostra Costituzione consente di dare asilo a chiunque veda lesi diritti e libertà propri dei nostri concittadini; eppure l’Onu e l’Unione Europea non considerano sicuri i porti libici; eppure vige un diritto internazionale del mare a garantire chi è in pericolo di vita; eppure il sistema di Dublino è stato criticato dall’Unhcr ma il governo italiano non ha più fatto nulla per cambiarlo (anzi è alleato con i governi sovranisti che non vogliono cambiarlo, risultando molto negativo solo per i paesi di frontiera mediterranea, tanto che molti “dublinati” arrivano di continuo in aereo dalla Germania); eppure ormai dal 2017 gli italiani (anche minori) emigrati all’estero sono più degli immigrati in Italia; eppure il primo decreto sicurezza approvato ha aumentato l’insicurezza e fatto divenire irregolari migliaia di migranti, molti dei quali forzati (e mercoledì 19 la Corte Costituzionale inizierà a esaminare i ricorsi presentati); eppure il secondo decreto sicurezza è stato criticato ancora dall’Unhcr perché mettere multe a chi salva vite viola i diritti umani. Chissà se, in vista del 20 giugno, le autorità italiane capiranno di dover cambiare atteggiamento?

Manifesto per la giornata mondiale del rifugiato
Manifesto Unhcr per la giornata mondiale del rifugiato

Per altro, il governo passa da un insuccesso all’altro: non ha cambiato di una virgola l’atteggiamento degli altri paesi europei e non ha attivato gli sbandierati rimpatri forzati (che anzi sono diminuiti da quando è entrato in carica). E, fortunatamente, molti sbarchi continuano. Nel 2019 già oltre mille e cinquecento migranti sono comunque approdati dal sud nel nostro paese, quasi 800 nel solo mese di maggio, la maggior parte a Lampedusa ma non unicamente lì. L’hotspot dell’isola è pieno per due terzi. Non esistono solo gli sbarchi delle coraggiose Organizzazioni non governative, arrivano anche barche più piccole senza clamore. Sono numeri più bassi rispetto agli anni precedenti, certo. Quando una rotta è resa difficile si muore o si cambia rotta, visto che non si può cambiare l’urgenza di partire. Vedremo giovedì 20 se sarà proporzionalmente diminuito il numero dei profughi, è sulla loro pelle che si stanno sperimentando politiche di formale chiusura.

La rubrica MIGRAZIONI è a cura di Valerio Calzolaio e Pietro Greco