La foto di Rossella, donna ribelle, uccisa dalla ‘ndrangheta

Se, malauguratamente, l’amore incontra la mafia, l’amore prova a combatterla e rischia di perdere. Così sembra raccontare certa cronaca giudiziaria, così indicano certi fatti, ma noi sappiamo che la memoria è una medicina prodigiosa contro l’oblio, così come l’impegno lo è a vantaggio della verità, e alla fine sarà l’amore a trionfare.
Rossella Casini era una giovane studentessa universitaria in Psicologia. A Firenze, la sua città natale, aveva conosciuto uno studente fuorisede in Economia, originario di Palmi, Reggio Calabria. Tra i due era nato un legame sentimentale che avrebbe portato la ragazza in Calabria, in quella città bellissima, patria di illustri personaggi, come il musicista Francesco Cilea o lo scrittore Leonida Repaci.

La faida tra Gallico e Condello

Emblema di una terra contraddittoria, tenace, per alcuni versi arcaica, Palmi in quegli anni subiva la faida tra due famiglie locali, quelle dei Gallico e dei Condello, ma Rossella non sapeva che il giovane di cui era innamorata apparteneva proprio a una famiglia vicina ai Gallico. E difatti il padre di lui venne ucciso e, dopo qualche tempo, anche il fidanzato rimase ferito in un agguato.

rossella casiniLei, donna emancipata di un’altra Italia, si illudeva che l’amore riuscisse a prevalere sulla paura, sulle regole dell’appartenenza, sull’odio feroce della criminalità organizzata, al contrario di altre donne, quelle di ‘ndrangheta, che custodiscono i segreti dei loro cari, che patteggiano quotidianamente con il terrore di poterli perdere, che ritengono il tradimento un male perfino maggiore, e che mal sopportavano proprio per questo quella “straniera”.

Il coraggio di dire no alla mafia

Rossella, mentre lo curava amorevolmente, provò a convincere Francesco a parlare, a denunciare, a liberarsi dal fardello della sua famiglia, ma il giovane alla fine ritrattò la sua prima confessione e lasciò lei, una forestiera che per un puro caso del destino si era innamorata dell’uomo sbagliato, a fare quella parte che altri non trovavano il coraggio di recitare. Chi collabora con la giustizia vale meno di niente in una organizzazione come la ‘ndrangheta, che si fa forte proprio dei legami familistici e parentali.

E così la giovane scomparve il 22 febbraio 1981. Nessuno la vide più. Ancora oggi, dopo 39 anni, non esiste una verità giudiziaria sull’accaduto. La madre non resse al dolore della scomparsa e dopo appena due anni morì. Il padre, operaio Fiat in pensione, visse il tempo giusto per apprendere le dichiarazioni di un pentito: che sua figlia, cioè, sarebbe stata uccisa, il suo corpo fatto a pezzi e buttato in mare, nella Tonnara.
Se così era stato davvero, le acque cristalline della Costa Viola, che un tempo videro passare le navi greche di ritorno dalla guerra di Troia, avevano accolto un’altra sirena, che mai più avrebbe incantato i naviganti.

La ‘ndrangheta pensò di aver vinto, di aver inabissato la verità, ma non sapeva che anche da morti un giusto può fare la sua parte, spesso più che da vivo. Quelle membra straziate, mai più ritrovate e consegnate al genitore, erano lì, carne per gli uomini di cattiva volontà come per i pesci, a gridate giustizia, non più vendetta. Le spirali di odio e violenza, infatti, si interrompono solo e sempre con azioni di giustizia. Mai con la vendetta.

La fotografia ritrovata

rossella casiniRossella non aveva fotografie, come ricordarla? Come mostrare il suo volto a chi non l’aveva conosciuta? sembrava tutto così assurdo, fino a quando non venne trovato il suo libretto universitario, anno accademico 1978/79: ed eccola la studentessa in Psicologia, giovane, bella, immortale.

Di lei giurarono di prendersi cura molte donne e molti uomini di buona volontà, perché finalmente si dicesse che non era stata vittima di amore, ma di mafia. E così, negli anni terribili che seguirono alla sua sparizione, Palmi si mosse, si organizzò anche Firenze. Seguirono battaglie importanti, opere teatrali, una Università della Memoria, della Ricerca e dell’Impegno, libri, convegni a lei dedicati.

Giusi Salis e Fiamma Negri, con la loro Fabbrica dei Racconti e della Memoria, si misero sulle sue tracce e per lei scrissero e portarono sulla scena un’opera teatrale, “Ultimo domicilio sconosciuto”; la scrittrice Francesca Chirico se ne occupò nel suo lavoro “Io parlo. Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta”; don Andrea Bigalli, del presidio di Libera di Firenze, lanciò l’appello per cercare una fotografia, trovata poi da Edi Ferrati e Anna D’Amico; Enzo Infantino fondò a Palmi il Coordinamento Rossella Casini, tenendo vivo il contatto tra Firenze e Palmi nel ricordo della ragazza.

Ora c’è una targa sulla casa di Firenze in cui abitava, un’altra è nella città calabrese, nella via che da qualche giorno le è stata intitolata. Non ha vinto l’odio, ha vinto l’amore, alla fine, perché nel suo nome e grazie al suo sacrificio si sono creati legami, si è fatta cultura, si sono riaffermate verità e giustizia. Il canto di Rossella Casini, interrotto per sempre, è diventato pietra incisa. La sua memoria è salva e, con essa, quella terra.