La follia del riarmo
mondiale al tempo
della pandemia

Toni De Marchi ha messo bene in evidenza su strisciarossa l’assurdità del nuovo costosissimo programma militare del nostro Paese per “acquisizione, funzionamento e supporto di una piattaforma aerea multi-missione e multi-sensore per la condotta di attività di caratterizzazione, sorveglianza e monitoraggio della situazione tattico-operativa, di supporto decisionale di livello strategico e operativo, di Comando e Controllo (C2) multi-dominio e di protezione elettronica”. Tutto questo nel pieno di una pandemia devastante e in un contesto generale che definirei di cinico disprezzo per il bene comune e di sopraffazione dei più deboli siano essi esseri umani o paesi.

Il nuovo programma militare, oltretutto, arriva proprio nel momento in cui, seppur con qualche inevitabile ritardo causato dalla pandemia Covid-19, sono ripresi i voli di collaudo degli F-35 (https://www.aviation-report.com/tag/f-35-italiani/) e l’Aeronautica Militare ha dichiarato i propri F-35A come pienamente operativi, con la F.O.C. (Full Operational Capability).

Negli Stati Uniti dal giugno 2019 sono anche in corso le prove di sgancio dagli F-35 delle nuove bombe B61-12 (senza testata nucleare) che sostituiranno le bombe a gravità B61 (https://theaviationist.com/2020/06/22/here-are-the-first-photos-of-the-f-35a-jets-dropping-inert-b61-12-nuclear-bombs-during-dca-tests/)

Nonostante la campagna contraria

Insomma, nonostante la rigorosa e appassionata campagna contro l’acquisto da parte dell’Italia degli F-35 (https://www.disarmo.org/nof35/umberto-veronesi-si-dica-no-ai-caccia-f-35), i “nostri” F-35 sono, come accennato sopra, pienamente operativi, in grado cioè di compiere missioni di guerra in profondità con armi nucleari.

È bene ricordare che l’F-35 è un unico “aereo base” concepito e sviluppato per soddisfare le diverse esigenze di attacco dell’aviazione, della marina e del corpo dei Marines degli Stati Uniti, con varianti diverse a seconda del suo possibile uso, del tipo di piattaforma di decollo e di teatro di operazioni.

Molto schematicamente, l’F-35 Lightning II (Joint Strike Fighter) è conosciuto per essere un modernissimo sistema d’arma, straordinariamente affidabile e letale, difficilmente intercettabile dai radar e dagli altri sistemi di localizzazione tramite sofisticate combinazioni di geometrie costruttive, rivestimenti con particolari vernici, utilizzo di motori più silenziosi e che producono meno calore grazie alla refrigerazione del flusso d’aria in uscita (tecnologie stealth)  e con prestazioni supersoniche.

L’avionica del’F-35, estremamente avanzata e innovativa, utilizza l’applicazione del concetto di Sensor Fusion: una serie di telecamere poste in vari punti dell’aereo consente al pilota di vedere in ogni direzione, come se la fusoliera non esistesse. Le immagini delle telecamere sono come fuse assieme a quelle fornite dagli altri sensori (come il radar, i sensori infrarossi, i sistemi di supporto elettronico, eccetera) fornendo al pilota una informazione dettagliata e completa sull’ambiente esterno.

Le armi nucleari in Europa

Gli F35 possono portare e sganciare armi nucleari, e come si sa in Europa sono presenti numerose armi di questo tipo, e non sono solo quelle possedute dai cosiddetti “Paesi Nucleari” europei: Gran Bretagna e Francia. Ci sono infatti le armi nucleari tattiche americane ospitate sul territorio di alcuni paesi europei (Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia). L’Italia inoltre, come già sottolineato, ha acquisito gli F-35 che saranno probabilmente gli unici aerei nucleari certified a disposizione dei Paesi non nucleari della NATO.

È opinione largamente condivisa dagli studiosi di problemi del disarmo e da molti esponenti politici europei e statunitensi che le armi nucleari americane installate in Europa siano decisamente irrilevanti dal punto di vista strategico e costituiscano un peso dal punto di vista organizzativo e finanziario. Già nel 2008 il Consiglio Scientifico dell’Unione degli Scienziati per il Disarmo aveva reso pubblico un documento nel quale si dimostrava quanto fosse inutile e fonte di instabilità il mantenere sul territorio italiano le armi nucleari tattiche (http://www.uspid.org/Documenti/AltriDocumenti/Archivio/UfficialiConsiglioScientifico/2008_05 _CS.pdf)

Per quanto riguarda l’Italia, ordigni americani di questo tipo sono schierati ad Aviano (provincia di Pordenone) e a Ghedi (provincia di Brescia). Sono bombe sottoposte al cosiddetto nuclear sharing (quelle a chiave singola sono bombe che saranno lanciate in caso di conflitto da aerei americani e quelle a chiave doppia che saranno lanciate da aerei italiani). Le bombe di Aviano sono a chiave singola, mentre le bombe di Ghedi sono a chiave doppia.

Attualmente le vecchie bombe a gravità B61 schierate a Aviano e Ghedi sono in fase di sostituzione con le B61-12, di potenza variabile da 0.3 a 50 migliaia di tonnellate di tritolo (kiloton). Per dare un’idea della potenza di questi ordigni si consideri che la bomba sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima aveva una potenza di circa 13-15 kiloton. Le B61-12, inoltre, sono capaci di penetrare nel terreno e sono guidate da opportuni sensori. Sono quindi ancora più pericolose e destabilizzanti delle vecchie B61 (https://www.airforce-technology.com/projects/b61-12-nuclear-bomb/)

Tensioni esacerbate

Oggi la pandemia, oltre a mietere migliaia di vittime e provocare tragedie economiche e sociali, rischia di esacerbare tensioni tra Stati (India, Pakistan, Armenia, Azerbaijan, Cina, Stati Uniti, solo per fare qualche esempio) e aumentare i rischi di guerra nucleare. E tutti gli Stati sono scelleratamente impegnati ad ammodernare i loro arsenali nucleari investendo cifre scandalose negli armamenti (https://www.sipri.org/media/press-release/2020/global-military-expenditure-sees-largest-annual-increase-decade-says-sipri-reaching-1917-billion).

Tutto questo in una fase di gravissima crisi del regime di controllo degli armamenti. Si vedano a tal proposito le incertezze sul rinnovo del New START che scade nel febbraio 2021, la “morte” del Trattato del 1987 sui missili a gittata intermedia INF, l’abbandono da parte degli Stati Uniti dell’Accordo sul nucleare iraniano (JCPOA, https://www.ispionline.it/it/tag/jcpoa ) e del Trattato Open Skies.

Ancora e sempre vale, tragicamente, il discorso pronunciato davanti alla Società Americana Editori dall’allora presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower nell’aprile del 1953: «Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi e hanno freddo. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. […] Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra l’umanità è appesa a una croce di ferro».