La Finlandia resiste
all’ultradestra
Ora il rebus del governo

Un’Europa divisa. C’è un risveglio delle sinistre, che in alcuni Paesi stanno individuando obiettivi vicini alla vita delle persone, e c’è anche una forte avanzata del blocco populista, anti-immigrati, con frange neo-naziste. Le elezioni generali in Finlandia per designare i 200 membri dell’eduskunta, il parlamento monocamerale di Helsinki, inverano questa immagine.  I socialdemocratici dell’ex sindacalista Antti Rinne, 56 anni, hanno spezzato l’incantesimo e, per la prima volta in vent’anni, sono il primo partito del Paese nordico, col 17,7% dei voti, dopo un periodo opaco e di difficile sintonia con i cittadini.

Il partito nazionalista ed antieuropeista dei Finlandesi, o dei Veri Finlandesi, i Perussuomalaiset, fondato nel 1995 dal ministro degli esteri uscente Timo Soini, morde ai polpacci la sinistra, in un inseguimento che ha tenuto sveglia la Finlandia e le stanze di Bruxelles: ha riportato il 17,5% dei voti a scrutinio concluso, attorno alla mezzanotte. I Veri Finlandesi facevano parte del governo di centro-destra entrato in carica nel 2015, ma hanno velocemente divorato i partner più moderati. Nel 2017, sull’onda di una crisi di governo poi ricomposta, c’era stata una scissione, più di facciata che sostanziale, nei Perussuomalaiset, con il leader carismatico Jussi Alla-aho che è dovuto uscire dal governo per legami con gruppi nazisti, ma che ha mantenuto tutta la sua visibilità e influenza.

Il KOK, Partito di Alleanza nazionale centrista, una destra tradizionale, guidata dal ministro delle finanze uscente Petteri Orpo, ha avuto il 17%. È stato punito dal voto l’altro partito che governava il Paese, il KESK, formazione conservatrice finlandese guidata dal milionario Juha Sipilä. Ha riportato uno striminzito 13,8%. Incapace di portare a casa riforme in settori che sono sempre stati il vanto e il marchio della Finlandia, Juha Sipilä ha deluso. Sanità e assistenza sociale, eccellenze pubbliche finlandesi, sono state mortificate da una spinta alla privatizzazione, culminata nello scandalo di negligenze e maltrattamenti in alcune residenze per anziani. La Finlandia ha decretato un arretramento di 7 punti percentuali del maggiore partito di governo, accusato da destra e da sinistra di aver fatto tornare disuguaglianze dimenticate nel Paese e di voler imporre un’austerity non motivata in una nazione che ha mezzi e competenze per avere welfare di prim’ordine per tutti.

Hanno tenuto bene, e consolidato in molte aree le posizioni, i Verdi di Pekka Haavisto, con l’11,5%, e l’Unione di sinistra Vasemmistoliitto (comunisti, Lega democratica delle donne finlandesi e Lega Popolare), grazie all’autorevole Li Andersson, che ha assicurato l’8,2% alla coalizione.

La Finlandia ha partecipato a queste elezioni con un’affluenza del 72% e una punta di partecipazione, il 77,5%, ad Helsinki. Nel frammentato in un orizzonte proporzionale, dopo ogni elezione, si apre la partita delle alleanze, condizionata dallo shock della manovra di sfondamento dell’estrema destra. Il Partito dei Finlandesi ha già annunciato che farà gruppo e un’alleanza permanente al parlamento europeo con molte formazioni sovraniste: comprenderà Alternativa per la Germania, a sua volta non esente da relazioni pericolose con gruppi neo-nazisti, la Lega di Matteo Salvini, il Partito del popolo danese e altre sigle populiste che in questi ultimi anni sono rapidamente cresciute nei consensi e nella capacità di fare un lavoro di transnazionale.

L’ editorialista politico finlandese della televisione pubblica Yle, Pekka Kinnunen, afferma che sarà difficile formare una coalizione, malgrado i socialdemocratici, verdi e l’Alleanza di sinistra abbiano fatto nell’insieme un balzo di quindici seggi. Kinnunen indica il risultato delle elezioni forse non sufficiente per formare un governo tutto rosso-verde, per quanto 76 parlamentari di questo fronte siano già una base apprezzabile. Comincerà una battaglia di nervi che, per forza di cose, dovrà guardare anche al centro.

Il leader socialdemocratico Antti Rinne

D’altra parte non sarà facile stavolta per la destra de I veri finlandesi trovare frequentazioni decenti e alleati, considerando quanto si siano spinti con accenti estremi contro gli immigrati e contro “l’isteria sul cambiamento climatico” in campagna elettorale. La posta in gioco è tuttavia Bruxelles.

Per contrastare le destre dell’odio, i progressisti possono farcela a dare motivazione e ragioni di speranza a chi è tentato di votare il peggio perché si sente escluso, irrilevante, in condizioni peggiori rispetto a pochi anni fa, ed è per questo adirato, triste, spaventato e stanco di riflettere sulla realtà. Le scorciatoie pericolose e le promesse di un’uscita facile dalle difficoltà suonano confortanti. Smontare questa menzogna e riattivare una cittadinanza dignitosa è un compito che va ben oltre la scadenza del 26 maggio. A luglio la Finlandia assumerà la presidenza di turno dell’Unione Europea: Paese dall’anima divisa in due, recherà in sé le contraddizioni e le opportunità di un’Europa che cambia.