La febbre razzista con nomi e cognomi

L’esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso è quindi basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di Nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di Nazione stanno delle differenze di razza. Se gli italiani sono differenti dai francesi, dai tedeschi, dai turchi, dai greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa.

La popolazione dell’Italia attuale è di origine ariana e la sua civiltà è ariana. Questa popolazione di civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della Nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre Nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i 44 milioni di italiani di oggi rimontano quindi nell’assoluta maggioranza a famiglie che abitano in Italia da un millennio. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

E’ tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che fin d’ora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La concezione del razzismo in Italia vuole additare agli italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extraeuropee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani.

I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee. Il carattere puramente europeo degli italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extraeuropea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

(dott. Lino Businco, associato di Patologia Generale, università di Roma; prof. Lidio Cipriani, incaricato dei corsi di Antropologia, università di Firenze; prof. Arturo Donaggio, direttore Clinica Neuropsichiatrica, università di Bologna; dott. Leone Franzi, associato di Clinica Pediatrica, università di Milano; prof. Guido Landra, associato di Antropologia, università di Roma; prof. sen. Nicola Pende, direttore istituto di Patologia Speciale Medica, università di Roma; dott. Marcello Ricci, associato di Zoologia, università di Roma; prof. Franco Savorgnan, docente di Demografia, università di Roma; prof. Sabato Visco, direttore istituto di Fisiologia Generale, università di Roma; prof. Edoardo Zavattari, direttore istituto di Zoologia Speciale Medica, università di Roma, “Il ‘Manifesto della razza’”, 14 luglio 1938. Nomi dei firmatari resi noti il 25 luglio con un comunicato del Partito Nazionale Fascista. Testo tratto da Renzo De Felice, “Mussolini il duce-Lo Stato totalitario 1936-1940”, edito nel 1981)