La fantasia
del portiere volante

Poco importa se Alberto Brignoli non dovesse più apparire nelle cronache del calcio. Lui un posto fisso ce l’ha già nel Libro del Pallone, è già uno spot per il calcio. Da domenica è il portiere volante, l’uomo giusto nel posto sbagliato e via titolando. Brignoli gioca in porta nel Benevento, i gol li prende e li para. Non li fa. Lui invece l’ha fatto, al Milan, minuto 95, l’arbitro aveva già il fischietto in bocca. S’è buttato lì davanti ed ha colpito di testa pareggiando la partita: 2-2 e primo punto in campionato per i campani.

Un portiere che fa gol. Una cosa tecnicamente contro natura. Un gesto di fantasia e di ribellione. La tua squadra sta annegando, allora ti butti lì davanti dall’altra parte del campo, disperato, cercando di salvarla. Non ci riesci mai. Però, se fai gol, resti nella storia. Infatti quel colpo di testa di Alberto ha fatto il giro del mondo.
Il portiere del calcio è il più pazzo dei giocatori. Il più fragile (“…Il compagno in ginocchio che l’induce, con parole e con mano, a rilevarsi, scopre pieni di lacrime i suoi occhi”, lo raccontava Umberto Saba). Eduardo Galeano scrittore e giornalista uruguayano, morto due anni fa,dedicò al numero 1 (ma ormai non esiste più il numero fatidico) un bel ritratto nel suo testo più noto “Splendori e miserie del gioco del calcio”.

Eccolo:

Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbero benissimo chiamarlo martire, paganini*, penitente, pagliaccio da circo. Dicono che dove passa lui non cresca più erba.

E’ un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.
Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio: il goleador crea l’allegria e il portiere, guastafeste, la disfa.
Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell’immensità della porta vuota. E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui.

Gli altri giocatori possono sbagliarsi di brutto una volta o anche di più, ma si riscattano con una finta spettacolare, un passaggio magistrale, un tiro a colpo sicuro: lui no. La folla non perdona il portiere. E’ uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggito il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna. La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni.

(Eduardo Galeano, da “Splendori e miserie del gioco del calcio”. Sperling & Kupfer Editori)

*nella zona rioplatense indica scherzosamente chi paga il conto