La famiglia Dendena e quella bomba che cambiò tutto: “Noi ricordiamo”

Ho conosciuto la famiglia Dendena una decina di giorni fa: Paolo con sua moglie, la figlia Federica con il marito. Abbiamo partecipato a una bella iniziativa sulla strage di Piazza Fontana a San Gimignano organizzata dalle Libere Università di Colle Val d’Elsa, Poggibonsi e San Gimignano. Una serata fredda con il ricordo di un dolore ancora acuto.

Paolo è il figlio di Pietro Dendena, morto a 45 anni dilaniato dalla bomba nella Banca nazionale dell’Agricoltura in quel maledetto 12 dicembre del 1969. Diciassette morti, 87 feriti, innumerevoli processi e nessun colpevole. Una vergogna di Stato.

Si sa chi sono i responsabili di quel tremendo attentato che ha dato il via alla stagione delle stragi ed è rimasto conficcato nella nostra memoria. Nel 2005, come ricorda qui su strisciarossa Oreste Pivetta, la Cassazione ha riconosciuto che sono Franco Freda e Giovanni Ventura i colpevoli. Ma allora non erano più processabili perché già assolti in via definitiva per quel reato. Una beffa, un’ulteriore violenza nei confronti delle vittime e dei loro parenti.

Paolo aveva dieci anni quando la bomba esplose in Piazza Fontana. Ricorda quel giorno in modo nitido e nessun tempo potrà mai cancellare quelle immagini che sono rimaste impresse nella sua mente e lo hanno accompagnato in questi cinquanta anni.

Ricorda – e racconta – quando quel giorno il papà lo portò con la sua Simca 1000 a casa degli zii per consentire alla moglie e all’altra figlia Francesca di andare in giro per bancarelle a comprare i regali di Santa Lucia e a lui di correre a Milano alla Banca Nazionale dell’agricoltura per svolgere il suo lavoro di mediatore agricolo.

Ricorda quando arrivò la notizia dell’esplosione – “forse una bombola dissero” – quando con gli zii da Lodi partì per Milano, quando arrivò all’ospedale Fatebenefratelli alla ricerca del padre con la speranza che fosse ferito. E ricorda, con il dolore e la commozione di allora, quando su un lettino, in un angolo, vide un corpo ricoperto da un lenzuolo bianco e sopra il vestito “principe di Galles” che indossava il padre quel giorno. Un bambino di dieci anni di fronte alla morte e alla violenza che l’ha provocata.

Da allora Paolo è stato un combattente della memoria. Ha combattuto insieme alla sorella Francesca che aveva 17 anni ed è stata testimone in prima linea di quella lunghissima, tormentata, incredibile, vergognosa opera di depistaggio che ha accompagnato i vari processi che si sono svolti da Milano a Catanzaro e che non hanno portato a nulla. Lo ha fatto fino all’ultimo dei suoi giorni con l’Associazione Piazza Fontana, fino al 2010 quando è morta uccisa da un tumore. E proprio a lei, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, è dedicata la docufiction che andrà in onda stasera su Raiuno “Io ricordo piazza Fontana”.

Paolo Dendena e sua figlia Federica all’iniziativa di San Gimignano

Con Paolo, con la sua famiglia, con sua figlia Federica che si commuove a ricordare la zia Francesca e quella storia che le è entrata dentro sin da piccola, abbiamo trascorso una bella serata a parlare, in mezzo all’orrore ancora vivo per quella strage, di cose normali: di vino, del culatello e del lardo che Paolo produce con le sue mani per la gioia dei suoi amici e dei suoi parenti, della sua passione per la montagna e per lo sci.

Una bella famiglia italiana alla quale quella bomba del 12 dicembre ha tolto un po’ della gioia di vivere. Una famiglia cresciuta con quel peso sulle spalle e una fitta continua nel cuore, con quel ricordo incancellabile. E che nonostante tutto ama la vita, ama questo Paese, ama la libertà e la democrazia anche se per lunghi anni lo Stato è stato un nemico agguerrito che ha ostacolato la loro voglia di verità. Credo che dobbiamo essere fieri, noi italiani, che esistano uomini e donne così: i Dendena, ma anche gli altri parenti delle vittime delle stragi di cui è punteggiata la nostra storia recente. Uomini e donne che ricordano ogni giorno, anche per noi, che questo è stato.