La deriva dei ragazzi
che uccidono
ragazzi (neri)

A proposito di Colleferro, furia cieca e fascismo. Alberto Savinio, fratello del pittore De Chirico, in “Nuova Enciclopedia” (una raccolta di articoli degli anni Quaranta) così scriveva alla voce Fascista: “Uomo moralmente, intellettualmente e quasi fisicamente negativo, la cui negatività si riduce in ostilità, in odio, in volontà di distruzione di tutto ciò che è positivo. Per queste sue qualità il fascista si avvicina al delinquente e finisce per costituire col delinquente un solo e medesimo caso umano.(…) Il fascista è un delinquente collettivo e ‘sociale’. Il fascista isolato perde la sua qualità di fascista, la sua forza di delinquente ‘svapora’ ed egli diventa apparentemente un uomo innocuo – un uomo qualunque. Bisognava scoprire il significato segreto del fascio come simbolo, ossia della unione necessaria perché la criminalità fascista possa operare”. Perfetto.

Come ben si può intendere oggi, in tempi di ritrovata maggioranza silenziosa ma rumorosa sui social, la qualifica “tecnica” di fascista comporta dosi massicce di ignoranza supplementare ma non sempre e necessariamente di marginalità-ostracismo, stante il numero sovrabbondante di ospiti contundenti presenti sui media e in televisione, dove proprio per l’uso magistrale della clava e del manganello verbale sono richiestissimi. E i fratelli Bianchi coi loro sodali, rappresentano bene la nuova tipologia molto italiana di venti-trentenni psico-attitudinalmente marginali ma economicamente non sottoproletari.

Questi maneschi del suburbio incapaci di maneggiare decentemente la propria vita e ora destinati a un lungo limbo carcerario, sono distanti dai classici drop out sociali (per restare in ambito d’Occidente: lontani dal giovane nero statunitense senza padre e senza fissa dimora e spesso bersaglio dei “tutori” dell’ordine così come dalle giovani masse d’impronta maghrebina delle banlieues francesi mai integrate nella Republique). I Bianchi & C. hanno casa e famiglia e denari q,b., si direbbe, dispongono di automobili aggressive del tipo suv (macchine che mai conosceranno gli sterrati ma solo i marciapiedi davanti ai luoghi sensibili per l‘ostentazione), pascolano in una provincia muta e in tutte le zone franche che proliferano nelle nostre città malcresciute e follemente trascurate (in primo luogo urbanisticamente, in sede progettuale) da qualsiasi forma di Stato e Partiti in grado di porsi come competitori credibili nella contesa per l’occupazione del territorio e delle anime.

Elogi social per i fratelli Bianchi

Solo bar e qualche eroica parrocchia e tante metastasi nere, quelle del fascio-nazismo doc, degli aspiranti super-uomini: ovviamente frequente il cross over tra croci runiche, ragazzi in carriera nello smercio tossico, razzismo già operativo (troppi gli esempi, da Macerata in avanti), bicipiti oversize, sciami di tatuaggetti, barbuzze scolpite e cuticagne rasate secondo tradizione fascio-trendy. Zone grigio-nere di spacconate, di intimidazioni e di spaccio, con le droghe a far da benzina all’economia semi-emersa di interi quartieri.

La teppistica e malavitosa baldanza cantata dai neomelodici napoletani ha ormai ottimi epigoni in tutta Italia, è diventata stile di vita di questi autonomi sub-culturali (“sono tosto, sono fiero, ho il portafogli munito”) senza manco un’ombreggiatura di antagonismo costruttivo. Ragazzi civilmente marginali. La deriva – stanti i vari fiumi carsici ed emersi dell’eterno fascismo italiano, l’afasia morale di buona parte della Politica e la bancarotta di una scuola poco formativa e molto mammista – è più che pericolosa.