La danza, il circo e i grandi filosofi
In scena con Akropolis il mito di Demetra

La danza Butoh, il circo contemporaneo e le danze tradizionali dell’Italia del Sud: tutto questo ha segnato la IX edizione del festival internazionale e multidisciplinare Testimonianze ricerca azioni che si è svolto a Genova nel corso del 2018. Tutte esperienze confluite in vario modo in Pragma. Studio sul mito di Demetra, ultima produzione del Teatro Akropolis che del festival è artefice e protagonista.

L’attività del teatro, guidata da David Beronio e Clemente Tafuri, si caratterizza per la sapiente combinazione dell’azione scenica con la riflessione filosofica, della produzione teatrale con quella editoriale. In tal modo il teatro Akropolis sembra rivelarsi fedele alla memoria e alla parentela spirituale più antiche cui rinviano i termini teatro e teoria, quella cioè suggellata dall’antico verbo greco theao, che indica il guardare con la bocca spalancata e per estensione il contemplare stupito dello spettatore.

È l’atteggiamento che accompagna l’azione del vedere a conferire al verbo il suo significato più autentico, che è tutt’uno con l’assenza di parola e pare alludere alla meraviglia che è condizione stessa del pensiero e che si manifesta anzitutto nell’espressione corporea. Non a caso la ricerca di Beronio e Tafuri, e con loro degli attori del teatro Akropolis, si situa nella dimensione pretragica in cui la fluidità dell’esperienza non è ancora fissata nella parola e dove l’accadere non può essere raccontato ma soltanto ripresentato con l’azione: una scelta concreta e diretta rispetto all’astrazione, sempre più povera di vita, delle culture istituzionalizzate.

Di tutto ciò è esempio appunto il loro ultimo spettacolo il cui significativo titolo Pragma. Studio sul mito di Demetra indica come è nell’azione che si incontrano l’indagine sui testi frammentari orfico-eleusini e le filosofie di Friedrich Nietzsche, di Karol Kerenyi, di Giorgio Colli. Il risultato sulla scena è una vera e propria visione di cui sono artefici Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico e Alessandro Romi i quali, muovendosi in un fascio di luce che squarcia il buio della scena, portano alla vista attraverso le movenze dei loro corpi, senza cioè proferire parola e senza indizi che rimandino a un tempo specifico, l’archetipo eterno, racchiuso nel mito di Demetra e di sua figlia Persefone, della ciclicità naturale che è insieme fine e nuovo inizio. Non il racconto della vicenda, ma la presenza davanti al pubblico dei gesti che delle divinità mimano l’azione, evoca la dimensione alogica, che precede ed è, al tempo stesso, condizione dello sviluppo della razionalità e del linguaggio che la esprime.

Il riferimento filosofico privilegiato è Giorgio Colli che ha mostrato come la razionalità occidentale affondi le sue radici in quello che ragione non è, nella sua alterità, vale a dire nel mondo arcaico e mitico greco cui è costituzionalmente legata tanto da risultarne l’espressione. E proprio a Colli è dedicato l’ultimo volume edito dal Teatro Akropolis intitolato Trame nascoste. Studi su Giorgio Colli (pp. 726, euro 35 acquistabile sul sito del teatro: http://www.teatroakropolis.com/akropolislibri-catalogo/trame-nascoste/) e curato da Beronio e Tafuri, la cui presentazione ha preceduto e per certi versi introdotto Pragma.

Si tratta di una pubblicazione importante perché dà conto degli studi su Colli a partire dall’anno della sua morte, il 1979, fino ad arrivare a oggi e ne restituire la ricca personalità: Colli, infatti, fu non soltanto filosofo, ma anche raro e coraggioso organizzatore culturale, considerati i suoi contributi all’editoria anzitutto italiana. Basti tenere a mente che a lui, e al suo antico allievo di liceo Mazzino Montinari, si deve l’edizione critica dell’opera omnia di Nietzsche, pubblicata da Adelphi in collaborazione con l’editore tedesco De Gruyter in quel secondo dopoguerra in cui l’attenzione ideologica dominava su ogni volontà di sapere e di conoscenza; oppure l’Enciclopedia di autori classici di Boringhieri che rese disponibili testi selezionati sulla base dell’eccellenza, non certo delle mode o delle convenienze; per non parlare, ancora prima, della Collana dei classici della filosofia einaudiana che Colli diresse, fra mille ostacoli, con Norberto Bobbio.

Va da sé che l’autonomia di Colli e la sua complessa opera e attività, così estranee ai compromessi, ai pedagogismi, alle riverenze, alle mode e pose accademiche, era inevitabilmente destinata ad essere misconosciuta. Meritoria è allora l’azione teatrale e filosofica di Teatro Akropolis che contribuisce a far conoscere Giorgio Colli, riproponendone il pensiero e insieme la sua azione particolarmente vitale nella storia editoriale italiana in un presente come il nostro tanto impoverito e privo di passione intelligente.