Daddy-quota: al Nord non basta

Il Consiglio del Nord, che unisce in un patto di cooperazione economica e culturale la Svezia con le isole Faroe, la Norvegia, la Finlandia, le Isole Åland, l’Islanda e la Danimarca con la Groenlandia, approfondisce i temi della paternità nel Nord Europa e dimostra come la parità di genere, pur molto avanzata in queste nazioni, sia ancora lontana dall’essere raggiunta. Il terreno che scotta è quello del congedo in occasione della nascita di un bambino/bambina: i mesi che si riservano i padri sono ancora nettamente inferiori a quelli delle madri.

Cinquanta anni di politiche

comngedo, padriSono passati cinquant’anni da quando i Paesi del Nord decisero di prendere misure e stanziare fondi per coinvolgere maggiormente i papà nella vita dei loro bambini, fin dalla nascita. L’autore del rapporto sulla situazione attuale, commissionato dal Consiglio del Nord, è Carl Cederström, docente di teoria dell’organizzazione all’università di Stoccolma. Una ricerca prodotta in collaborazione con le associazioni per la parità di genere MÄN e Promundo.
L’offerta in termini di congedo di maternità o paternità è formidabile, se paragonata alla maggior parte d’Europa.

  • In Svezia i genitori hanno diritto a quattrocento e ottanta giorni pagati all’80 per cento. Questo in aggiunta alle diciotto settimane riservate solo alle madri. Dopo questo periodo la coppia può scegliere liberamente come alternarsi nella cura dei bambini. In Svezia c’è anche la “daddy quota”, novanta giorni esclusivamente per i papà. Per incoraggiare il rapporto padre-bambino la legge prevede che gli uomini debbano prendersi almeno sessanta giorni. In caso contrario i benefici extra saranno persi e non potranno essere trasferiti alla madre. La “daddy quota” può essere spezzata in mesi, settimane, giorni o anche ore, quindi con un orario più breve.
  • In Norvegia le madri hanno diritto a trentacinque settimane a stipendio pieno o a quarantacinque settimane all’80 per cento. I padri possono avere fino a dieci settimane di questo primo periodo. Poi uno dei due genitori può chiedere altre quarantasei settimane al 100 per cento o cinquantasei settimane pari all’80 per cento del reddito familiare. I genitori ricevono questo beneficio supplementare se prima della nascita di loro figlio avevano un lavoro retribuito (dipendente o indipendente) e se hanno un accantonamento pensionistico di almeno sei mesi.
  • In Danimarca lo Stato copre fino a cinquantadue settimane di congedo, e per questo periodo non serve l’autorizzazione dell’eventuale datore di lavoro. È invece delegato al datore di lavoro quale quota di stipendio coprire: in genere si tratta del 100 per cento e se così non è l’integrazione viene data dalla nuova autorità Udbetaling Denmark, l’ente pensionistico e di previdenza sociale.

Le leggi sono simili, o anche più generose, negli altri Paesi del Nord. L’idea è quella di avere due salari pieni con un genitore accanto al bambino almeno fino all’anno e mezzo o due, grazie ai congedi e ad altri benefici connessi alla nascita di un nuovo cittadino.

In questo quadro così favorevole i papà nordici, pur tra i maggiormente presenti, nicchiano: in media si prendono poco più di tre mesi. Su un campione di settemilacinquecento e quindici intervistati (mamme, papà, partner del medesimo sesso) i maschi tendono a rientrare presto al lavoro. Le motivazioni espresse sono diverse, spesso senso di colpa nei confronti dei colleghi che devono svolgere una parte dei loro compiti.

congedi padri daddy-quotaVi sono comunque uomini che scelgono di non perdersi i primi mesi e di sostenere la madre. La ricerca del professor Carl Cederström afferma che i padri che prendono congedi più lunghi dicono di sentirsi più competenti nel rapporto con il loro bambino e mantengono nel tempo una ripartizione nell’insieme equa dei compiti domestici o educativi.

Questo gruppo, che non è poi così minoritario nei Paesi nordici, ma si attesta sul 40 per cento dei padri, è meno incline ad aderire a norme e codici di mascolinità. Gli uomini che scelgono l’accudimento lungo si informano maggiormente sul benessere del bambino e della madre tramite libri, club di neo-papà, colloqui con medici o psicologi.

L’emancipazione dell’uomo è in ritardo

La ricerca non dà un giudizio, ma evidenzia quanto bene faccia a tutti, a cominciare dal neonato, avere più di una risorsa affettiva dedicata a lui/lei in modo esclusivo e per un certo periodo di tempo. Anche nel Nord felice vi è da fare per eliminare la persistente divisione dei ruoli in base al sesso e la rigidità in alcuni luoghi di lavoro.

Proprio nell’anno dell’introduzione di leggi così lungimiranti sui congedi parentali, il 1970, il primo ministro svedese Olof Palme, in una conferenza per le donne democratiche a Washington, disse che l’emancipazione della donna è assolutamente cruciale. Essa, tuttavia, aggiunse, deve essere accompagnata dall’emancipazione dell’uomo.