La crisi economica
dell’Italia vista
dal’Europa del nord

L’Italia e la sua crisi economica; la manovra 2019 che prevede un deficit pari al 2,4% della ricchezza del Paese contro lo 0,8 raccomandato dall’Unione Europa; la permanente campagna elettorale; il debito di 2 bilioni e 340 miliardi di euro (in assoluto il terzo più alto al mondo, più del doppio di quanto sarebbe concesso nell’eurozona); una possibile turbolenza tale da colpire la moneta unica: tutti questi temi sono, nel Nord Europa, al centro di una varietà di commenti, analisi economiche e politiche. Interventi quasi sempre interessanti per il futuro dell’intera Unione e molto diretti nel chiamare con il loro nome anche gli eventi più temuti nell’eurozona.

Il Clingendael Institute – Independent Think Tank & Diplomatic Academy, con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, pubblica un saggio di Arthur Weststejin e Pepijn Corduwener, docenti di economia all’università di Utrecht. Assieme hanno scritto un libro, “Laboratorio Italia: come il più bel Paese del mondo ha inventato la politica moderna”. In un articolo che riprende alcuni temi del loro libro, gli studiosi avvisano che non sarebbe la prima volta che l’Italia imbocca una svolta politica che dà il ritmo al resto d’Europa, una svolta adottata da tutti nel giro di pochi anni, spesso in una versione più estrema. “Per questo, al momento – scrivono – non sarebbe saggio guardare all’Italia solo per il suo cibo, per l’opera, per gli meravigliosi scenari”.

E’ da notare come in tutte le analisi, sui giornali o nei saggi, non emerga mai, nei confronti dell’Italia, livore o poca stima. Al contrario, la nota di fondo è uno struggimento per qualcosa di disastroso, che accade in un luogo per varie ragioni caro, fonte di bellezza e di cultura, che nessun evento era finora riuscito a sfigurare e a incattivire del tutto.

Per Weststejin e Corduwener l’Italia ha una lunga tradizione di esperimenti politici radicali che hanno preceduto l’espandersi di un fenomeno. Tutti questi esperimenti sono stati, a loro avviso, la risposta a una permanente disconnessione tra la classe politica e i cittadini. Solo per citare il passato recente si pensi al berlusconismo, alla Lega, al Movimento 5 Stelle.

La situazione di oggi ha quattro cause, secondo gli analisti olandesi: una crisi economica durata almeno trent’anni e che ha defedato vaste aree e strati sociali, ha fatto perdere competitività e fatto accumulare un debito ormai insostenibile; la seconda causa è una relazione sempre più frustrante con Bruxelles, “per tre volte negli ultimi dieci anni la democrazia italiana ha pagato pegno, costretta ad accettare primi ministri tecnocrati per assolvere agli obblighi finanziari”, scrivono gli economisti; la terza causa è la mancanza di uno stato efficiente, trasparente e meritocratico, combinato a una corruzione politica permanente; la quarta causa è il precipitato delle precedenti, il punto di caduta che ha portato alla perdita di fiducia negli elementi tradizionali della democrazia. La febbre alta italiana ormai fa pensare a vie d’uscita fino ad oggi impensabili.

Un altro istituto di cultura socio-economica, il tedesco Economic Research & Policy Advice, ricerca economica e consulenza politica, riprende i risultati di un convegno promosso a Berlino dalla Max Planck Society – Istituto di Legge e Finanza Pubblica e dall’European School of Management and Technology di Berlino, scuola europea di direzione aziendale e tecnologia. Il titolo non si perdeva in inutili giri di parole: “L’euro è sostenibile? Se non lo è, cosa succede?” L’obiettivo del convegno, che ora prosegue con un lavoro di esperti, anche internazionali, è di preparare un piano di emergenza nel caso di una possibile disintegrazione, o di alcuni distacchi nazionali, dall’euro, pur senza uscire dall’UE.

L’istituto tedesco ricapitola i tre scenari possibili che potrebbero innescare un’inversione a U rispetto alla festosa transizione alla moneta unica europea, il 1 gennaio 2012: l’uscita di un Paese senza il consenso degli altri; un ritiro concertato con i partner europei o, infine, l’esclusione di un Paese senza il consenso del Paese stesso. “Il punto – osserva Kai Konrad, direttore dell’istituto di Scienza della Finanza del Max Plank – è che la probabilità di una turbolenza che modifichi l’adozione dell’euro non è più zero e che come scienziati dovremmo pensare a buone soluzioni tecniche per tutti. D’altra parte, ad oggi, non c’è nessuna cornice legale per queste eventualità, ma solo il drastico articolo 50 che implica anche l’uscita dall’Unione Europea”.

Bruegel, istituto di ricerca indipendente, con sede a Bruxelles, sottolinea che “il deficit tendenziale della manovra italiana alla fine non sarà drammatico, e alla fin fine potrebbe essere minore di quello francese. Ma questo si aggiunge a un debito pubblico che, anche nelle migliori previsioni, arriverà ad essere il 124,6% della ricchezza del Paese nel 2021 e che, ad oggi, è al 131,2%2”.

Il tedesco Der Spiegel, sottolineando quando sia stato e possa essere importante il ruolo italiano, segue gli eventi con grande attenzione: la Germania è sinceramente preoccupata. “Salvini – scrive Der Spiegel – è responsabile di questi sviluppi. E’ la persona che guida il governo, che solo nominalmente è presieduto da Giuseppe Conte. Il M5S – aggiunge il giornale tedesco – che tra parentesi ha vinto le elezioni, è sempre di più relegato al ruolo di junior partner della coalizione. Intanto la terza maggiore economia dell’eurozona scivola in un territorio sconosciuto”.

Adesso l’Italia, bella e amata, è il rovello della politica europea.