La complessa grammatica di Dente, che canta la nostra vita

“Perché non cambio mai? Lo fanno tutti quanti intorno a me”. “Quando ho una cosa in testa, non mi ricordo niente”. Con le sue deliziose idiosincrasie Giuseppe Peveri, in arte Dente, propone all’ascolto del suo non sterminato ma tanto appassionato pubblico un ulteriore tassello del suo percorso artistico, avviato ormai diversi anni fa nella natìa Emilia, ma solo nel 2014 arrivato ad una diffusione più “nazionale” ed all’attenzione dei mezzi di comunicazione, segnatamente della radio. In sei anni tre dischi molto significativi, distanziati di due e poi di quattro anni (quest’ultimo) a testimoniare riflessioni attente sui periodi della propria vita e mancanza di ansia da prestazione o di urgenza produttiva (propria di questi tempi frenetici di consumo).

Canzoni che giocano sulla lingua italiana


Nel 2014 “Almanacco del giorno prima” fu un lavoro sorprendente sul piano linguistico, sulla capacità di un uso abilissimo delle sfaccettature della lingua italiana, una preziosa gemma da ascoltare ancora oggi e che giustamente attirò l’attenzione di chi della lingua se ne occupava seriamente ed a fondo (il programma radiofonico “La lingua batte” lo invitò a raccontare le sue creazioni), contenitore di testi capaci di giocare con le parole in maniera sorprendente.
Nel 2016 l’esperimento di “Canzoni per metà”, brevi brani che risultavano quasi incompleti, a volte accennati e lasciati lì sospesi.

Poi un silenzio di qualche anno, senza dischi a suo nome e finalmente ad inizio 2020 questo nuovo lavoro: solo il suo nome come titolo, “Dente” ed un suo primo piano sulla copertina, la semplicità della propria identità, un documento semplice e comprensibile (sono io, questa è la mia faccia). Undici canzoni, tutte musicalmente molto gradevoli grazie a semplici arrangiamenti assai orecchiabili.

Dubbi su se stessi, inadeguatezza, difetti

DenteDente sembra quasi aver fatto un percorso a ritroso, partendo anni fa con elaborazioni linguistiche sofisticate per arrivare a una sincerità disarmante, contenuta in canzoni brevi e dirette, sincere nella loro solo apparente ingenuità. Brani in cui delicatamente scarnifica e porta alla luce aspetti della sua vita di crescita, di relazione, di formazione, di quieta maturità.

Dove affronta in modo sereno il senso di inadeguatezza che si prova davanti agli altri e gli innumerevoli dubbi su sé stessi alle prese con situazioni e tappe della vita (“l’unico difetto che hai sono io”, “io ti dirò com’è essere trasparente agli occhi della gente”, “ma io non ho paura di niente, solo un po’ di me”); e lo fa in modo leggero, sereno, cantando con disincanto e somigliando vagamente (non da ora) al giovane De Gregori del “nonsense” di “Niente da capire”.

Insieme a Brunori Sas, Le Luci Della Centrale Elettrica, Levante, Baustelle, Maldestro ed altri che fatalmente ora dimentico, Dente ha rappresentato e rappresenta la generazione degli artisti che negli ultimi venti anni di questa apertura di secolo raccontano la nostra vita. E possono tenerci compagnia ed essere ascoltati con ancora maggior attenzione e minore italiassima distrazione e serenità in questi giorni di vita casalinga forzata, eppure a suo modo costruttiva ed affascinante.