La Cgil ritrova l’unità:
sarà il Congresso
a decidere su Landini

Questa volta la Cgil, nella nuova riunione del suo comitato direttivo, mostra un volto unitario, abbandona i toni accesi, anche se non nasconde le differenze. Il candidato a diventare segretario generale della Cgil, secondo la proposta avanzata da Susanna  Camusso e da sette membri su 9 della segreteria confederale, rimane Maurizio Landini.  Non è detto però che nelle prossime settimane, attraverso i diversi congressi di categoria e delle strutture regionali e territoriali non riemerga la candidatura di Vincenzo Colla. Il tempo a disposizione c’è poiché l’appuntamento finale sarà a Bari dal 22 al 25 gennaio del prossimo anno.

Una gestione faticosa ma anche la testimonianza di un’organizzazione che mantiene una sua vitalità e che oltretutto porta al congresso un’elaborazione, una piattaforma sulla quale non esistono contrapposizioni.  Anche se non potranno mancare arricchimenti, chiarificazioni, alla luce di una realtà in continuo movimento. Insomma rimangono posizioni critiche sulla scelta a favore di Maurizio Landini e del resto era facile comprendere che tale candidatura avrebbe suscitato ostacoli. Come è emerso anche ieri ad esempio negli interventi dei segretari di alcune categorie (pensionati, chimici, edili). Sarà però il dibattito delle prossime settimane, sui contenuti, sulle scelte politico-sociali, a chiarire o approfondire dubbi e perplessità.

La riunione, nell’autunnale domenica romana, si è comunque conclusa con un ordine del giorno, presentato dall’intera segreteria confederale,  approvato da un voto  pressoché unanime. Nessun voto contrario, tre gli astenuti (Nicola Nicolosi e altri due ex appartenenti all’ area “Lavoro e società”). Mentre la minoranza di Eliana Como (“Il sindacato è un’altra cosa”) non ha partecipato al voto.

Il documento innanzitutto, cancellando accuse e illazioni, sostiene che Susanna Camusso, presentando la proposta Landini, non ha calpestato le regole.  Il testo dice infatti che il congresso si sta svolgendo “nel rispetto delle regole date” e si considera “legittimo il percorso che ha portato alla proposta avanzata in merito alla candidatura a segretario generale, contenuta nella relazione”.

Però si prende atto che su questo percorso “si sono legittimamente manifestate differenti posizioni”.  Viene poi sottolineato come sia importante che il documento politico  congressuale ‘”presentato dalla maggioranza del gruppo dirigente venga fatto vivere nella fase congressuale in atto, anche alla luce del contesto politico e sociale attuale”.  Inoltre si sottolinea come “Lo stesso confronto sui futuri assetti dell’organizzazione, a partire dall’elezione del segretario generale”, dovrà svolgersi “nel pieno rispetto del pluralismo di idee e delle regole che definiscono modalità e procedure negli organismi preposti, eletti al prossimo congresso nazionale”.

Il Congresso, insomma dovrà concludersi “confermando il carattere libero, partecipato e civile di confronto fin qui determinatosi, nel rispetto del voto largamente maggioritario delle iscritte e degli iscritti ai contenuti del documento ‘Il lavoro è’”.

Una serie di raccomandazioni, insomma, atte a  garantire il rispetto delle regole nei prossimi congressi che dovranno eleggere i delegati di Bari.  Cioè coloro che poi eleggeranno sia il Comitato Direttivo della Cgil sia i componenti dell’”assemblea generale”, il nuovo organismo, deciso in una recente conferenza di organizzazione.  Tale assemblea  sarà  composta dal Comitato Direttivo stesso e da un numero maggioritario di delegati provenienti dai posti di lavoro, figli delle Rsu. E in questa sede sarà eletto il segretario generale e la nuova segreteria confederale. Ogni anno il nuovo organismo dovrà poi riunirsi per discutere il piano di lavoro.

Un’innovazione che tende a sburocratizzare quella grande macchina rappresentata dal sindacato, rendendolo più aderente alla propria base. Un passo importante in questi tempi di leaderismo dove altri soggetti, come i partiti politici,  spesso sembrano essersi dissolti in scontri di vertice. E comunque si è dissolta una partecipazione coinvolgente dei loro iscritti. La Cgil sceglie una strada diversa, il coinvolgimento maggioritario,  nella propria principale struttura dirigenziale, di delegati di base, eletti direttamente dai lavoratori. Una scelta che può dare nuova vita al movimento sindacale.