La cartomante di Fellini:
il mondo magico di un genio

Il mondo cinematografico (e privato) di Federico Fellini è probabilmente da lui stesso riassunto nelle parole che il regista Guido Anselmi, alias Marcello Mastroianni, sussurra in alla moglie Luisa, alias Anouk Aimée, prima dell’indimenticabile Passerella d’addio musicata da Nino Rota: “È una festa, la vita. Viviamola insieme”. Confusione, tormento, felicità, passione, tristezza, malinconia, rabbia, depressione, dolore, gratitudine, speranza. C’è tutto in quelle sette parole tanto stringate. Anche il mistero, naturalmente. Il mistero per tutto ciò che non si sa. E per tutto ciò che si può ancora immaginare ogni qualvolta ci mettiamo a pensare. Non a caso Fellini amava ripetere che “nulla si sa, tutto si immagina”.

Anita Ekberg ne “Il libro dei sogni”

Il mistero e la curiosità, nel magico ma altrettanto realistico mondo di Federico Fellini, senza voler fare ora alcuna contraddizione letteraria, sono alla base della sua creazione artistica. Fu lo psicanalista junghiano Ernst Bernhard a consigliargli di appuntarsi al risveglio tutti i suoi sogni, folli e inquietanti: tratti marcati di matita e di pennarelli dai colori quasi sempre molto accessi su sgualciti block-notes resero un po’ più leggibili e decifrabili le sue irreali tentazioni dell’inconscio. E anche le sceneggiature dei suoi film iniziarono, in qualche modo, nella loro pianificazione sempre comunque molto poco decisa e mai stabilita a tavolino, metodo di lavoro che tanto faceva infuriare i produttori rendendoli sempre scettici a investire dei soldi, a essere arricchite da figure stravaganti e originali (moltissime le donne: prosperose e giunoniche, carnali e poetiche), oggi raccolte ne Il libro dei sogni curato dall’amico di una vita e giornalista Rai Vincenzo Mollica. Insieme a numerose caricature apparse all’interno delle varie edizioni della rivista satirica del Marc’Aurelio alla fine degli anni ’30, quando giovanissimo iniziò a collaborarvi a Roma.

Quando Federico Fellini incontrò casualmente Marina Ceratto Boratto, oggi autrice dell’inedito memoir La cartomante di Fellini, ebbe di nuovo occasione di immergersi

Caterina Boratto in la Signora Misteriosa di Otto e Mezzo

in un’altra straordinaria avventura. I due si conobbero nel 1962 sul set di , in cui all’epoca la madre della appena sedicenne Marina, Caterina Boratto, fu chiamata a interpretare la Signora Misteriosa, ruolo che segnò il suo ritorno alle scene dopo un lungo periodo di assenza; a questo successo contribuirono certamente il suo fascino di donna ormai di mezza età e i costumi di Piero Gherardi: indimenticabile quel capellino bianco con sopra le due bilie nere molto simile alla testa di una lumaca. “Un petit escargot” la deride il regista Guido Anselmi in una scena del film, durante una cena.

Tra la giovane Marina e Fellini nacque un’amicizia controversa e profonda, iniziarono a condividere l’inclinazione per tutto ciò che riguarda la spiritualità, l’occulto, la psicanalisi, gli oroscopi e il destino. Marina sarà infatti colei che per tutta la vita gli leggerà i tarocchi. E Fellini, affascinato da questa realtà, vi ispirerà il suo primo film a colori: Giulietta degli spiriti, in cui nel cast comparirà di nuovo Caterina Boratto. Marina ebbe modo di seguire Fellini quasi ovunque e di conoscere del Faro, del Big, del Medium, dello Stregone (alcuni dei suoi tanti soprannomi) sorprendenti aspetti del suo mondo privato: set, domeniche a Fregene con gli amici, l’amore eterno con Giulietta Masina e quello passionale per Anna Giovannini, la misteriosa amante, i film realizzati e i film mai realizzati, come il Viaggio di G. Mastorna, pensato un giorno in treno insieme a Dino Buzzati. Ebbe modo di divenire conoscitrice e custode dei segreti di uno dei più grandi registi di tutti i tempi. La dolce vita in persona. Cinque premi Oscar. Di cui uno alla Carriera consegnatogli nel 1993 dalle mani dell’amico fraterno Marcello Mastroianni e di Sophia Loren. Davanti a un’ovazione di tutta Hollywood.