La capitale sociale, quanto eri bella Roma negli anni 90

“Quanto sei bella Roma”, cantava Venditti nel ’92. Sono passati 26 anni ma sembra un secolo. Da quel tempo di creatività, di idee, di progetti che hanno visto la sinistra unita arrivare al governo della città con il sindaco Rutelli (1993), si è giunti all’oggi, un tempo oscuro, di una capitale ripiegata su se stessa, in balia della disastrosa gestione pubblica di tutte le risme della destra locale e di alchimie politiche destra- centro – sinistra che, man mano si sono fatte conquistare dalle sirene potenti del potere fine a se stesso e del profitto, che iniziava a far capolino, come un moderno cacciatore di anime e che oggi ha pervaso di sé l’intera città. Le vicende giudiziarie in cui vivono legami e intrecci politico-malavitosi ma anche l’incuria e l’abbandono in cui è piombata Roma, hanno scoperchiato un sistema politico, amministrativo e culturale malato e a cui i grillini, armati solo di inesperienza, non hanno risposto con le ricette giuste, sopraffatti dalla enormità del problema capitale.

Dalle stelle alle stalle, si dice. Infatti c’è stato un tempo in cui la sinistra di governo permeata di una forte componente ambientale, che ne ha dettato l’agenda, ha fatto di Roma un modello virtuoso di capitale sociale, del welfare, della cultura e dell’economia sostenibile. Paroloni? Per niente. Una città bellissima, indolente ma attiva, oziosa ma creativa. Erano gli anni ’90. La sinistra, tutta insieme, proiettata idealmente verso un progetto di benessere per tutti, nessuno escluso, porta al governo della città il giovane Rutelli (39 anni) alla sua prima esperienza di amministratore locale, ma voluto da una gran massa di cittadini oltre a tutte le realtà associate, dai cattolici di base all’estrema sinistra.

Inizia un lavorio operoso per aggredire e risolvere le criticità che attanagliano la città. Le periferie degradate, la mancanza di centri di aggregazione di quartiere, un welfare disintegrato. E nascono, e si compiono, dei veri e propri laboratori di aggregazione, socialità che insieme alla riqualificazione di territori fortemente degradati, ricollocano idealmente e fattivamente le periferie, i quartieri marginali, quei luoghi, fino ad allora, ai confini del mondo urbano, al centro della città. Anche il coinvolgimento dei cittadini nella cosa pubblica risentirà positivamente dell’apporto di menti e competenze di rilievo, di cui il sindaco si circonderà. Forse mai come allora la politica ambientale diventa perno dell’agenda locale trasformando in atti concreti, la diffusa sensibilità ambientale, già allora fortissima nella cittadinanza, ma che, sia prima, che dopo di allora, non si è più riusciti a tramutare in consenso elettorale. E germogliano sperimentazioni uniche.

Si inizia a mutuare le esperienze europee di interventi di cultura della progettazione del verde urbano e di creazione di significativi elementi di decoro come parte qualificante dei quartieri della città. “Centopiazze” si chiama un ricco, solo di idee ma modesto economicamente, programma di interventi che l’amministrazione Rutelli individua, e che interessa gli spazi pubblici dal centro alle periferie più estreme. L’ufficio “Centopiazze” composto da progettisti interni ed esterni al Comune si mette al servizio di una riqualificazione radicale di quartieri come Tor Bella Monaca, Casalbruciato, Tor Pignattara, tra gli altri. In quel tempo, così come oggi in fondo, in quei quartieri tiranneggiava la malavita, i servizi mancavano completamente, così come erano venuti meno i presidi di sicurezza e di socialità collettiva. Solo gli oratori e le aggregazioni della sinistra rimanevano a proteggere i giovani dai richiami della malavita.

A Tor Bella Monaca l’ufficietto del Comune dove i progettisti ridisegneranno Piazza Castano, riconfigurandola e facendola diventare il centro culturale e di aggregazione del quartiere, nei primi tempi della loro permanenza, sarà rigorosamente chiuso a chiave per tutelare la loro incolumità. Ma pian piano quella chiave finirà alle ortiche e il lavoro dei progettisti diventerà vitale per l’intera popolazione di Tor Bella Monaca. Il teatro nato a Piazza Castano e il centro sociale di quartiere diventeranno in quei dieci anni un importante laboratorio di riqualificazione di uno spazio aperto della città. Nello stesso momento storico un altro miracolo inizia a prendere forma.

Tra i palazzi del Prenestino, al Pigneto, altro quartiere urbano degradato, benchè il più popoloso d’Europa, nell’area abbandonata dell’ex Snia Viscosa, occupata da un manipolo di compagni e compagne della sinistra radicale per toglierla dall’arrembaggio dei costruttori e ridarla ai cittadini del quartiere come area verde pubblica, viene avviato nel ‘94, grazie alla volontà del Comune che attraverso alcuni assessori né ha sostenuto l’occupazione e seguito la riqualificazione, un progetto di sistemazione a verde di una parte dell’area e l’esproprio della zona del lago. Quel polmone naturale diventa uno spazio vitale per gli abitanti del Pigneto. In quei dieci anni gli appetiti immobiliari, nonostante la destinazione a verde, non si sono capacitati. Ma rimane, tra i palazzoni del Prenestino, il Parco delle Energie, la Casa del Parco, uno spazio teatrale polifunzionale e un lago in ottima salute, balneabile, sede di passo, dove nidificano molte specie di uccelli e la vegetazione cresce rigogliosa. Un lago in una delle zone a più alta densità abitativa d’Europa.

Sono anni di buoni risultati, i ’90, e di personalità che vanno a ricoprire ruoli pubblici strategici e portano nelle istituzioni i valori fondanti e la tradizione politica, sociale e culturale della sinistra. La forza di certe parole diventa progetto strategico per la città. Come la cura del tempo. Che diventa, grazie al prezioso lavoro di Mariella Gramaglia, assessora all’Ufficio Tempi e Orari della Città, la rete delle Banche del Tempo, un anello di congiunzione tra istituzioni e cittadini, un luogo dove si concede parte del proprio tempo in nome di principi quali il dono, la circolarità, la reciprocità, la responsabilità. Partito dal IX Municipio, questo esempio di economia del dono, si allarga a tutta la città con sportelli territoriali aperti e gestiti dall’amministrazione comunale. Soprattutto nell’esperienza romana questi presidi sociali diventano punti di riferimento per attuare programmi sociali innovativi vicini alle esigenze dei cittadini. E Roma risplende. Cosa è avvenuto poi? Come è successo che si sia dispersa tutta quella ricchezza politica e sociale? Un fatto è certo, perché lo stiamo vivendo. Roma è oggi, terreno di scontro tra bande, non solo della malavita. Le periferie sono ripiombate nell’oblio. E i presidi di legalità, socialità e sicurezza hanno chiuso da tempo i battenti. Praterie per i nuovi barbari in una città che ha perso i suoi angeli protettori.